Marco Antonellis per Dagospia
Più si avvicina il congresso dell'Anci (Arezzo 19-21 novembre) e più si scorge la trama che avvolge il Pd nel suo eterno cercare se stesso, andando (per così dire) oltre se stesso, tanto da considerare ineluttabile un nuovo congresso a breve. L‘Anci è lo sfondo che accoglie la proiezione della luce in uscita dal caleidoscopio del Pd, ma può essere anche il punto di irradiazione di molteplici input proprio in funzione della dialettica di quel partito.
I sindaci del Pd, dai tempi di Renzi e Delrio, vivono il Nazareno come ambito di loro pertinenza immediata. Da Sindaco di Firenze, ispiratore del "partito dei Sindaci", Renzi conquistò lo scettro di segretario, per poi transitare, nel volgere di poco tempo, da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi.
Intanto a via dei Prefetti, sede dell'Anci, Fassino andava a sostituire Delrio. Però ci fu chi, subito dopo, avrebbe apparecchiato - da Palazzo Chigi - l’opera di riconquista renziana incoronando Decaro, Sindaco di Bari. Tra lui e Ricci, Sindaco di Pesaro, a scegliere, dicono i bene informati, fu Lotti: così Ricci fu dirottato al Nazareno come dirigente degli enti locali.
Oggi Lotti non ha cambiato idea e difende a spada tratta Decaro. Lo vuole ancora Presidente dell’Anci, ma ne preconizza un futuro radioso da segretario del Pd. La conferma viene dalle indiscrezioni raccolte nell’ambito di Base riformista, la corrente costruita e diretta dagli ex renziani.
cristina parodi giorgio goripremio e' giornalismo 2018 11
In campo c’è anche Gori, primo cittadino di Bergamo, ma sembra evidente che la rielezione di Decaro, in un congresso Anci che sembra già deciso prima ancora di essere celebrato, non lascia dubbi sulla reale dinamica degli eventi in corso. Non è difficile stabilire a chi andrà la preferenza di Base Riformista e quale, appunto, il disegno politico futuro.
Intanto, come le stelle di Cronin, i vertici del Nazareno stanno a guardare. Ma fino a quando? È vero, Zingaretti non ha molti margini di manovra anche se la sua posizione di segretario al momento appare solidissima. Tuttavia Zinga non può stare sereno. Anche perché all’orizzonte si profila un’ultima speranza che però potrebbe rivelarsi un boomerang per la segreteria Pd, ovvero la vittoria di Bonaccini alle prossime regionali e, a quel punto, il suo lancio ai vertici del partito.
Pare che l'ipotesi non dispiaccia affatto a Matteo Renzi che certamente vedrebbe di buon occhio un rinnovamento in seno al PD (anche perché i rapporti con l'attuale segretario sono ormai ridotti al lumicino). Sarà per questo che, stando ai si dice, Bonaccini potrebbe riservare dei posti nel listino agli esponenti di Italia Viva? Inutile girarci attorno: il 26 gennaio sarà il giorno della verità per la maggioranza ma anche per l'opposizione.