impiccati

LA FINE ORRIBILE DI UNA FAMIGLIA FELICE - PROVANO A UCCIDERE LA FIGLIA DI 6 ANNI E POI S'IMPICCANO: UNA GIOVANE COPPIA DI INDIANI CHE LAVORAVA NELLA PROVINCIA MANTOVANA SCEGLIE LA STRADA PIÙ BUIA PER METTERE FINE A UN PROBLEMA CHE NESSUNO DEI LORO CARI CONOSCEVA - LA BIMBA NON MUORE, SI SVEGLIA E TROVA I GENITORI APPESI. CHIAMA IL NONNO, CHE DEVE ARRIVARE DA PARMA - LE IPOTESI DEL MOVENTE

 

Eleonora Mori per ''Libero Quotidiano''

 

mantova marito e moglie impiccati

È sopravvissuta la piccola. Anche se lei adesso è la vera vittima di questa trama tragica. Ha sei anni soltanto e credeva che la vita fosse lì davanti. Invece giovedì, alle undici della sera, lei si sveglia all' improvviso dentro al suo lettino colorato. Il dolore al collo è atroce, ma la bimba non riesce a sentirlo. Manca il tempo. Dieci passi: bastano per uscire dalla cameretta e raggiungere la mamma.

 

 È a quel punto che l' incubo le si apre davanti. La mamma penzola da una ringhiera, appesa dalla stessa corda stretta al collo del suo papà.

Loro non avevano messo nel conto che lei potesse vederli così. Credevano di averla strozzata. Di sicuro ci hanno provato, prima di farla finita, come in un paradosso da tragedia greca. Col movente che resta solo un' ipotesi.

 

Succede a Pegognaga, campagna di Mantova a ridosso del Po. Lei aveva 27 anni, lui 35 e come i mille altri indiani che ormai da decenni abitano quelle terre attraversate dalle golene, lavorava in una azienda agricola. Vitelli da sfamare e vacche da latte da mungere a ogni tramonto. Lo stipendio sicuro, la casa confortevole, ortaggi e frutta e salami assicurati. L' integrazione? Scontata, come è ovvio dopo tanti anni di lavoro e vita lì. Una famiglia perbene e ben voluta. Ma qualcosa di grave subentra di colpo. Sconvolgendo tutto.

 

STRADA SBARRATA

 La malattia, si ipotizza. Di certo qualcosa che sbarra la strada. Spingendo i coniugi a vedere l' impossibilità di andare avanti. Hanno pianificato la fine. Insieme e in totale accordo. Prima la bambina.

 

È a lei che hanno anzitutto pensato. E su di lei hanno agito. Il piano scatta nel pomeriggio. L' uomo chiama il datore di lavoro che sono le due di giovedì: «Non posso venire a mungere stasera, devo portare mia moglie in ospedale», avverte il contadino. Il "capo", che è anche il presidente della Confagricoltura locale, acconsente senza fare storie.

CAPPIO

 

Non chiede. Se non fosse che qualche ora più tardi, chiama il dipendente. Anzi, tenta di farlo, perché il telefonino dell' indiano è staccato. E a casa (dista cinquecento metri dall' azienda) non risponde nessuno. L' uomo è un operaio irreprensibile e, dopo tanti anni di attaccamento all' azienda e al titolare, è perfino "uno di famiglia".

Anche la bambina è ben inserita a scuola e nella piccola comunità, la dirigente scolastica assicura che nessun insegnante ha notato alcun turbamento in classe, né di recente, né indietro nel tempo.

 

Sembrava tutto normale, e in paese lo ripetono in tanti. Il fornaio, il tabaccaio che vende i quaderni per la scuola a due passi dalla fermata dello scuolabus: sono i soggetti che quasi quotidianamente incontravano la signora indiana e la piccolina.

 

«Niente di anomalo o di diverso da sempre. Una coppia tranquilla, mai visti né sentiti litigare», è il coro dei vicini delle villette schierate a pochi metri dalla casa "degli indiani", come tutti (senza pregiudizio) li chiamavano in paese. Neanche i servizi sociali del Comune, al lavoro con molte famiglie straniere, non sono mai stati incaricati di dare sostegno alla coppia suicida. Perché non era necessario, o almeno così è sembrato. Fino a giovedì sera.

 

FUORI PERICOLO

Il dramma si consuma in silenzio. Nella disperazione muta e sequenza dopo sequenza. Se non fosse per il pianto disperato della bimba. È lei a chiamare il nonno materno che vive a Parma.

 

Piange senza riuscire a raccontare quel che vede. È impietrita e sotto choc davanti ai genitori: il nonno la trova così quando arriva. Quaranta minuti a guardare quella scena che non andrà più via dai suoi occhi e dalla sua mente. Ora la piccola è ricoverata nel reparto di Pediatria dell' ospedale Carlo Poma di Mantova.

 

Non è in pericolo di vita, i suoi genitori non sono riusciti a ucciderla come invece avevano programmato. Chissà se hanno voluto fermarsi; prima di farla finita. Devono avere agito in fretta, appena dopo cena, quando è arrivata l' ora di portare a nanna la piccolina. Come ogni sera.

 

Lei adesso dovrà crescere senza di loro. Senza la mamma e il papà che hanno provato a ucciderla. Al Carlo Poma le danno le medicine prescritte dagli psichiatri che sono già al lavoro per alleviare i segni del dramma. I quali si sa, saranno indelebili.

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