mohammed dagalo abdel fattah al-burhan sudan

UN PAESE, DUE ESERCITI (E LA GENTE MUORE) – IL GRAN CASINO IN SUDAN È DA IMPUTARE A DUE PERSONE: MOHAMMED DAGALO DETTO HERMETI, CAPO DELLE FORZE DI SUPPORTO RAPIDO RSF, E ABDEL FATTAH AL-BURHAN, CAPO DI STATO DE FACTO DOPO IL GOLPE DEL 2021. IL PRIMO, EX CAMMELLIERE E TRAFFICANTE D’ORO DEL DARFUR (E PROTETTO DI PUTIN), ORA TENTA L’ASSALTO AL COMANDO DI 100MILA MILIZIANI. IL SECONDO, DETTO “L’EGIZIANO”, VUOLE DIVENTARE L’AL-SISI DEL SUDAN – A UN CERTO PUNTO, NEL 2019, SI ERANO ALLEATI PER FAR FUORI AL-BASHIR, POI…

Estratto dell’articolo di Michele Farina per il “Corriere della Sera”

 

MOHAMMED DAGALO

Il cammelliere che divenne generale e il generale che si volle presidente, il trafficante d’oro del Darfur e l’ex cadetto nato sulle sponde del Nilo, l’arricchito outsider di provincia e il predestinato ufficiale di carriera nel Paese dei 16 colpi di Stato, il protetto del Cremlino contro l’aspirante al-Sisi di Khartum.

 

L’inferno del Sudan si deve a due uomini d’armi e ai loro rispettivi clan con Paesi alleati allegati, due incalliti golpisti che più diversi non potrebbero essere. Mohammed Dagalo detto Hemeti (piccolo Mohammed), classe 1974, capo delle Forze di supporto rapido (Rsf) forti di 100 mila miliziani, si è fermato alla terza elementare.

 

Abdel Fattah al-Burhan

A 13 anni portava cammelli da una parte all’altra del confine con Libia e Chad. La sua autobiografia prevede 10 anni nel Paese di Gheddafi. Torna in Sudan dopo che alla famiglia hanno rubato 7 mila bestie e rapito diversi parenti. È in 2003 in Darfur: il 25 aprile di vent’anni fa comincia una guerra tra etnie locali e arabi appoggiati dal centro. Hemeti si schiera per sei mesi con i ribelli e poi passa ai governativi: sarà un capo Janjaweed, i diavoli a cavallo accusati di crudeltà e massacri.

 

Nello stesso periodo anche Abdel Fattah al-Burhan, oggi 62 anni, è da quelle parti: il presidente-dittatore Omar al-Bashir ha incaricato gente come lui della repressione che rasenta il genocidio: generale addestrato in Egitto e Giordania, famiglia del Nord del Paese da dove provengono i quadri dell’esercito sudanese, Burhan torna a Khartum avendo fatto con discrezione il suo sporco lavoro.

 

scontri in sudan

Anche il provinciale Hemeti prende la via della capitale: nel 2013 al-Bashir lo chiama a capo di una milizia che ai suoi occhi ha il compito di bilanciare il potere dei militari e fargli da scudo. Uno Stato, due eserciti: la radice dello scontro attuale. Con il perdurare dei moti popolari del 2019, […] Burhan e Hemeti si alleano e mollano al-Bashir.

 

[…]  I due golpisti all’apparenza uniti: Hemeti in realtà vuole essere presidente, Burhan vuole neutralizzarlo chiedendo che le sue Forze rientrino nei ranghi di quell’esercito che pure non ha mai visto alla pari «i bifolchi» dell’Rsf.

sudan scontri tra esercito militare e paramilitari

 

Le stellette del Nilo contro le ricchezze accumulate da Hemeti grazie ai mercenari forniti ai sauditi in Yemen e all’oro del Darfur da contrabbandare in Russia via Emirati, con le milizie addestrate in Libia dalla Wagner di Prigozhin, lo chef di Putin, all’ombra del generale Kalifa Haftar. Una russian connection per cui oggi il segretario di Stato Usa Antony Blinken si è detto «molto preoccupato».

 

scontri in sudan 4

[…]. Burhan ha come modello protettore l’omonimo al-Sisi, padre-padrone dell’Egitto che auspica sul confine Sud una replica del suo regime, che magari si schieri con Il Cairo contro la minaccia della diga sul Nilo costruita dall’Etiopia. Certo, gli Emirati amici di Hemeti sono anche finanziatori dell’Egitto a rischio bancarotta. Imbarazzi incrociati. Ecco perché gli stessi sauditi […] vorrebbero un accordo tra i due nemici. Stabilità sempre, democrazia mai.

LE POTENZE STRANIERE IN AFRICA scontri in sudan 5sudan scontri tra esercito e paramilitari a khartoum 4sudan scontri tra esercito e paramilitari a khartoum 3scontri in sudan 11sudan scontri tra esercito e paramilitari a khartoum 5ESPLOSIONI E SCONTRI IN SUDAN scontri in sudan 12scontri in sudan 13scontri in sudan 10scontri in sudan 8scontri in sudanscontri in sudan 14sudan scontri tra esercito militare e paramilitari

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)