giuseppe pepito rossi

"LA TRIPLETTA ALLA JUVE? CON BUFFON NON CI HO MAI SCHERZATO, AVEVO PAURA CHE MI TIRASSE DUE SCHIAFFONI" - "PEPITO" ROSSI MEMORIES: "GLI INFORTUNI? A LIVELLO PSICOLOGICO È DURA, TI TOLGONO UN ANNO E IO IN CARRIERA NE HO DOVUTI AFFRONTARE CINQUE. IL CALCIO È UN MONDO FALSO. FINO AL GIORNO PRIMA MI VOLEVANO TUTTI, POI PIÙ NESSUNO" - "GUARDIOLA MI VOLEVA AL BARCELLONA, POI VILLARREAL E BARÇA NON TROVARONO L'ACCORDO E PRESERO SANCHEZ" - LA NAZIONALE, IL MANCHESTER UNITED, LA MORTE DEL PADRE E LA PARTITA D'ADDIO…

Estratto dell'articolo di Simone Golia per www.corriere.it

 

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[…] Giuseppe Rossi parla raffreddato, le figlie gli hanno attaccato un po’ di influenza. In carriera ha segnato 132 gol, 30 le presenze con l’Italia ma anche oltre mille i giorni da infortunato. Oggi ha 38 anni, si è ritirato nell’estate del 2023 ma sabato, alle 18, giocherà ancora una volta al Franchi di Firenze per la sua partita di addio al calcio.

 

[…] Come ci è finito al Manchester United?

«A 17 anni, dopo un allenamento col Parma. Al campo si presenta un emissario del club che mi chiede di aprire la mano porgendomi una spilla con il logo della squadra. Firmai il contratto in un ristorante, con me c’era papà».

 

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Dopo ogni gol esultava con le braccia al cielo. La dedica era per lui?

«Si ammalò nell’inverno del 2009, un tumore. Mamma mi nascose tutto per un po’, voleva proteggermi. Ricordo il giorno in cui mi chiamò per raccontarmi tutto, crollai a terra. Era inizio febbraio, tornai negli Stati Uniti per salutarlo. Dopo qualche settimana morì. Era il mio eroe».

 

[…] «A 12 anni ho lasciato gli Stati Uniti per trasferirmi in Italia, al Parma. Lui mollò tutto e partì con me. La cultura era totalmente diversa, non parlavo bene la lingua, a scuola i ragazzi non erano accoglienti e mi sentivo solo. Piangevo molto, dopo un mese e mezzo venne a trovarci mamma. Ricordo ancora la forza di quell'abbraccio».

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E papà?

«Non volevo fargli vedere le mie difficoltà, non volevo deluderlo. Ma lui aveva capito tutto. Più avanti mi ha confessato che aveva tenuto pronte le valigie per un mese e che mi avrebbe voluto bene anche se fossimo tornati in America».

 

Dopo la morte di suo padre lei segna 35 gol in un anno al Villarreal.

«Volevo spaccare tutto per realizzare il suo sogno. Perdiamo 3-1 al Camp Nou contro il Barcellona di Guardiola ma giocando un grande calcio contro una delle squadre più forti di sempre. Il giorno dopo i miei agenti vengono contattati da alcuni uomini del club che volevano sondare la mia disponibilità. Andarono perfino a Clifton per parlare con chi mi aveva visto crescere per conoscere le mie abitudini».

 

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E poi?

«Ero in vacanza ad Acquaviva d'Isernia, montagna molisana, il paese d'origine di mia mamma. Trecento abitanti, il cellulare non prendeva. Giravo per strada con le braccia al cielo in cerca di una tacca. Poi Villarreal e Barcellona non trovarono l'accordo e Guardiola prese Sanchez».

 

È stato l'unico treno perso?

«Mi voleva la Juventus, dovevo essere il post Del Piero. Ero in macchina con mio zio, lui che guidava e io dietro che parlavo al telefono con Marotta e Conte. Offrirono quasi 30 milioni ma il Villarreal era appena tornato in Champions e aveva già venduto Santi Cazorla. Il club non se la sentì di cedere anche me».

 

Nel 2013 con la maglia della Fiorentina segnò 3 gol alla Juve in 15'.

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«Ma con Buffon non ci ho mai scherzato, neanche nei ritiri con la Nazionale. Avevo paura che mi tirasse due schiaffoni. Una partita storica, un boato che tutti i calciatori vorrebbero sentire. Sono stato fortunato a trovarmi lì».

 

Nel momento migliore della sua carriera, al Villarreal, si rompe il ginocchio. Sarà solo la prima volta.

«A livello psicologico è dura, infortuni così ti tolgono un anno e io in carriera ne ho dovuti affrontare cinque. Devi sempre tenere vivo il sogno pensando che tutto è ancora raggiungibile. Ma il dolore è tanto, come il tempo da trascorrere da soli. Il calcio è un mondo falso. Fino al giorno prima mi volevano tutti, poi più nessuno».

 

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Giovedì gioca la Nazionale. Per lei gioie e dolori.

«Nel 2010 Lippi non mi portò al Mondiale. Avevo giocato sempre, qualificazioni e amichevoli. Dopo la morte di papà restai a casa un mese e mezzo e lui non mi ritenne pronto a livello psicologico. Ma è acqua passata, l’ho invitato alla partita di sabato. E poi Prandelli mi tenne fuori da quello del 2014. Non mi vedeva bene fisicamente, però i test dicevano altro». […]

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