alessandro profumo massimo dalema giuseppe giordo

IL PD DI LETTA MOLLA AL SUO DESTINO ALESSANDRO PROFUMO - LO FA VIA "REPUBBLICA" CON UN ARTICOLO CHE RIEPILOGA GLI SCOOP DI "SASSATE.IT" E DE "LA VERITA'", TITOLANDOLO: "D'ALEMA E GLI AEREI ALLA COLOMBIA. ORA TREMA LA POLTRONA DI PROFUMO" - OLTRE ALL’AD DI LEONARDO, IN BILICO ANCHE IL DIRETTORE GENERALE DI FINCANTIERI, GIUSEPPE GIORDO - A MAGGIO IL GOVERNO DOVRÀ RIDISEGNARE I VERTICI DI FINCANTIERI MENTRE NEL 2023 TOCCA A LEONARDO

Giuseppe Giordo

Giuliano Foschini e Luca Pagni per “la Repubblica”

 

L'incredibile storia della vendita (vera o millantata che fosse) di navi e aerei militari italiani alla Colombia, rischia di non essere soltanto un problema per la reputazione dell'ex premier Massimo D'Alema. Che di quella trattativa è stato in qualche modo protagonista. In queste ore si sta rivelando, al contrario, un terremoto soprattutto per i vertici delle due aziende di Stato italiane, Leonardo e Fincantieri: l'amministratore delegato, Alessandro Profumo, in particolare, e il manager della società delle navi, Giuseppe Giordo.

dalema mail giordo fincantieri

 

Il caso, come era inevitabile che fosse (e come probabilmente voleva chi ha diffuso gli audio dell'incontro) è diventato politico. Nel governo e in Parlamento - ieri è stata depositata un'interrogazione al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, dal segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni- c'è chi chiede risposte su come la trattativa sia stata condotta e vuole risposte sulle eventuali responsabilità dei manager.

 

In un momento, questo, che non è affatto neutro. A maggio, infatti, l'esecutivo dovrà ridisegnare i vertici di Fincantieri mentre il prossimo anno tocca a Leonardo. Con l'idea, che potrebbe riprendere quota, di creare un'unica grande azienda della Difesa italiana. La questione ruota attorno a un punto, al centro anche dell'inchiesta interna che Leonardo ha aperto in queste ore.

 

alessandro profumo hensoldt

La società italiana aveva in piedi una trattativa ufficiale per la vendita di sei velivoli M346 con un intermediario colombiano. Una trattativa di cui erano a conoscenza tutti i manager della società, a partire dell'ad Profumo. E della quale era stato interessato anche il governo italiano, che aveva preso contatti ufficiali con l'esecutivo di Bogotà. Nello specifico, da un anno esisteva un contratto con un promoter locale, la Aviatek group, scelto dopo mesi di ricerca. «Da chi - si chiede in sintesi nell'audit - e per quale motivo viene autorizzata una trattativa parallela? Chi sapeva e cosa?».

 

MASSIMO DALEMA

In un'intervista a Repubblica , l'ex premier D'Alema ha raccontato di essere stato contattato da due presunti emissari del governo colombiano e di averli messi in contatto con Leonardo e Fincantieri. E di averlo fatto gratuitamente, senza aver avuto alcun incarico dalle due aziende italiane. E di essersi mosso anche perché le società sono clienti importanti di Ernst&Young, la società di consulenza di cui l'ex premier è presidente dell'advisor board.

 

Da parte loro, le aziende non hanno mai negato i contatti con gli intermediari che avrebbero dovuto favorire gli eventuali contratti. Anche se c'è una differenza nelle posizioni dei due colossi di Stato. Fincantieri era arrivata a firmare quello che nel gergo degli affari si chiama Mou (memorandum of understanding), un documento in cui si fissano i contorni dell'operazione ma senza entrare nei dettagli economici.

nicola fratoianni enrico letta

 

 

Leonardo non era nemmeno arrivata a questo punto: secondo fonti vicine all'azienda, si stava solo valutando eventuali «opportunità di business», e per questo era stato chiesto al responsabile commerciale di verificare se fosse stato possibile ampliare la commessa e al momento era solo stato firmato un accordo di confidenzialità con lo studio americano Robert Allen Law e fornito materiale che si può ricavare anche dal sito aziendale.

 

Giuseppe Bono

Non è chiaro, però, perché viene scelto un nuovo studio quando esisteva già un riferimento. E per quale motivo viene consentito un sovrapporsi di trattative. Dall'esito dell'audit di Leonardo dipenderà il futuro immediato di Profumo.

 

Fermo restando che al governo ritengono molto difficile che il prossimo anno possa restare in azienda, magari come presidente, come si era ipotizzato nei mesi scorsi. Il prossimo mese dovrebbe concludersi invece l'esperienza in Fincantieri di Giuseppe Bono, che guida il gruppo dal 2002. Non saranno le uniche nomine da fare: cambio di vertici anche in Invitalia, Snam, Italgas e Autostrade.

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...