1- MARI O MONTI, ASPETTANDO IL DADAUMPA, CIUCCIATEVI IL NUOVO CORSO: LA RESTAURAZIONE 2- IL DIVINO QUIRINO CONTI DISEGNA QUATTRO FIGURE STILISTICAMENTE ESPRESSIVE DI UN PAESE SENZA FUTURO (MA RICCO DI GERUNDIO): A COMINCIARE DAI CONIUGI GUARGUAGLINI-GROSSI. IMPENNACCHIATI, PASTICCIATI E CATTIVO GUSTO COME UN BUSTO DEL PINCIO 3- NULLA È PARAGONABILE IN GIRO AI RESIDUALI PERVERTIMENTI FORMALI INDOSSO AL DG RAI, LORENZA LEI. RARE ARDITEZZE “CHANELLIANE” CON ANELLI, PASSANTI, BORCHIE, BORDATURE, NASTRI, ASIMMETRIE, FILETTATURE E QUALUNQUE DECORO POSSIBILE A DISPOSIZIONE 4- SPARITO RUINI, PRATICAMENTE MUMMIFICATO DA QUALCHE PARTE ALL’INSAPUTA DI TUTTI, ECCOLO, BONARIO, RASSICURANTE, IL NUOVO CAPPELLANO DI CORTE: ANDREA RICCARDI 5- MA POICHÉ NON SI PUÒ SOLO PREGARE, FAR DI CONTO, RISPARMIARE E TAGLIARSI RECIPROCAMENTE I VIVERI, ECCO ZAMPILLARE DAL PASSATO PIÙ REMOTO UNA NOVITÀ VECCHIA MA RASSICURANTE, COME TUTTO IL RESTO: UN BEL VARIETÀ DEMOCRISTIANO COME SI DEVE! ALLA BERNABEI. SENZA NULLA DI NUOVO A TURBARE IL REVIVAL; E CON DODICI MILIONI DI ITALIANI A GODERSI QUELLA BELLA SPERIMENTAZIONE DI FIORIN FIORELLO

Quirino Conti per Dagospia.

Fatta salva la fiducia - concessa evidentemente a scatola chiusa, benché sembri ormai di vivere tra banchieri espertissimi; anche in casa e in famiglia -, fiducia elargita comunque più per disperazione e con il cuore che per autentica, lucida cognizione di causa, il Nuovo Corso inaugurato dal presidente professor Mario Monti (o da chi per lui), com'è classico che sia, apparendo già fin d'ora totalmente immerso nel suo Stile e nella sua caratteristica Forma, sembra proprio reclamare un'inevitabile riflessione di linguaggio e di stile.

Né tale riflessione dovrebbe apparire intempestiva o affrettata: dal momento che i cicli stilistici che si susseguono compaiono da subito in quei caratteri che potranno in seguito essere tutt'al più precisati e definiti, ma assolutamente mai smentiti.

E qui, in realtà, in questa mutazione di passo, tutto sembra condurre verso un inconfondibile archetipo: Francia, attorno al 1814. A un periodo cioè sintomaticamente detto "di transizione"; con il ritorno dei Borbone e di quanto ne deriverà di più conservativo: reazione, clericalismo, ma soprattutto noia. E pessimo gusto.

Ora, senza dover necessariamente ricorrere a Karl Ludwig von Haller (Restaurazione della forza dello Stato, 1816-34), proprio tutto qui sembra andare in quella direzione. Tale e quale, si direbbe. Naturalmente stilisticamente e quanto all'attitudine e alla forma.

Dopo le titubanti foto d'assieme del giuramento dei ministri al Quirinale, a cominciare da una coppia decisamente rappresentativa e potente: i coniugi Guarguaglini-Grossi. Mai visto niente di simile in giro, e di più fedelmente espressivo del momento. Impennacchiati, sgargianti, pasticciati e mauvais goût come un paio di vasi fuseau, appunto Manufacture de Sèvres, fatalmente d'epoca. Già pronti, parrebbe, alla forzata smobilitazione al seguito dei napoleonidi in fuga.

E non c'è immagine che non ne racconti impietosamente l'avventurosità estetica già tutta Ancien Régime: per inimmaginabili fogge e spericolate coloriture, forme, acconciature e dettagli. Nulla più ormai di paragonabile in giro, si spera, mutato il vento se non - nella tragicità stilistica - i residuali pervertimenti formali indosso al direttore generale Rai, Lorenza Lei.

La quale, con precedenti lavorativi, parrebbe, nelle estetizzanti atmosfere d'atelier (Valentino), ha avuto modo di esibire elaborazioni vestimentarie - esattamente Transizione - di rara arditezza: "chanelliane"; o piuttosto citazioni divulgative di rue Cambon alla Piero Angela. Di un arzigogolo quale appunto non si potrebbe riscontrare più integralmente che in quell'iperdecorato bigottismo restaurativo parigino, un anno prima di Waterloo. Quasi la semplicità fosse una colpa, un delitto; per un horror vacui senza requie, né pausa, né riposo. Con anelli, passanti, borchie, bordature, nastri, asimmetrie, filettature e qualunque decoro possibile a disposizione.

Liquidato dunque il passato, ecco fiorire il nuovo: Luigi XVIII alle Tuileries. E in sede, com'è naturale, il nuovo cappellano di corte. Prestigiosissimo e titolatissimo: direttamente il professore (un altro?!) - ma anche storico e accademico, ordinario di Storia contemporanea all'Università Roma Tre e dottore honoris causa delle Università cattoliche di Lovanio e Friburgo; con laurea honoris causa in teologia dall'Università cattolica di Lublino, cavaliere di Gran Croce, ufficiale dell'ordine della Legion d'Onore francese e cavaliere di III classe dell'ordine di San Sergio di Radonez -, dunque, il professore Andrea Riccardi.

Il quale, messo alla porta il torvo monsignor Fisichella - quello di bocca buona e manica larga con il Potente, molto meno con gli altri, e che portava i parlamentari frementi d'eternità in gita in Terra Santa (ma poi a spese di chi?) -, sparito Ruini, praticamente mummificato da qualche parte all'insaputa di tutti, eccolo, bonario, rassicurante e quasi santo, direttamente collegato con il legittimismo romano dei papi (altro che Porta Pia).

Ma poiché non si può solo pregare, far di conto, risparmiare e tagliarsi reciprocamente i viveri, ecco zampillare dal passato più remoto una novità vecchia ma rassicurante, come tutto il resto: un bel varietà democristiano come si deve! Alla Bernabei. Senza nulla di nuovo a turbare il revival; e con dodici milioni di italiani a godersi quella bella sperimentazione, quel nuovo genere, quel sorprendente linguaggio. Nuovissimi. Come tutto il resto.

E così, senza un euro in tasca, tanto malridotti da guardarci ormai l'un l'altro con compassione, ci si potrà almeno distendere. Come dice autorevolmente Aldo Grasso: con un vero, immutabile "classico". Esattamente Luigi XVIII. Aspettando il Dadaumpa.

http://youtu.be/HbWIVJqrjfo

Quirino Conti

 

QUIRINO CONTI ph FruàMONTIGUARGUAGLINII GUARGUAGLINILUIGI XVIII risolleva la nazione dalla rovinaRICCARDILORENZA LEI E PAOLO GARIMBERTI LUIGI XVIII E GLI STIVALI DI NAPOLEONELORENZA LEIDADAUMPADADAUMPAFIORELLO - IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL WEEKEND

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