napoli pizza sofia loren

VEDI NAPOLI E POI MANGIALA – NIOLA: "IL MIGLIOR MODO PER CONOSCERE NAPOLI È MANGIARLA. FACENDOSI GUIDARE DA QUEGLI AVAMPOSTI SENSORIALI DELL’IDENTITÀ CHE SONO I SAPORI E GLI ODORI. E PER NON PERDERSI NULLA DEL LABIRINTO GUSTATIVO DI PARTENOPE BISOGNA PARTIRE DA SPACCANAPOLI. A DUE PASSI DALLE PIZZERIE STORICHE CI SONO I TEMPLI DELLA SFOGLIATELLA E DEL BABÀ. E I SANCTA SANCTORUM DEL CAFFÈ, COME QUELLO DI PIAZZETTA NILO - PER QUESTO POPOLO REFRATTARIO ALL’IDEA DEL PECCATO, IL PIACERE È UN DOVERE…"

Estratto dell'articolo di Marino Niola per “la Repubblica”

 

SOFIA LOREN PIZZA napoli

Il miglior modo per conoscere Napoli è mangiarla. Facendosi guidare da quegli avamposti sensoriali dell’identità che sono i sapori e gli odori. E per non perdersi nulla del labirinto gustativo di Partenope bisogna partire da Spaccanapoli. Che non è una semplice strada. Ma una faglia della storia che apre letteralmente in due il corpo della città antica, come un canyon urbano sprofondato tra altissimi palazzi nobiliari. Lo scrittore francese Michel Leiris diceva che da queste parti è difficile farsi largo nella ressa delle ombre. Si viene quasi risucchiati indietro nel tempo fino alla chiesa seicentesca di San Gregorio Armeno dove il sacro si declina al femminile. Qui le monache custodiscono l’ampolla del sangue di santa Patrizia che si scioglie tutte le settimane. Altro che le tre volte l’anno di San Gennaro.

 

In questo dedalo di vicoli angioini, angiporti aragonesi, archivolti durazzeschi e fondaci ispanici tutto è annerito dal tempo. Qui il mare non bagna Napoli. 

 

(...)

 

napoli ANTICA PIZZERIA NAPOLETANA

A due passi dalle pizzerie storiche ci sono i templi della sfogliatella e del babà. E i sancta sanctorum del caffè, come quello di piazzetta Nilo, di fronte alla maestosa statua del dio egizio adagiato mollemente sul fianco come un eunuco alessandrino. Questo idolo impassibile osserva da secoli il fiume di folla che scorre ai suoi piedi e ora guarda compiaciuto l’effetto che fa il capello di Maradona conservato in un altarino votivo come una santa reliquia. Insomma, l’antico nume spia il nuovo idolo. Che giganteggia come un colosso sul murale dei Quartieri Spagnoli, dopo lo scudetto il monumento più visitato della città.

 

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VENDITORE DI PIZZA GAETANO DURA napoli

Il fuoco di questa ellissi artistica, gastronomica e teologica, è piazza San Domenico Maggiore.

 

Cinque secoli in pochi metri. Qui, nel glorioso convento dei domenicani, insegnarono San Tommaso d’Aquino, Giordano Bruno e Tommaso Campanella. E a due passi c’è la chiesa del Pio Monte, dove si trovano le Opere di Misericordia di Caravaggio. Un visionario intreccio di sacro e profano, di angeli e donne di strada, di osti avidi e di poveri cristi da cui affiora l’anima di questa metropoli mediterranea.

 

Più classicamente antica di Roma, e insieme spagnolesca e orientale. Decisamente Napoli non è una Disneyland della storia. Qui il bello ti folgora all’improvviso, come un lampo di verità nuda, scandalosa e luminosa. Il lungomare da qualche anno è diventato una passeggiata gastronomica. Si serve dieta mediterranea per tutte le tasche. Pizze, spaghetti ai frutti di mare, zeppoline, alici fritte, street food. Verdure ripassate, saltate, ‘mbuttunate (imbottite), parmigianizzate.

 

Nelle mani dei vesuviani melanzane e peperoni, zucchine e carciofi, friarielli (cime di rape) e ciurilli (fiori di zucca), trascendono il loro umile corpo vegetale e volano trionfalmente nell’empireo della gastronomia. Perché, per questo popolo refrattario all’idea del peccato, il piacere è un dovere.

napoli street foodnapoli street food

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