apple campus drone

SILICON VERSAILLES - L'ASTRONAVE DI APPLE, LE SERRE SFERICHE DI AMAZON, IL CAMPUS DI FACEBOOK: MILIARDI INVESTITI IN SEDI AVVENIRISTICHE MA SEMPRE PIÙ CHIUSE E DISTANTI DAL MONDO - DEYAN SUDJIC, CURATORE DELLA BIENNALE 2002: “MOLTI IMPERI SONO CADUTI SUBITO DOPO CHE I LORO GOVERNANTI AVEVANO FINITO DI COSTRUIRE UNA SONTUOSA CAPITALE…”

GOOGLEPLEX GOOGLEPLEX

Jaime D'Alessandro per “la Repubblica”

 

Gigantesche, distanti, inaccessibili. Ecco le Versailles delle grandi aziende hi-tech, le nuove sedi di quella manciata di multinazionali che per capitalizzazione hanno superato singolarmente il prodotto interno lordo di Stati come Svezia, Norvegia o Svizzera. Apple, Amazon, Facebook, Google, Alibaba, Tencent, Huawei, stanno per gridare al mondo la loro grandezza attraverso l'architettura. Come facevano imperatori e papi, presidenti e dittatori.

Willow Campus di FacebookWillow Campus di Facebook

 

«Non sono più delle compagnie, ma famiglie reali» aveva scritto qualche tempo fa Bruce Sterling, fra i "padri" della letteratura cyberpunk. «Siamo in pieno feudalesimo digitale ». Abbandonata l' idea del campus universitario, abbracciano quella della fortezza ermetica firmata da un' archistar. L' astronave della Apple a Cupertino è solo un esempio. Concepita da Steve Jobs, l'ha disegnata sir Norman Foster.

 

Un disco con una circonferenza di un chilometro e mezzo, 260 mila metri quadrati per ospitare 12 mila dipendenti che vi si stanno trasferendo. Città cinta da mura alte quattro piani con un giardino interno ombreggiato da novemila alberi. Il Cerchio del romanziere Dave Eggers fatto costruzione. Sorge in una delle aree più costose del pianeta: 160 milioni di dollari il prezzo del terreno, cinque miliardi quello dell'edificio.

 

GOOGLEPLEX  GOOGLEPLEX

La nuova sede di Amazon, dello studio Nbbj, è invece un grattacielo da quattro miliardi di dollari che verrà terminato nel 2018 a Seattle. Oltre 306 mila metri quadrati su 37 piani. E tre grandi sfere trasparenti alla base accessibili solo ai dipendenti: conterranno una foresta equatoriale in omaggio al nome della compagnia di Jeff Bezos, diventato l' uomo più ricco del mondo. Un altro edificio è stato invece dedicato ai senza tetto e ong. Mentre a Shenzen, sempre la Nbbj che ha già all' attivo le sedi di Alibaba a Hangzhou, sta ultimando due torri da 250 metri per la Tencent, terzo colosso del Web.

 

Willow Campus di Facebook  Willow Campus di Facebook

«Nessuno di questi edifici vuole davvero avere un rapporto con la città » commenta lo storico dell' architettura Carlo Olmo. «E pensare che la città per secoli è stata il centro dell'innovazione e che queste compagnie sono figlie delle contaminazioni tra università e aree urbane».

 

Facebook, dopo il quartier generale disegnato da Frank Gehry, vorrebbe ora un villaggio. Il Willow Campus, progettato da Rem Koolhaas, avrà per la prima volta anche mille e cinquecento abitazioni e parte di queste dovrebbero essere a basso costo. Oltre a negozi, farmacie, hotel, bar, alimentari e un milione e mezzo di metri quadrati di uffici.

 

nuovo campus applenuovo campus apple

Niente mura né torri insomma. Di villaggi la Huawei ne ha in mente 12 da un miliardo e mezzo di dollari in costruzione a Shenzen. Scimmiottano lo stile europeo da Verona a Oxford. Qui però più che di reggia si tratta di semplice pessimo gusto. Meglio, anche dal punto di vista simbolico, il Googleplex a Mountain View immaginato dall' architetto danese Bjarke Ingels: spazi coperti da un enorme tenda di vetro sotto la quale gli edifici modulari potranno esser mossi secondo le esigenze dei dipendenti.

 

i lavori all apple campusi lavori all apple campus

«Molti imperi sono caduti subito dopo che i loro governanti avevano finito di costruire una sontuosa capitale» scriveva Deyan Sudjic, curatore della Biennale 2002 e direttore del Design Museum di Londra alla fine di Architettura e potere (Laterza). «E ciò mostra come l' architettura non sia sempre uno strumento politico efficace». Ma si vede che nella Silicon Valley non è un saggio che è andato per la maggiore.

Ultimi Dagoreport

andrea orcel gaetano caltagirone carlo messina francesco milleri philippe 
donnet nagel generali

DAGOREPORT - COSA FRULLAVA NELLA TESTA TIRATA A LUCIDO DI ANDREA ORCEL QUANDO STAMATTINA ALL’ASSEMBLEA GENERALI HA DECISO IL VOTO DI UNICREDIT A FAVORE DELLA LISTA CALTAGIRONE? LE MANGANELLATE ROMANE RICEVUTE PER L’OPS SU BPM, L’HANNO PIEGATO AL POTERE DEI PALAZZI ROMANI? NOOO, PIU' PROBABILE CHE SIA ANDATA COSÌ: UNA VOLTA CHE ERA SICURA ANCHE SENZA UNICREDIT, LA VITTORIA DELLA LISTA MEDIOBANCA, ORCEL HA PENSATO BENE CHE ERA DA IDIOTA SPRECARE IL SUO “PACCHETTO”: MEJO GIRARLO ALLA LISTA DI CALTARICCONE E OTTENERE IN CAMBIO UN PROFICUO BONUS PER UNA FUTURA PARTNERSHIP IN GENERALI - UNA VOLTA ESPUGNATA MEDIOBANCA COL SUO 13% DI GENERALI, GIUNTI A TRIESTE L’82ENNE IMPRENDITORE COL SUO "COMPARE" MILLERI AL GUINZAGLIO, DOVE ANDRANNO SENZA UN PARTNER FINANZIARIO-BANCARIO, BEN STIMATO DAI FONDI INTERNAZIONALI? SU, AL DI FUORI DEL RACCORDO ANULARE, CHI LO CONOSCE ‘STO CALTAGIRONE? – UN VASTO PROGRAMMA QUELLO DI ORCEL CHE DOMANI DOVRA' FARE I CONTI CON I PIANI DELLA PRIMA BANCA D'ITALIA, INTESA-SANPAOLO…

donald trump ursula von der leyen giorgia meloni

DAGOREPORT - UN FACCIA A FACCIA INFORMALE TRA URSULA VON DER LEYEN E DONALD TRUMP, AI FUNERALI DI PAPA FRANCESCO, AFFONDEREBBE IL SUPER SUMMIT SOGNATO DA GIORGIA MELONI - LA PREMIER IMMAGINAVA DI TRONEGGIARE COME MATRONA ROMANA, TRA MAGGIO E GIUGNO, AL TAVOLO DEI NEGOZIATI USA-UE CELEBRATA DAI MEDIA DI TUTTO IL MONDO. SE COSÌ NON FOSSE, IL SUO RUOLO INTERNAZIONALE DI “GRANDE TESSITRICE” FINIREBBE NEL CASSETTO, SVELANDO IL NULLA COSMICO DIETRO AL VIAGGIO ALLA CASA BIANCA DELLA SCORSA SETTIMANA (L'UNICO "RISULTATO" È STATA LA PROMESSA DI TRUMP DI UN VERTICE CON URSULA, SENZA DATA) - MACRON-MERZ-TUSK-SANCHEZ NON VOGLIONO ASSOLUTAMENTE LA MELONI NEL RUOLO DI MEDIATRICE, PERCHÉ NON CONSIDERANO ASSOLUTAMENTE EQUIDISTANTE "LA FANTASTICA LEADER CHE HA ASSALTATO L'EUROPA" (COPY TRUMP)...

pasquale striano dossier top secret

FLASH – COM’È STRANO IL CASO STRIANO: È AVVOLTO DA UNA GRANDE PAURA COLLETTIVA. C’È IL TIMORE, NEI PALAZZI E NELLE PROCURE, CHE IL TENENTE DELLA GUARDIA DI FINANZA, AL CENTRO DEL CASO DOSSIER ALLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (MAI SOSPESO E ANCORA IN SERVIZIO), POSSA INIZIARE A “CANTARE” – LA PAURA SERPEGGIA E SEMBRA AVER "CONGELATO" LA PROCURA DI ROMA DIRETTA DA FRANCESCO LO VOI, IL COPASIR E PERSINO LE STESSE FIAMME GIALLE. L’UNICA COSA CERTA È CHE FINCHÉ STRIANO TACE, C’È SPERANZA…