SARMI RESPONSORIALI – LE DIMISSIONI DI DE PUYFONTAINE DAL CDA DI TIM SERVONO A VIVENDI PER AVERE LE “MANI LIBERE” COME AZIONISTA PURO E TENERE IL FIATO SUL COLLO DEL PRESIDENTE DI TELECOM, SALVATORE ROSSI, DA TEMPO NEL MIRINO DI BOLLORÉ, CHE LO VUOLE SOSTITUIRE CON MASSIMO SARMI. GLI OCCHI DEI FRANCESI SONO PUNTATI ANCHE SU GIOVANNI GORNO TEMPINI, CONSIGLIERE DI TIM E PRESIDENTE DI CDP (CHE AVREBBE DOVUTO FARE UN’OFFERTA SULLA RETE) - IL MINISTRO URSO: "SONO SCELTE DELL'AZIENDA, A ME INTERESSA CHE IL TAVOLO CONTINUI"

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QUESTION TIME DI ADOLFO URSO ALLA CAMERA QUESTION TIME DI ADOLFO URSO ALLA CAMERA

TIM: URSO,DE PUYFONTAINE?SCELTE AZIENDA, TAVOLO CONTINUA

(ANSA) - Le dimissioni di Arnaud de Puyfontaine dal consiglio di amministrazione di Tim? "Sono scelte dell'azienda, non ho un giudizio da dare: quello che a me interessa e' che il tavolo continui". Lo afferma all'ANSA il Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un'audizione al Senato. "Il tavolo sta continuando, tra l'altro il riscontro sul mercato e' positivo, il titolo continua a crescere", spiega e sull'apertura ad altri soggetti, compresi fondi di investimento, Urso precisa: "è Cdp il nostro soggetto, tutti gli altri possono concorrere, ma la guida pubblica significa che Cdp e' il soggetto".

 

TIM, FRANCESI AL TAVOLO CON IL GOVERNO

Estratto dell’articolo di Marcello Astorri per “il Giornale”

 

BOLLORE' DE PUYFONTAINE BOLLORE' DE PUYFONTAINE

La frase chiave è «mani libere». Un concetto che si ritrova anche nel comunicato stampa di Tim, che annunciava le dimissioni con effetto immediato dal consiglio d'amministrazione rassegnate ieri da Arnaud De Puyfontaine, amministratore delegato di Vivendi.

 

Secondo fonti vicine alla società francese, l'idea delle dimissioni nasce dalla volontà di interloquire più liberamente nella partita della rete, dopo che negli ultimi mesi si è venuto a creare un rapporto positivo tra Vivendi - prima azionista di Tim con il 23,7% - e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

 

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[…] C'è poi anche un'altra chiave di lettura per queste dimissioni, ed è la vicenda legata alla governance. Vivendi, infatti, non ha mai fatto mistero di volere un cambio alla presidenza, con Massimo Sarmi che avrebbe dovuto sostituire Salvatore Rossi, ritenuto dai francesi poco imparziale.

 

Nel mirino del primo azionista di Tim, poi, c'è anche la posizione, ritenuta in conflitto d'interessi, del consigliere Giovanni Gorno Tempini, anche presidente di Cassa depositi e prestiti.

 

Dalla stessa Cdp, azionista di Tim con il 9,8%, sarebbe dovuta arrivare un'offerta per rilevare la rete, che non è mai giunta a destinazione anche a causa della differenza abissale con le richieste di Vivendi, che attribuisce alla NetCo un valore di 31 miliardi.

 

MASSIMO SARMI FOTO ANSA MASSIMO SARMI FOTO ANSA

Secondo quanto raccolto, sebbene l'ipotesi fosse già circolata, in Tim la notizia delle dimissioni è stata appresa con stupore. Se da un lato c'erano i contrasti sulla governance, dall'altro come consigliere De Puyfontaine aveva votato con il board su tutte le questioni principali: dal piano industriale, ai conti. Secondo Intermonte, le dimissioni potrebbero «accelerare» un'intesa per la vendita della rete anche se Vivendi avrebbe la possibilità di bloccare la cessione in caso di valutazioni «insoddisfacenti».

DARIO SCANNAPIECO GIOVANNI GORNO TEMPINI DARIO SCANNAPIECO GIOVANNI GORNO TEMPINI

 

Secondo un'ipotesi degli analisti di Equita, invece, la scelta di Vivendi di uscire dal cda di Tim «potrebbe essere interpretata come un modo per Vivendi di essere libera di presentare un piano diverso da quello del board.

 

 

Questo piano B potrebbe probabilmente essere lo scorporo di NetCo (la società della rete, ndr) e ServCo (la società dei servizi), la proposta che Vivendi sta sostenendo mentre Cdp e probabilmente il governo stanno spingendo in direzione di una vendita di Netco».

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