sylvie goulard marine le pen

“NON E' UN GOLPE, QUESTO È LO STATO DI DIRITTO” – L’EX MINISTRA DELLA DIFESA FRANCESE, SYLVIE GOULARD, STRONCA CHI PARLA DI "COMPLOTTO" DOPO LA CONDANNA A MARINE LE PEN: "GIUDICI INDIPENDENTI HANNO CONSIDERATO CHE C’È STATA UNA VIOLAZIONE DELLE REGOLE” – “LE PROTESTE DI LE PEN? IN PASSATO È SEMPRE STATA FAVOREVOLE ALLA DIFESA DELLA MORALITÀ PUBBLICA” - "È CURIOSO CHE IN CERTI PAESI CI SIANO ESPONENTI CHE PROTESTANO PERCHÉ LA GIUSTIZIA DIFENDE I DIRITTI DEI CONTRIBUENTI EUROPEI..."

SYLVIE GOULARD

Estratto dell’articolo di Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera”

 

 

Dopo la sentenza il gioco democratico è falsato in Francia?

«Direi di no. La democrazia e lo Stato di diritto non si riducono alle elezioni. Giudici indipendenti hanno considerato che c’è stata una violazione delle regole del Parlamento europeo e del diritto penale francese. E di che cosa si tratta? Di uso fraudolento di denaro pubblico da parte di una persona che aspira a diventare presidente della Repubblica», dice Sylvie Goulard, già eurodeputata e ministra della Difesa, ora docente alla Bocconi di Milano e autrice del saggio Grande da morire (Il Mulino) sui rischi di un nuovo allargamento della Ue.

 

L’esecuzione immediata dell’ineleggibilità, senza aspettare l’appello, era inevitabile?

MARINE LE PEN A TF1 - FOTO LAPRESSE

«La legge del 9 dicembre 2016 sulla lotta contro la corruzione riconosce questo potere al giudice. È la legge, votata dal Parlamento. E, come dite voi in Italia, “la legge è uguale per tutti”».

 

Che cosa pensa delle dure proteste del Rn?

«Noto che in passato sono sempre stati favorevoli alla difesa della moralità pubblica e alla repressione delle frodi e della corruzione e anche a pene di carattere automatico».

 

Le reazioni di sdegno immediate, da Orbán in Ungheria, al Cremlino, a Salvini in Italia, dicono qualcosa del posizionamento internazionale del Rn?

sylvie goulard ed emmanuel macron

«Lo lascio alla riflessione dei lettori. È comunque curioso che in certi Paesi ci siano esponenti politici che protestano perché la giustizia difende i diritti del contribuente europeo. Marine Le Pen e gli altri del Rn sono stati condannati perché hanno usato in modo indebito soldi dei contribuenti europei, non francesi».

 

È sorpresa dal cambiamento del Rassemblement national, che si è sempre proposto come il partito «mani pulite e testa alta»?

«Nel Vangelo c’è la parabola della pagliuzza nell’occhio altrui, che siamo sempre pronti a notare, mentre non ci accorgiamo della trave che abbiamo nel nostro occhio».

 

LA CONDANNA DI MARINE LE PEN BY GIANNELLI

Nei 2017, quando Emmanuel Macron ha conquistato l’Eliseo, lei è stata nominata ministra della Difesa. È scoppiato lo scandalo degli assistenti parlamentari nel suo partito di allora, il MoDem di François Bayrou, e lei ha preferito dimettersi contro il parere dello stesso Macron. Come mai?

«Mi sono dimessa per rispetto dell’esercito francese e dei cittadini, […] E l’ho fatto sapendo che non avevo fatto niente di male».

 

Com’è finita l’inchiesta?

«Per me si è conclusa con un non luogo a procedere totale e definitivo […]. Nel mio caso, la giustizia francese ha indagato per sei anni. Non è stato piacevole, ma ho potuto vedere che la giustizia si è comportata in modo indipendente. I giudici hanno fatto il loro lavoro. Lo Stato di diritto è questo. Esiste una separazione dei poteri, l’esecutivo, il legislativo, l’ordine giudiziario».

 

MARINE LE PEN ED EMMANUEL MACRON IN FIUME FUORI - MEME BY EMILIANO CARLI

Senza Marine Le Pen, i giochi si riaprono per la candidatura a destra nel 2027?

«In realtà i giochi non si erano ancora chiusi, Marine Le Pen non era stata già eletta, non esageriamo. Mancano ancora due anni e si parla di tanti possibili candidati a destra, da Retailleau a Darmanin a Villepin. Bisognerà vedere chi passa al secondo turno. E poi c’è sempre l’appello, che potrebbe ribaltare la situazione giudiziaria di Le Pen. Anche questo è Stato di diritto».

MARINE LE PEN - JORDAN BARDELLA - EMMANUEL MACRON - MEME BY EDOARDO BARALDI MARINE LE PEN VOTA CON JEAN LUC MELENCHON CONTRO BARNIER - VIGNETTA BY ELLEKAPPAsylvie goulard 2

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)