
"MIO PADRE E MIO FRATELLO CONTINUANO A OPERARE, CHE C'È DI MALE?" - RAFFAELE PROCOPIO SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI PER DIFENDERE LA SUA FAMIGLIA: IL PAPA' E IL FRATELLO, CHIRURGHI PLASTICI, SONO INDAGATI PER LA MORTE DI MARGARET SPADA, LA 22ENNE CHE È MORTA DOPO UNA RINOPLASTICA EFFETTUATA NEL LORO STUDIO A ROMA. L'ORDINE DEI MEDICI NON PUO' FERMARE I DUE FINO A UNA CONDANNA DEFINITIVA - IL RACCONTO DI RAFFAELE, ESTRANEO AI FATTI, CHE SE LA PRENDE CON LA STAMPA: "I PAZIENTI STANNO VENENDO, SI FIDANO DI NOI E NON DI VOI GIORNALISTI"
Estratto dell'articolo di Valeria Costantini per www.corriere.it
Al citofono della «Ipanema Clinic» nel quartiere Eur nessuno risponde, ma il portone si apre. Al secondo piano, sulla porta, attende un giovane. «Cerchiamo i Procopio, padre e figlio»: la domanda arriva insieme alla conferma, sì siamo giornalisti.
L’interlocutore si qualifica come Raffaello Procopio, fratello minore di Marco Antonio e figlio di Marco. Sono i due medici indagati per il decesso di Margaret Spada, la 22enne siciliana morta a novembre dopo una rinoplastica appena iniziata nello studio dei Procopio in viale Cesare Pavese, sempre all’Eur.
C’è un’inchiesta in corso per omicidio colposo su quella morte avvenuto lo scorso 7 novembre. Ma, mentre l’indagine prosegue, i due medici sono tornati operativi. Alle domande per chiarire se i due chirurghi lavorino o meno nella clinica Ipanema, Raffaello si contraddice più volte durante lunghi venti minuti nei quali si impegna nella difesa della sua famiglia.
«Stanno ancora esercitando, non stanno qui a Roma», la prima versione di Raffaello Procopio. «Stanno tutti fermi, ma se vogliono possono lavorare, l’Ordine dei medici mica ci ha fermato, mettiamo che stanno lavorando ok e allora?», si corregge poi per accusare i media di farli apparire come i «cani della chirurgia» e ricordare intanto la presunzione di innocenza.
«Allora mettiamo sì, mio fratello e mio padre stanno lavorando dalla mattina alla sera, e allora? Il loro studio (quello in via Pavese, ndr) ha riaperto perché non c’è niente di sbagliato» ribadisce. Non la pensavano così Nas e Regione che, agli atti, registrarono autorizzazioni assenti come la documentazione clinica. Ma né l’Ordine dei Medici né la Procura - va sottolineato - ha inibito la loro attività di medici al momento.
Raffaello - mai coinvolto nella vicenda giudiziaria - fa domande a cui si risponde da solo. Nucleo centrale della sua arringa sta nelle cause della morte di Margaret. «La ragazza è morta per la rinoplastica? No, ha fatto solo anestesia. È uscita viva dallo studio? Andate a vedere le carte, c’era il defibrillatore (ma per i Nas non è stato utilizzato, ndr).
MARGARET SPADA - Salvatore Sferrazzo
All’ospedale che cosa hanno fatto se era morta? È morta dopo altri tre arresti in ospedale» dice tutto di getto. Inevitabile ribadirgli che i referti autoptici parlano di morte per arresto cardiocircolatorio ma anche di «manovre di rianimazione errate e tardive», di condizioni «disperate» della giovane secondo la relazione del 118, di polmoni pieni di cibo perché la giovane aveva mangiato prima di quell’anestesia, senza indicazioni contrarie da parte dei Procopio.
Ma il punto di svolta per Raffaello starebbe nei risultati istologici che stanno per arrivare in Procura. «È stato un problema quello dell’adrenalina? Purtroppo no. È stato un problema dell’anestetico? Purtroppo no. È stato un problema cardiaco e voi lo sapete. - ripete specificando che erano in possesso di analisi ed elettrocardiogramma della 22enne - . C’è una malformazione cardiaca che il farmaco può scatenare? Ma non in una persona in salute».
In sintesi, secondo la «difesa Procopio», Margaret aveva problemi cardiaci, i farmaci che le avevano dato non c’entrerebbero col decesso. Assicura che «tutta la famiglia è stata malissimo», ma che i pazienti «ancora stanno venendo da noi, ci cercano, loro si fidano di noi e non di voi giornalisti». E ancora l’auto-intervista, parlando al plurale, come se fosse stato anche lui in quello studio medico dove Margaret agonizzava.
«Potevamo fare l’anestesia? Sì. Si poteva fare in quella struttura? Sì. C’erano le cose per farci lavorare li dentro? Si. Serve l’anestesista presente? No. La ragazza si è sentita male? Si. È uscita viva da lì? Si.» ripete rispondendo almeno a due domande che interrompono il soliloquio.
PORTA DELLA CLINICA PRIVATA DOVE E STATA OPERATA MARGARET SPADA
«Sì le abbiamo fatto solo l’anestetico e, certo, le abbiamo chiesto se era allergica. - dice aggiungendo un paio di frasi choc - Aveva già fatto l’anestesia dal dentista. Non servono Procura o cartelle, baste vedere le foto di Margaret, c’è filler nelle labbra, nel filler c’è anestetico. Ha fatto anestetico? Sì, ce l’ha in faccia». […]