LA PRESIDENZA PER LA CITTADINANZA - LA RIFORMA DELLA LEGGE SULL’IMMIGRAZIONE È LA CAMBIALE CHE OBAMA DEVE SALDARE CON GLI ISPANICI CHE L’HANNO SOSTENUTO IN MASSA (IL 71% DELLA COMUNITÀ LATINA HA VOTATO PER LUI) - MA ALLA CAMERA COMANDANO I REPUBBLICANI CHE NEL 2007, BOCCIARONO PERSINO IL PIANO DI BUSH SULL’INSERIMENTO DEI LAVORATORI STRANIERI E SULLA CITTADINANZA CHI ERA ARRIVATO NEGLI USA DA BAMBINI…

Francesco Semprini per "la Stampa"

Gli ispanici d'America battono cassa. Forti del determinante contribuito dato alla vittoria di Barack Obama, i «latinos» degli Stati Uniti chiedono ora al presidente il varo della riforma sull'immigrazione. «Non ci sono più scuse che tengano, nessun ostacolo può essere frapposto, bisogna agire subito», dichiara Eliseo Medina, segretario del Service Employees International Union e consigliere dei leader delle comunità ispaniche americane.

E' stato lo stesso Obama a menzionare l'urgenza di una riforma nel discorso tenuto la notte della sua rielezione. «Dobbiamo mettere a posto il nostro sistema in tema di immigrazione», ha detto definendo la questione una priorità per la nazione assieme all'abbattimento del debito, alla riforma del sistema tributario e alla riduzione della dipendenza energetica dal petrolio importato.

Un atto dovuto, inoltre, visto che la comunità ispanica è l'unica che ha rafforzato il sostegno nei confronti del presidente dal 2008 con una quota del 71% rispetto al 67% di quattro anni fa e al 27% di Mitt Romney. Inoltre i «latinos» che sono andati a votare quest'anno sono stati 1,4 milioni in più, a dimostrazione del sempre maggior peso che la comunità ha, non solo dal punto di vista demografico, ma anche nella vita politica del Paese.

«Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, gli ispanici possono rivendicare il fatto di essere stati decisivi a livello nazionale», spiega al Los Angeles Times Gary Segura, guru dell'osservatorio statistico Latino Decisions.

C'è inoltre un secondo motivo per il quale il partito democratico, assieme a Obama, deve provare a convincere il Congresso sul passaggio della riforma, ovvero le divisioni in seno alla compagine repubblicana. Alcuni strateghi del Grand Old Party sono convinti del rischio di un'altra débâcle politica se non si raggiungerà presto un accordo in materia.

Alfieri di questa scuola di pensiero sono il senatore della Florida, Marco Rubio, l'ex governatore Jeb Bush, e l'ex presidente George W. Bush. Lo stesso Romney ne aveva parlato durante il famigerato discorso del 47%: «Se gli ispanici voteranno in blocco per i democratici così come hanno fatto in passato gli afroamericani, penso che saremo nei guai, come partito e come nazione».

D'altra parte ci sono alcuni repubblicani, per lo più provenienti da distretti dove le comunità ispaniche sono esigue, che temono ricadute negative in caso scendano a compromessi rispetto alla tradizionale dottrina dei conservatori in materia di immigrazione. Sono gli stessi che respinsero la proposta di legge presentata al Congresso da George W. Bush nel 2007, che prevedeva un sistema di inserimento per lavoratori stranieri temporaneamente residenti negli Usa, la possibilità di acquisire la cittadinanza da parte degli stranieri giunti negli Usa da bambini e il rafforzamento dei controlli alle frontiere.

Obama nel 2009 aveva avviato un tavolo di lavoro con il leader dei democratici al Senato, Harry Reid, su un progetto di riforma che non vide però mai la luce a causa, fra l'altro, delle complicate elezioni di metà mandato, e dal rischio di non avere i numeri per garantirne il passaggio.

Lo stesso Obama ha ammesso che il cruccio dei suoi primi quattro anni alla Casa Bianca è quello di non aver varato la riforma. Un rischio che potrebbe riproporsi anche oggi, visto che al Senato almeno sette democratici - soprattutto provenienti da zone con pochi elettori ispanici - sembrano non inclini a dare il via libero al progetto, per non parlare poi della Camera, dove dominano i repubblicani.

Ma per il senatore democratico del New Jersey, Robert Menendez, la riforma avrebbe il supporto dell'economia, dai ristoranti all'industria hi-tech, dagli hotel al settore agricolo. «Se riusciamo a creare un movimento in Senato dice - sono convinto che i repubblicani sarebbero pronti a lavorare con noi». «Se non ora quando? - si chiede Ben Monterroso, direttore di Mi Familia Education Fund -. Dobbiamo sistemare la questione una volta per tutte. E dobbiamo farlo subito».

 

IL DISCORSO DELLA VITTORIA DI OBAMAOBAMA VITTORIOSO CIRCONDATO DAI CORIANDOLIBARACK OBAMA VITTORIOSOMarco Rubio Jeb BushGeorge w Bush

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