marina pier silvio berlusconi antonio tajani giorgia meloni

AL CUORE NON SI COMANDA MA AD ARCORE SI'! FORZA ITALIA SARA’ SEMPRE PIU’ A IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI MARINA BERLUSCONI: BATTAGLIE LIBERALI E SUI DIRITTI CIVILI, BUONI RAPPORTI CON L'UE, PIÙ AUTONOMO DA GIORGIA MELONI E DALLA LEGA - A MILANO, FORZA ITALIA ORGANIZZA UNA CONTRO MANIFESTAZIONE A QUELLA SULLA "REMIGRAZIONE" PROMOSSA DA SALVINI E DAI "PATRIOTI" - MARINA E PIER SILVIO ORA PIANIFICANO LA SVOLTA NEL PARTITO: SILURATI GASPARRI E BARELLI, SEMI-COMMISSARIATO TAJANI, ORA SI CERCANO VOLTI NUOVI E SI GUARDA ALLE POLITICHE DEL 2027...

 

DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-sbarellamento-antonio-tajani-e-totale-commissariato-dalla-470813

 

 

Giulia Merlo per “Domani” - Estratti

 

Marina Berlusconi

Più che aria nuova, quella spirata da Cologno Monzese verso Forza Italia è stata una folata di vento che ha fatto volare tutte le carte in tavola dentro il partito e scompaginato gli equilibri dei palazzi romani. L’intervento di Marina e Pier Silvio Berlusconi è stato dirompente: pensionamento dei capigruppo Maurizio Gasparri e Paolo Barelli (che aspira a un ruolo di sottogoverno); strigliata quasi pubblica ad Antonio Tajani, che è apparso un segretario semi-commissariato; cambio di strategia politica. 

 

Questa fase uno si è conclusa con la nomina a capogruppo alla Camera di Enrico Costa, la cui scelta di mediazione è stato l’unico argine che ha tenuto per Tajani.

 

marina berlusconi con la maglietta dei journalai

Scongiurato il pericolo di nomi legati ad Arcore e critici nei suoi confronti come quelli di Giorgio Mulè o Deborah Bergamini, il profilo di Costa è stata una scelta che alcuni, internamente, definiscono «al ribasso». I detrattori lo considerano debole rispetto alla storia di FI, con cui non è stato eletto nell’ultima legislatura (a Montecitorio è entrato con Azione). 

 

Inoltre nel suo curriculum pensano gli incarichi nei governi Renzi e Gentiloni. I più fedeli a Tajani, invece, vedono in Costa qualcuno portato al dialogo e comunque sensibile alle istanze del segretario, perché molto ferrato sul tema della giustizia ma pochissimo delle dinamiche del partito (e quindi del gruppo parlamentare). Da Milano, però, arriva uno spiffero: Costa viene dal mondo liberale e ha il merito di essere esterno alle paludi dei palazzi romani. E comunque a vigilare su tutto rimarrà Mulè, le cui quotazioni sono in costante ascesa dopo la prova referendaria e che oggi avrà un faccia a faccia con Tajani. 

 

Al netto dei nomi (il vero restyling si attende nelle prossime liste elettorali), la fase due riguarda la linea politica. Non è un mistero – la stessa Marina Berlusconi lo ha fatto capire nei suoi recenti interventi pubblici – che la “famiglia” voglia un partito molto più autonomo nei confronti della destra di Giorgia Meloni e soprattutto di quella di Matteo Salvini.

marina berlusconi video journalai

 

Persa la partita sulla giustizia, la primogenita del Cavaliere avrebbe in testa alcune parole d’ordine: apertura sui diritti civili e sul fine vita ma anche difesa del sistema bancario e produttivo privato; presa di distanza dagli estremismi di Donald Trump ed europeismo convinto in politica estera. Prima ancora di interrogarsi su queste direttrici, però, i dirigenti sono agitati da alcune questioni di fondo. 

 

(…) A Milano, dove il responsabile Immigrazione di FI, Amir Atrous ha organizzato una contro manifestazione a quella sulla remigrazione promossa dai Patrioti, con «le seconde generazioni pienamente integrate inserite nel tessuto sociale, economico e produttivo del Paese».

 

L’evento è un attacco frontale alla Lega e apparentemente il primo cambio di passo in chiave “neo-berlusconiana”, ma è stato subito smentito dai dirigenti locali che hanno preso le distanze dall’iniziativa «intrapresa a titolo personale», perché «Forza Italia ha rispetto per ogni manifestazione organizzata dagli alleati». 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

 

Il pasticcio milanese – segnale degli scontri intestini in corso – rischia di non essere isolato. La pax tajanea prevede congressi locali, che dopo la massiccia campagna di tesseramento dovrebbero cementare lui e i suoi alla segreteria. Tuttavia, secondo una fonte accreditata, «quasi sicuramente salteranno» dove si rischiano faide interne. 

 

Il nodo della leadership porta con sé sempre la stessa domanda: Pier Silvio o Marina scenderanno in campo? Da Fininvest, la risposta è sempre negativa, nonostante un retroscena del Fatto quotidiano dia la primogenita alle prese con un training serrato per imparare “i trucchi” della politica. Chi la conosce, però, aggiunge un dettaglio: se davvero prendesse in mano il partito («e non lo vuole fare», viene precisato), non lo farebbe certo per fare la “seconda” di Meloni. Punterebbe a un progetto nuovo, violando il tabù di lasciare la destra-destra per creare un nuovo polo moderato e attrattivo anche per il Pd. Fantapolitica, per ora. 

antonio tajani 1

 

Quanto a Pier Silvio, non si spengono le voci che lo vogliono affascinato da Roma (avrebbe fatto ristrutturare, senza avvertire la sorella, lo storico ufficio di Mediaset a largo del Nazareno che utilizzava il padre). Tutto, però, è necessariamente rimandato alle prossime politiche: impossibile defenestrare Tajani, che è uno degli assi su cui poggia il governo in carica. I suoi fedelissimi rimangono aggrappati al fatto che a lui va il merito, contro ogni aspettativa, di aver mantenuto vivo e addirittura fatto crescere un partito dato per morto insieme al Cavaliere. 

 

«Davvero a Milano pensano che si possa fare meglio?». Con la consapevolezza, però, che in FI le fideiussioni milionarie batteranno sempre qualsiasi riflessione politica. 

 

marina berlusconi video journalaiMARINA E PIER SILVIO BERLUSCONIMARINA E PIER SILVIO BERLUSCONImarina berlusconi vota per il referendum sulla giustizia 5marina berlusconi vota per il referendum sulla giustizia 6

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....