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IL GRANDE MERITO DI "CELEBRITY HUNTED"? DICHIARARE CHE LA TV CONSIDERA LO SPETTATORE UN DEFICIENTE – I SETTE VIP VENGONO SEGUITI DA ESPERTI DI CYBER SECURITY E HUMAN TRACKER CHE SI FANNO INFINOCCHIARE PER AMOR DEL GIOCO MENTRE LE CELEBRITÀ FUGGONO RENDENDO CHIARO PERSINO AL PUBBLICO PIÙ INGENUO CHE LA TV E LA VEROSIMIGLIANZA VANNO SENZA META MA DA UN'ALTRA PARTE…- VIDEO

 

Beatrice Dondi per “L’Espresso”

 

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Finalmente, ce n' è voluto ma alla fine il gran giorno è arrivato: un programma che dichiara, una volta per tutte, che la televisione considera lo spettatore un deficiente. Basta stare a giraci intorno. La verità ci fa male, lo sappiamo, ma quando ci vuole ci vuole. E dopo decenni di illusioni, meglio la realtà dura e cruda.

 

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Il gran merito di questo disvelamento spetta a "Celebrity Hunted", seconda stagione (che solo il fatto di aver lasciato la prima impunita meriterebbe un plauso) di una specie di minestrone di generi confezionato con dovizia per Amazon Prime. In sintesi sette vip devono nascondersi in giro per l' Italia e non farsi trovare fino al raggiungimento dell' obiettivo finale. Girano il Paese, hanno a disposizione due spicci e un telefono di vecchia generazione ma sono molto vip e quindi con un sacco di amici pronti ad aiutarli.

 

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L' inseguimento è a cura di «un team con i più temuti e noti professionisti del settore, come esperti di cyber security e human tracker delle forze dell' ordine e dei servizi militari». Che si fanno infinocchiare per amor del gioco come un ispettore Ginko qualsiasi. Nel senso che mentre Stefano Accorsi scappa al passo su un cavallo, evidentemente circondato da una troupe con cameraman, fonici, direttori della fotografia, ispettori di produzione, organizzatori, trucco e parrucco, gli inseguitori si guardano intorno in una landa desolata e anziché seguire il codazzo produttivo scuotono il capo al grido di «dannazione, non riusciamo a trovarlo, chissà da che parte sarà andato».

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Così per sei puntate, fino a che persino il pubblico più ingenuo si rende conto che la tv e la verosimiglianza vanno senza meta ma da un'altra parte. Poi per carità, il prodotto è di ottima fattura, un po' "Pechino Express", un po' "Hunger Games", un po' tutto il resto. E i famosi fanno spettacolo, ognuno mostrando il suo lato più significativo (Diletta Leotta pensa ai suoi capelli, Achille Lauro si traveste, Miss Keta stona, Accorsi cerca un' idea sua, Vanessa Incontrada è affettuosa e così via), gli inseguitori sono vestiti di nero con le macchine nere per non rischiare di confondersi tra la folla, il gatto delle nevi la fa da padrone e la tensione non si riesce a tagliare con il coltello perché è posticcia al punto da rimanerci attaccata.

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Alla fine, andando oltre alla sgradevole sensazione di essere stati bellamente turlupinati, il risultato è che guardando tutti quei denari spesi per la sontuosa realizzazione si svela un' altra verità: il denaro non solo non regala la felicità, ma , a volte, neppure buoni programmi.

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