1. LA CAPITALE DEL CRIMINE DOVE SI SPARA NEL MUCCHIO
Aurelio Picca per ''il Giornale''
Da quando a Roma le hanno appiccicato l' onoreficienza di «Roma Capitale» mi pareva una bufala. Se così avrebbe dovuto essere, nella realtà, Roma adesso sarebbe una sorta di Città Stato a capo di una nazione oliata e efficiente come l' Italia per diritto dovrebbe ambire da sempre. Ma nel frattempo da «Capitale» è nata «Mafia Capitale»: una mozzarella di bufala prodotta con latte in polvere. Si è creato un teorema, un progetto giudiziario, ideologico, nel chiuso delle menti degli architetti del disegno stesso vergando migliaia di pagine che non avrebbero sostenuto alcuna discussione di Laurea. Poi la Cassazione cancella.
Era stupido come il gioco delle tre carte, credere che «un vecchio camerata» (è lui che si è espresso così) come Massimo Carminati, un uomo che fa il saluto romano di fronte ai cristalli blindati della sua celletta, sia il Totò Riina di una città che mi ostino a dichiarare «invisibile» per i quintali di souvenir che la soffocano e i turisti allo sbando che per vedere il Colosseo lo contemplano da Google. I nuovi fagottari, come i nuovi criminali. Dei Casamonica (certo non stinchi di Santo) manca solo il film del tanto citato e raccontato funerale con carrozza, cavalli e elicottero.
Ma cosa si vuole pretendere da una città che mi trafigge al ricordo di quando si asserragliava nei suoi quartieri come fosse arpionata ai Sette Colli, ora che è una melassa: uno dei cadaveri che un tempo rinvenivano bruciati nel Tevere? E' la Grande Bruttezza che nutre mute di cani armati di coltelli e Magnum 357. La pistola dei veri banditi e non dell' ultimo film sbronzo di Quentin Tarantino.
Ogni giorno c' è un morto ammazzato: a Ostia sbagliano bersaglio o mira e si fumano un giovane nuotatore che rimane saldato alla sedia a rotelle; un carabiniere viene accoltellato come dopo una partita di dadi andata a schifio; Diabolik, il capo degli Irriducibili laziali, viene freddato chirurgicamente mentre sta seduto su una panchina del Parco degli Acquedotti dove là, a cento metri, Sorrentino girò la scena di Gambardella nella «Grande Bellezza» (ma de che!). Luca Sacchi, bam bum bam, fatto fuori all' Appio Latino. L' altro giorno ero dietro via Frangipane, dove c' è la mitica palestra di boxe «Audace».
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Ero con un amico libertario, mai un velo di razzismo. A un certo punto l' ha puntato un vespone con in sella due visi gialli (lo dico come stessi scrivendo una sceneggiatura dei settanta). Di sicuro un indiano e un pachistano (quindi neanche visi gialli). Il pilota ha urlano «Leveteeeee!». Il mio amico libertario è saltato rispondendo: «Ci passa pure un Tir!». No, per dire: Una Roma scarabocchiata, anzi, una matassa di ferro spinato. Per scherzo ho detto al mio amico: «Ma che sei razzista?». Lui: «Sì». Ecco Roma come ti spinge a difenderti.
Si ammazza al volo come si tira al piattello. Neppure ai tempi dei fratelli Castellani, Er Bavoso e Er Bavosetto era così; neppure ai tempi del più Grande criminale di Roma (tutto prima della Magliana), protagonista del mio prossimo romanzo era così. Neanche con lui che diceva dei suoi complici: «Alla fine mi sono ritrovato con una banda di scopini». Le possibilità sono due. Una è quella che i neuroni criminali sono senza fissa dimora, cioè non stanno nel cervello (riproducono con le loro gesta il caos della città); oppure piano piano si andranno a organizzare per ricomporre una vera e propria nuova generazione criminale.
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É anche questione di rete. Se la rete da pesca è bucata in cento punti, i pesci l' attraversano e si riperdono nel mare. Se la rete non ha smagliature pesca i pesci. Dunque la domanda è questa: Roma che rete vorrà e saprà diventare?
2. TATUAGGI GOMORRA E PISTOLA SUL CRUSCOTTO I BULLI DI PERIFERIA CHE SI SOGNAVANO BOSS
Flavia Perina per ''la Stampa''
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L' estetica racconta sempre più delle parole, talvolta persino dei fatti. E per capire che cosa succede a Roma (ma non solo) sarà bene guardare gli autoscatti di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i presunti assassini di Luca Sacchi, così simili a quelli di altri due killer per caso, Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, appena condannati a 16 anni per il tentato omicidio del giovane nuotatore Manuel Bortuzzo.
Del Grosso e Pirino sono pregiudicati per cose come le percosse a una fidanzata, un po' di spaccio al minuto, e tuttavia si immaginano Scarface, Pablo Escobar, mafiosi urka dell' Educazione Siberiana, ma soprattutto ragazzi di Gomorra, fazione Sangueblù, di cui imitano pose, tatuaggi, frasi icastiche, adottando la canzone neomelodica come colonna sonora delle loro vite e accompagnamento delle loro smargiassate sui social.
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Sono nati a Roma. Vengono da famiglie perbene (Del Grosso è stato persino denunciato dai genitori). Ma a guardare le loro pagine Facebook si capisce la loro aspirazione: vorrebbero essere entrambi camorristi napoletani. E' lo stesso impellente desiderio degli altri due, quelli degli spari contro Bortuzzo, sposati e padri di famiglia, che simulavano foto di galera dietro le sbarre di un cancello per sentirsi delinquenti veri e postavano sentenziose citazioni di Andrea Zeta, il neomelodico catanese figlio di un boss ergastolano. I ritratti di questi delinquenti stupidi, gente che ha spezzato vite per niente - un litigio, uno scippo, pochi euro - spaventano più di quelli dei banditi "veri" perché rivelano l' inaspettato contagio sociale di modelli esistenziali malati, che escono dai confini di Scampia o di Secondigliano per ispirare balordi di quartiere a ogni latitudine.
fermo dei due sospettati per l'omicidio di luca sacchi 2
Valerio Del Grosso è quello che, secondo gli inquirenti, ha fulminato il povero Luca Sacchi con un colpo di calibro 38 alla testa. Faceva il pasticcere. Il giorno dopo il delitto è andato a lavorare normalmente, poi all' ora di pranzo - quando si è saputo che la vittima era morta - si è dato malato ed è sparito. Ha una compagna e un bambino appena nato, vivono tutti nella casa dei genitori a San Basilio. Che cosa spinge uno così a raccontarsi come Ciro l' Immortale, a costruirsi un' identità parallela da trafficante pazzo e vendicativo, che gira in Smart con la pistola nel cruscotto pronto a usarla per niente?
Il suo compagno, Paolo Pirino, in rete era Pao Letto.
La sua pagina Fb è rimasta aperta per molte ore e rivela il tipo di riferimenti su cui questa coppia di bulli di periferia, piccoli pusher da pub o da discoteca, aveva plasmato l' immagine di sè. Ci sono le mani, con due tatuaggi sulla prima falange: Fuck e 1998 (la data di nascita), in stile Sangueblù. Le pagine preferite: Gomorra è la più amata, seguita da una raccolta di citazioni di Don Salvatore, il boss psicopatico che nella seconda stagione della serie finisce sgozzato dai suoi sottoposti durante una processione. Dalle foto di copertina trabocca una galleria di paranze, pistole, mitra che sparano al cielo. Persino quando vuole fare il romantico, Pirino non trova di meglio che postare una foto di Al Pacino e Michelle Pfeiffer avvolta di piume bianche in una delle scene-cult di Scarface. Il torace, esibito ogni volta che si può, è una tavolozza di volti femminili: in primo piano una bionda mascherata che spiana l' arma in faccia a chi la guarda.
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Chissà quando i due assassini sono usciti dalle loro personalità inventate, quando si sono accorti di non essere nè Scarface, nè Don Salvatore, nè Sangueblù, nè luogotenenti di Escobar o del Chapo. Probabilmente è successo al momento della fuga e dell' arresto: soli, senza una banda né un amico e con un' accusa da ergastolo sulla testa. Pirino è stato preso in un condominio di Tor Pignattara dove la sua famiglia ha un appartamento, rannicchiato su una terrazza. Del Grosso si era infilarsi in un residence, lo hanno trovato in dieci minuti.
E tuttavia la tragica conclusione della fiction che avevano costruito - Luca Sacchi è morto davvero, senza un motivo - non è un' invenzione, costituisce un allarme largo e preoccupante. La sottocultura camorrista, i suoi riti, le sue musiche, la sua violenza insensata e gratuita, la sua folle propensione all' omicidio, sta diventando modello esistenziale ai piani bassi della delinquenza da marciapiede, e non si limita ad essere imitazione nel look o sui social. Si fa concreta. Arma le pistole. Spara per futili motivi. Lascia per terra ragazzi appena usciti dall' adolescenza come il povero Sacchi. Imprigiona su una carrozzella atleti promettenti come Manuel Bortuzzo. E ci lascia interdetti: vediamo l' infezione, la riconosciamo dai tatuaggi e dai tagli di capelli nelle strade delle nostre città, nessuno di noi sa come fermarla.
valerio del grosso paolo pirino LUCA SACCHI E LA FIDANZATA luca sacchi con la fidanzata LUCA SACCHI valerio del grosso