UN TRIDENTE (SPUNTATO) PER CUPERLO – AL RINATO ASSE D’ALEMA-BERSANI SI AGGIUNGE L’EX PPI MARINI (ANCHE LA BINDI NON VOTERA’ RENZI (CHE TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO)

Giovanna Casadio per "La Repubblica"

Per un ex Popolare, cioè il ministro Franceschini, che sta con Renzi, ce n'è un altro (che del Ppi è stato pure segretario), disposto ad appoggiare l'ex comunista Cuperlo. Il colpaccio, in una contesa iniziata nel Pd a colpi di endorsement, Cuperlo lo ha quasi messo a punto: è andato a Palazzo Giustiniani e ha bussato allo studio dell'ex presidente del Senato Franco Marini.

Cuperlo ha chiesto a Marini fino a che punto ha a cuore il partito e in antipatia il "rottamatore" e se davvero prenderà le distanze dalla corrente Areadem dei franceschiniani. Risposta incoraggiante: «Io di certo non voto Renzi», e si è preso qualche giorno per decidere. Anche se le parole aggiunte poco dopo portano ad una sola conclusione: l'ex presidente del Senato appoggerà proprio lo sfidante di Renzi.

E infatti il candidato da sempre vicino a D'Alema è convinto che la ruota sta cominciando a girare dalla sua parte: «Il risultato del congresso democratico non è scontato», ripete. Non è detto che Renzi vinca a man bassa insomma, dipende dalla regia politica. E spera nella potenza di fuoco di un asse che di fatto si sta ricostituendo, tra D'Alema-Bersani e, appunto, Marini. Il "tridente" in campo per battere Renzi.

D'Alema del resto l'aveva detto al sindaco fiorentino che, se avesse corso per la segreteria del Pd invece di starsene buono e aspettare la sfida per la premiership, avrebbe avuto in lui un osso duro: «Ricordati che io non ho mai perso un congresso», aveva avvertito.

Ora ci proverà il «lìder Maximo» a vincere con Cuperlo. Che intanto ha incassato l'appoggio dei bersaniani Stefano Fassina, Antonio Misiani, Alfredo D'Attorre, Davide Zoggia. Bersani li ha mandati a fare da staffetta, e intanto il "segretario emerito", deluso e amareggiato dalla svolta di Franceschini, pondera le varie possibilità. Ha però posto una condizione.

E ha affidato a Fassina il compito di discuterla con Cuperlo: non ci sia l'ombra di ficcarsi con la candidatura di Cuperlo in una «ridotta di ex Pci-Pds-Ds». «No, faremo una squadra ampia, che coinvolga cattolicodemocratici, associazioni»: ha garantito il candidato della sinistra, dei dalemiani, dei "giovani turchi". Per ora il gelo tra Bersani e D'Alema non si è sciolto; i due neppure si salutano. Ma la prossima settimana i bersaniani hanno organizzato una manifestazione di "Fare il Pd", la loro corrente, alla quale è invitato D'Alema.

Sarà ufficializzato lì probabilmente l'appoggio a Cuperlo. Anche se Fassina l'ha anticipato su Twitter coniando anche l'hashtag #controcorrente, che è sia il capitolo conclusivo del documento di "Fare il Pd" che il titolo dell'ultimo libro di D'Alema. «Coincidenza... il punto è andare contro l'onda mediatica, gli opportunismi », spiega Fassina.

Gli anti renziani sono convinti che la nomenklatura pronta a saltare sul carro di Renzi nuocerà, e molto, al "rottamatore". «Matteo rifiuti il sostegno di questa gente. Finora c'è stato un patto di sindacato, ora si affaccia l'offerta di un patto di potere - attacca Matteo Orfini, leader dei "giovani turchi"- Vuole cambiare il Pd nei comizi oppure nella realtà?».

Per battere Renzi gli avversari interni contano sugli autogol del sindaco fiorentino, sugli abbracci dell'apparato che rischiano di ingabbiarlo. Bindi a Franceschini: «Tutti vanno in soccorso del vincitore per soccorrere se stessi». Cuperlo sta sondando anche lei per vedere se può reclutarla alla sua candidatura, dal momento che pure Bindi ha dichiarato non voterà Renzi segretario.

«La vera debolezza di Matteo - ragiona il bersaniano D'Attorre - è nella dinamica che si sta scatenando: è la stessa che accompagnò Veltroni nel 2007, forza mediatica e un caravanserraglio a sostegno, privo però di un impianto politico comune... mi sembra lo stesso film e ha vita breve. D'altra parte ci sono a disposizione gli stessi registi, come Goffredo Bettini».

La partita per la leadership del Pd è cominciata e senza esclusione di colpi. Non si giocherà più di "fioretto", ammesso che finora lo si sia fatto. Epifani, il traghettatore, ha il compito di mantenere lo scontro dentro gli argini mentre i militanti nelle feste democratiche ogni sera, e dappertutto, chiedono conto dell'alleanza con "il Caimano", vogliono sapere quando sarà votata la decadenza da senatore di Berlusconi e non sono disposti a traccheggiamenti da vecchia politica. Vorrebbero la riscossa del Pd.

 

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