IL CINEMA DEI GIUSTI - IN SALA, SABATO SERA ALLE 20,30, AL CENTRALISSIMO SAVOY DI ROMA, ERAVAMO UNA DECINA. AHI! E IO ERO TRA I PIÙ GIOVANI. BRUTTO SEGNO PER ROMAN POLANSKI CHE A 85 ANNI ANCORA GIRA BUONI FILM, COME QUESTO "QUELLO CHE NON SO DI LEI”, ENNESIMA VARIAZIONE DELLO SCRITTORE E IL SUO DOPPIO, DELLO SCONTRO FRA DUE PERSONALITÀ CHE TENDONO A FORMARNE UNA SOLA...
Marco Giusti per Dagospia
In sala, sabato sera alle 20,30, al centralissimo Savoy di Roma, eravamo una decina. Ahi! E io ero tra i più giovani. Brutto segno per Roman Polanski, molto più del movimento del #metoo che lo inchioda tra i molestatori storici, che a 85 anni ancora gira buoni film, come questo Quello che non so di lei, ennesima variazione dello scrittore e il suo doppio, dello scontro fra due personalità che tendono a formarne una sola.
In questo caso Delphine de Vigan, la scrittrice di successo in crisi interpretata da Emmanuelle Seigneur, un po’ appensantita ma sempre una bella donna, e dalla sua misteriosa assistente e amica Elle, interpretata da una meravigliosa e sulfurea Eva Green. Scritto assieme a Olivier Assayas, il nuovo film di Polanski è un buon thriller con punte horror che non deluderà i fan, ma non ha certo la freschezza dei suoi capolavori.
Anche se Eva Green mostra una grinta di gran classe e Polanski lavora sui suoi occhi satanici come per rifletterci gli occhi molto più stanchi di Emmanuelle Seigneur. Ma tutto è voluto. Perché l’intromissione della misteriosa Elle nella vita di Delphine, quando la scrittrice non riesce a produrre più niente da tre anni e il suo fidanzato giornalista tv, una sorta di Corrado Augias fighetto interpretato da Vincent Perez (gli piacerebbe a Augias, seeee…), è in viaggio di lavoro in America, non sembra proprio un caso.
Elle spinge Delphine a eliminare dalla sua vita tutte le sciocchezze da scrittore vanitoso, lezioni, interviste, perdite di tempo, e a concentrarsi piuttosto su un suo possibile libro segreto, nato proprio dalle sue vere esperienze. Da una storia vera, insomma, come recita il titolo originale del film. Ma più Elle spinge, più Delphine cerca di rubare da Elle la sua vera vita e di farne un libro.
Solo che la vita di Elle potrebbe pericolosamente assomigliare a quella di Delphine. Il tutto tra una Parigi molto elegante e la casa di campagna del fidanzato, che si tinge di misteriose tinte da horror, anche perché Delphine si ritrova con una gamba rotta e Elle sempre più minacciosa.
Magari il finale non piacerà a tutti, altri diranno che l’hanno capito subito, ma è meglio non essere così frettolosi. Perché poi ci ripensiamo alla storia del film e vengono fuori aspetti interessanti che non avevamo notato. Come nei buoni film di un tempo. Vecchiotto, insomma, e per un pubblico non di giovanissimi, ma di grande eleganza e intelligenza registica. Tra gli autori storici, Polanski sembra uno dei pochissimi in grado ancora di poter girare ancora grandi film. Molestie a parte. In sala.