volkswagen dieselgate

FUORI I NOMI! - 'STI TEDESCHI SONO MEGLIO DEI MAFIOSI: A PARTE L'AD, CON BUONUSCITA MILIONARIA, AVETE SENTITO DI UN MANAGER CACCIATO PER IL DIESELGATE, OVVERO 11 MILIONI DI AUTO TRUCCATE? - MUELLER FA LA VOCE GROSSA: ''VOGLIAMO I RESPONSABILI''. MA CI VORRANNO MESI PRIMA DI SAPERE QUALCOSA. E I DIRIGENTI RESTANO TUTTI AL LORO POSTO

Tonia Mastrobuoni per “la Stampa

 

VOLKSWAGENVOLKSWAGEN

Volkswagen «non affonderà» per lo scandalo delle emissioni truccate: parola del suo nuovo amministratore delegato, Matthias Mueller. Ma «le conseguenze», ha ammesso il capo del consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Poetsch, «saranno gravose»: il colosso di Wolfsburg «sta attraversando una delle maggiori sfide della sua storia».

 

Entrambi i top manager, che hanno affrontato ieri la prima uscita pubblica dallo scoppiare del caso, hanno sottolineato l' importanza di «riconquistare la fiducia dei clienti» e hanno promesso «un' indagine senza ombre» sui responsabili e sulla «catena di errori, purtroppo mai interrotta» come ha sintetizzato Poetsch, che ha causato lo scandalo. Ma le novità più rilevanti emerse ieri non riguardano tanto i contenuti, quanto la comunicazione, che sembra già rispecchiare la promessa di un' azienda «più aperta e trasparente».

MUELLER AD VOLKSWAGEN -Web-NazionaleMUELLER AD VOLKSWAGEN -Web-Nazionale

 

Compresa l' inusuale presenza del capo del consiglio di sorveglianza alla conferenza stampa. Intanto, nelle stesse ore un nuovo guaio si è abbattuto sull' industria automobilistica tedesca: il governo tedesco ha deferito Daimler presso la Corte di giustizia europea per aver tollerato condizionatori fuori norma e inquinanti.

 

VOLKSWAGEN MOTORE PULITO TRUFFAVOLKSWAGEN MOTORE PULITO TRUFFAMATTHIAS MUELLER VOLKSWAGENMATTHIAS MUELLER VOLKSWAGEN

«Basta mele marce» Tornando a Volkswagen: per Poetsch i responsabili continuano ad essere «una manciata» di mele marce. Ed ha ammesso che c' è stata «una tolleranza» nell' accettare le frodi. Quella delle poche mele marce è una tesi avanzata sin dall' inizio che tuttavia, a distanza di mesi dallo scoppiare dello scandalo e con un' indagine interna in corso, assume una valenza diversa.

 

 I vertici continuano a negare responsabilità del top management per le undici milioni di vetture manomesse in tutto il mondo. D' ora in poi, ha anche annunciato Poetsch, i controlli per le emissioni saranno affidati «a società esterne».

 

Sui nomi, i due non hanno fornito dettagli: bisognerà attendere la conclusione delle indagini e l' assemblea del 21 aprile, per scoprire chi ha regalato a Vw il più grave terremoto della sua storia. Intanto, però, la novità è anche che l' azienda ha intenzione di migliorare la comunicazione con gli stakeholders - ogni volta che si presenteranno delle notizie di una certa rilevanza, hanno promesso una riunione con gli azionisti e gli analisti.

 

martin winterkorn   amministratore delegato volkswagenmartin winterkorn amministratore delegato volkswagen

Mueller ha espresso l' augurio di un accordo con l' americana Agenzia per la protezione dell' ambiente (Epa) entro settimane e intende volare negli Stati Uniti a gennaio. Ha ripetuto che è presto per formulare stime sui costi che emergeranno dalla valanga di denunce ma ha respinto ogni speculazione sulla eventuale vendita dei «gioielli di casa».

 

Per ora «non c' è alcun motivo per cui dovremmo liberarci dai nostri asset». Però ha lasciato aperto l' interrogativo su eventuali modifiche agli oltre 300 modelli. I livelli occupazionali, ha assicurato l' amministratore delegato, saranno «tutelati al livello globale». I top manager hanno anche ammesso per la prima volta che le origini della crisi risalgono a dieci anni fa, quando il gruppo si rese conto che voleva conquistare un mercato come quello americano che aveva regole sulle emissioni diesel molto restrittive.

Hans Dieter PoetschHans Dieter Poetsch

 

La nuova gestione Novità riguarderanno anche le modalità di gestione: «L' azienda verrà gestita in modo decentralizzato», ha annunciato Poetsch. Le sedi regionali «avranno maggiore autonomia e maggiore responsabilità» ha chiosato Mueller. Il presidente del consiglio di sorveglianza ha anche spiegato i tre errori principali dello scandalo: «omissioni di singoli, debolezze nei controlli e - aspetto più difficile da accettare - tolleranza per la lesione delle regole». Ma i 450 esperti, esterni e interni, che stanno cercando di ricostruire la vicenda, faranno chiarezza, promette.

WINTERKORN E Hans Dieter PoetschWINTERKORN E Hans Dieter Poetsch

 

 

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