IL VERO PROBLEMA DELL’ECONOMIA ITALIANA SONO I SALARI DA FAME - CON L’INFLAZIONE CHE CRESCE E GLI STIPENDI CHE RIMANGONO AL PALO, IL POTERE D’ACQUISTO SI RIDUCE INESORABILMENTE - IN DUE ANNI LE RETRIBUZIONI SONO SCESI DEL 7,2% (LA MEDIA DELL’EUROZONA È DEL 2,4%). I SINDACATI TUONANO, LA CONFINDUSTRIA FA FINTA DI NIENTE - IL GUAIO DEI CONTRATTI “PIRATA” E IL SALARIO MINIMO

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Paolo Baroni per “La Stampa”

 

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I salari non salgono? Un problema serio, non solo peri lavoratori che perdono potere d'acquisto, ma anche per l'economia in generale. «Mi sembra che nessuno possa nascondersi il fatto che, a fronte di una ripresa dell'inflazione, il fatto che i salari italiani non crescono diventa un grande problema per i lavoratori, ma diventa anche un grande problema per l'economia italiana, perché questo significa anche il rischio di un crollo della domanda interna», sostiene il ministro del Lavoro Andrea Orlando, intervistato dal programma PresaDiretta in onda stasera su Rai3.

 

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Nel momento in cui si infiamma lo scontro tra la Cgil, la Uil e Confindustria sul rinnovo dei contratti l'esponente Pd offre insomma una sponda importante alle confederazioni molto determinate nel chiedere una revisione dei meccanismi di calcolo dei salari in modo da tenere conto anche del caro energia che in questi mesi sta facendo letteralmente schizzare l'inflazione.

 

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I dati del 2021 ci dicono che l'anno passato i salari italiani hanno recuperato in media appena un terzo del costo della vita, sono infatti saliti dello 0,6% contro il + 1,9% dell'indice dei prezzi. Stando ai calcoli della Cgil riferiti al 2020 la massa salariale complessiva a causa della crisi è scesa del 7,2% (come in Spagna) contro il -2,4% dell'Eurozona, il -2% dell'intera Unione europea, con la Francia che ha perso il 4% e la Germania appena lo 0,7%.

 

Landini l'ha chiamata «pandemia salariale» e assieme alla lotta alla precarietà l'ha messa in cima alla lista delle priorità del sindacato. Per risolvere alla radice la questione il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri, a sua volta, ha proposto di azzerare i contratti a tempo determinato «come ha fatto la Spagna». I problemi però si sovrappongono.

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Secondo Orlando «la contrattazione nel nostro Paese si è fortemente indebolita nel corso di questi anni perché non c'é un criterio che definisce la rappresentanza. Qualche settimana fa per esempio - spiega durante l'intervista tv - c'é stato un caso diventi imprese che hanno siglato con una fantomatica organizzazione sindacale un contratto che era al di sotto del contratto di quel comparto.

 

IL SALARIO MINIMO IN EUROPA IL SALARIO MINIMO IN EUROPA

Si chiamano "contratti pirata" e sono quasi sempre al ribasso — puntualizza il ministro — E questo è uno dei motivi che ha visto il nostro Paese arretrare nell'andamento salariale rispetto ad altri Paesi europei». Per questo, a suo parere, occorre introdurre un salario minimo «per stimo-lare il meccanismo contrattuale e per fare in modo che anche negli ambiti dove il sindacato non riesce ad arrivare le perso-ne siano garantite, come sta succedendo in Germania».

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Difficile però arrivare a una legge sul salario minimo entro questa legislatura, perché «governo e maggioranza hanno posi-zioni molto articolate», e poi servirebbe un forte consenso sociale per spingere a legge. Cosa che il muro contro muro in atto imprese-sindacati certo non favorisce.

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