stephane verger alessandro giuli

PRIMA GLI ITALIANI – PERCHÉ ALESSANDRO GIULI HA DEFENESTRATO L’ILLUSTRE ARCHEOLOGO STEPHANE VERGER DAL MUSEO NAZIONALE ROMANO? EPPURE LO STESSO MINISTRO HA CITATO IL MEGA PROGETTO DI RESTAURO “URBS”, PORTATO AVANTI DA VERGER, NEL SUO DISCORSO DI INSEDIAMENTO IN PARLAMENTO – L’AMAREZZA DEL DIRETTORE USCENTE, CHE HA ALLE SPALLE UN PRESTIGIOSISSIMO CURRICULUM DI STUDIOSO DELLA ROMA ANTICA: “IO CACCIATO PERCHÉ NON ITALIANO? SPERO DI NO. IO SONO UN CITTADINO EUROPEO, LA CULTURA ITALIANA LA CONOSCO PROFONDAMENTE, L’HO STUDIATA MOLTISSIMO…”

Estratto dell’articolo di Lara Crinò per www.repubblica.it

https://www.repubblica.it/cultura/2024/11/01/news/il_ministro_giuli_via_stephane_verger_dalla_direzione_del_museo_nazionale_romano-423592807/

 

STEPHANE VERGER

Non c’è pace al Ministero della Cultura. Dopo la cacciata del capo di gabinetto Francesco Gilioli e poi le dimissioni del suo sostituto Francesco Spano, intorno a via del Collegio Romano continuano a cadere le teste. E stavolta non si tratta di un funzionario, ma del direttore di una delle istituzioni museali più importanti d’Italia, il Museo Nazionale Romano che nelle quattro sedi capitoline (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi) conserva i grandi tesori dell’archeologia di Roma antica.

 

A sorpresa, Alessandro Giuli ha deciso di non rinnovare per altri quattro anni il mandato di direttore a Stéphane Verger, nominato da Dario Franceschini nel 2020 dopo un concorso internazionale. […]

 

francesco spano - alessandro giuli - francesco gilioli - servizio di report

Per Verger, come per gli altri 4 direttori di prima fascia, c’era la possibilità di un rinnovo che invece non è arrivato. Interpellato da Repubblica, Giuli tiene il punto su una scelta che fa discutere, sostenendo che «non ci sono giudizi di valore negativo per chi non viene riconfermato, soltanto ambizioni più alte per i musei i cui direttori non vengono riconfermati».

 

ALESSANDRO GIULI PRESENTA LA NUOVA RIVISTA DELLA BIENNALE

Fonti a lui vicine rincarano la dose chiosando che «un museo importante ha bisogno di persone più importanti»; e tuttavia la non riconferma di Verger può apparire come l’esclusione di un direttore non abbastanza italico.

 

Infatti l’ambizione “più alta” il francese Verger, alle spalle un prestigiosissimo curriculum di studioso della Roma antica, credeva di averla pienamente soddisfatta, mettendo in cantiere il progetto “Urbs. Dalla città alla campagna romana”, finanziato dal programma nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr, e dedicato a completare il restauro delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano.

STEPHANE VERGER

 

Un lavoro imponente, già in itinere, da ultimarsi nel 2026. Essere tolto di mezzo ha stupefatto Verger, che con una lettera aperta su una rivista di settore esprime lo sconcerto per la decisione di Giuli e rivendica il lavoro svolto.

 

Raggiunto da Repubblica, conferma di non aver avuto alcun preavviso dal Collegio Romano sul mancato rinnovo e si dice sconcertato proprio di dover abbandonare a metà un progetto, Urbs, «così importante che lo stesso ministro Giuli l’ha citato nella parte programmatica del suo discorso di insediamento in Parlamento».

 

Un progetto identitario per Roma che prevede «un percorso museale capace di coinvolgere un intero quartiere» intorno alla Crypta Balbi, «raccontando la storia di Roma dall’antichità fino al Novecento, e al luogo del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro».

crypta balbi 1

 

[…] Perché il ministro Giuli, espressione di un governo che dell’italianità e della romanità classica fa una bandiera, esponga un progetto importante come Urbs a una simile discontinuità è una contraddizione che Verger non sa spiegarsi. Da studioso ci tiene però a dire che «il racconto di Roma dall’VIII secolo a.C. fino alla Repubblica è quasi assente perché il materiale è nei depositi. Urbs vuole cambiare questa situazione».

[…] Chiediamo a Verger se pensa che la sua defenestrazione sia dovuta al fatto che non è italiano. Risponde dopo un attimo di esitazione: «Non lo so, spero di no. Io sono un cittadino europeo, la cultura italiana la conosco profondamente, l’ho studiata moltissimo». Ma forse ora non basta più.

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