QUANTO COSTA LA COSTA CONCORDIA - LA RIMOZIONE DEL BESTIONE DURERÀ MESI E SARÀ MOLTO ONEROSA: PIU’ CONVENIENTE CHE FOSSE AFFONDATA - COMPRATA PER PIÙ DI MEZZO MILIARDO E ASSICURATA PER 460 MLN €, LA NAVE ANDRÀ POI TRASFERITA IN UN PORTO (E GIÙ ALTRI SOLDI) - “RIPARARE LA CONCORDIA COSTEREBBE QUASI COME COSTRUIRNE UNA NUOVA” - MA IL PEGGIO SAREBBE UN DISASTRO AMBIENTALE: SE CI FOSSERO DANNI SUPERIORI AL MILIARDO DI EURO, LA COSTA NE DOVREBBE RISPONDERE...

1 - "COSTA PIÙ RECUPERARE LA NAVE CHE AFFONDARLA"
Ferruccio Sansa per il "Fatto quotidiano"

Recuperare o non recuperare la Concordia. Questo è il problema. "Per Costa, l'ipotesi meno onerosa sarebbe che la nave affondasse. Poi, in subordine, che venisse demolita. L'eventualità peggiore è che si possa recuperare: si incasserebbe meno e si avrebbe una nave ‘rattoppata'. Tanto più che l'immagine della Concordia non è una bella pubblicità", racconta al Fatto un esperto di brokeraggio marittimo che preferisce non essere citato. La sorte del colosso di 300 metri è un rebus.

Si intrecciano problemi tecnici, ambientali e assicurativi. Il destino, fortunatamente, ha voluto che la Concordia si fermasse sulla spiaggia, altrimenti la tragedia avrebbe assunto proporzioni inimmaginabili. Ma la nave ferma a riva deve essere rimossa, con sforzi e costi enormi. Per farne che cosa? All'indomani del disastro, Massimo Gronda, del noto Studio Ansaldo di Genova (consulenti della Costa), aveva spiegato: "Ci vorranno mesi per rimuovere la nave. Ma sarà impossibile usare i rimorchiatori. Prima di tutto lo scafo dovrà di nuovo essere reso stagno, poi lo si farà galleggiare con enormi "palloni". Quindi la Concordia sarà spostata, per essere demolita o riparata".

Ecco, passata l'emergenza, si dovranno affrontare le questioni assicurative. E la battaglia è già cominciata perché qui ci ballano 500 milioni. "La nave, varata nel 2005, era costata oltre mezzo miliardo. Oggi è assicurata per 460 milioni (il premio pagato dalla compagnia era di 500mila euro l'anno, ndr)", ricorda dal canto suo Carlo Allodi, vice-presidente della Cambiaso Risso, società nota nel settore delle assicurazioni navali.

Aggiunge: "Adesso Costa e assicurazioni dovranno valutare se demolirla oppure ripararla. Se le riparazioni dovessero costare più del valore assicurato, è ovvio che si debba demolire". Una previsione? "Mi sembra impossibile che la nave torni a navigare. Ci sono lo squarcio nello scafo, il sistema elettrico distrutto e buona parte delle cabine allagate". Quindi? "Se la nave fosse affondata in mare aperto, non ci sarebbero questioni. Invece va rimossa". La Concordia allora dovrà essere trasferita in un porto.

E saranno altri costi. Immensi, paragonabili alla costruzione di una nuova nave, se dovesse essere riparata. Comunque pesanti in caso di demolizione, perché fare a pezzi e smaltire un colosso da 114mila tonnellate è impresa da far tremare i polsi. Ma chi paga in questo caso? "La demolizione è a carico dell'armatore", spiega Allodi. Cioè Costa. Una bella sberla.

Ma l'assicurazione di una nave che vale quanto una piccola manovra finanziaria non è come una polizza Rc auto. Ci sono contratti diversi. Spiega Allodi: "Il primo, si diceva, è l'assicurazione ‘scafo e macchina', una specie di kasco. Poi c'è la responsabilità civile che copre i danni ai passeggeri, alle famiglie delle vittime e all'ambiente. Si chiama "P&I" (Protection and Indemnity insurance) e attinge a un fondo creato da armatori e proprietari di navi, una specie di mutua (nel caso di Costa parliamo della norvegese Standard).

La copertura è illimitata. Soltanto per l'inquinamento c'è il tetto di un miliardo. Oltre risponde l'armatore". Insomma, se uscisse il carburante dalla Concordia (i serbatoi ne contengono 2.400 tonnellate) e inquinasse l'arcipelago toscano, Costa rischierebbe il crac? "Credo che non ci sarà un disastro ambientale. Il carburante è già solidificato", è convinto Allodi.

Ma le incognite per la compagnia genovese (controllata dal colosso americano Carnival) sono anche altre: la nave ospitava fino a 3.780 croceristi, parliamo di mancate entrate per milioni ogni settimana. Alcune compagnie, poche, sono assicurate contro questi rischi. Ma il numero uno della Costa, Pierluigi Foschi, ha parlato di 93 milioni di dollari di danni a carico della società.


2- COSTA DÀ IL VIA AI RISARCIMENTI...
Da "il Giornale"

Costa Crociere ha già avviato la procedura per i rimborsi ai passeggeri della sventurata crociera sulla Concordia. «Costa Crociere sta contattando tutti i passeggeri per assicurarsi dell'avvenuto rientro, del loro stato di salute e per confermare loro il rimborso della crociera e di tutte le spese materiali ad essa collegate» spiega una nota della compagnia.

Un totale che potrebbe aggirarsi intorno ai cento milioni, cifra stimata in questi giorni, ma per difetto. I primi periti delle compagnie assicurative sono già arrivati al Giglio. L'appello dei consumatori, comunque, è per ora di non firmare alcun accordo con la società, ma di accelerare nelle richieste di risarcimento alla compagnia. Secondo le stime, i passeggeri hanno diritto ad una serie di rimborsi, da un minimo di circa 5mila euro per i danni materiali fino a quasi 500mila nel caso di morte di un familiare. C'è poi da considerare anche il danno morale, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 15-20 mila euro a passeggero.

 

NAVE CONCORDIANAVE CONCORDIAil direttore generale costa crociere gianni onoratoil presidente costa crociere pier luigi foschiNAUFRAGIO CONCORDIA LE SCIALUPPE INCLINATE IL NAUFRAGIO DELLA CONCORDIA NAUFRAGIO DELLA CONCORDIA LE RICERCHE NELLE ACQUE GHIACCIATE SCHETTINO big

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)