
“SANREMO? IL RINNOVAMENTO E’ PARTITO CON ME. I CANTANTI DEI TALENT AL FESTIVAL LI HO PORTATI IO, NON AMADEUS” – PAOLO BONOLIS ANNUNCIA CHE IL PROSSIMO ANNO RIPRENDERÀ "IL SENSO DELLA VITA" E SPIEGA PERCHE’ GLI ASCOLTI DEL FESTIVAL SIANO OGNI ANNO PIÙ ALTI: “NON C'È ALTRO IN TV IN QUEL PERIODO, VIENE SPONSORIZZATO BEN 5 MESI PRIMA, IN QUELLA SETTIMANA LE ALTRE RETI SONO SPENTE. È DIFFICILE CHE NON POSSA ANDARE BENE – POVIA? E’ STATO ESCLUSO DALLA TV PER MESCHINITÀ DELLA POLITICA” – E POI PARLA DI BALOTELLI E CASSANO…
Luca Goffi per brescia.corriere.it- Estratti
«Inspiegabile» così il conduttore televisivo Paolo Bonolis definisce Mario Balotelli. La star tv si racconta insieme al figlio Davide a DoppioPasso Podcast. Relativamente a Super-Mario, Paolo Bonolis racconta un aneddoto: «Per me è inspiegabile. L'ho conosciuto nel 2010, è simpatico». Il figlio Davide - anch'egli intervistato dal canale YouTube - aggiunge: «Ricordo quando Balotelli tirava le molliche di pane in testa a Cambiasso»; ma il padre minimizza: «Quelli sono i modi in cui i ragazzi si divertono. È un rompiscatole pazzesco».
E ancora: «Ricordo quando lo incontrai al mondiale in Brasile del 2014, si trovava in albergo in compagnia di Cassano, vi lascio immaginare... Era un'accoppiata», sottolinea Paolo Bonolis.
Non mancano i commenti sul talento di Bari Vecchia, il conduttore di «Ciao Darwin» definisce Cassano «uno dei tre migliori calciatori storia del calcio italiano, quando correva sembrava che stesse un centimetro sopra l'erba. Aveva un tocco di palla, una visione, una rapidità con entrambi i piedi. Poi la testa lo ha portato a non ottenere dalle sue capacità quanto avrebbe potuto. L'ultimo anno alla Sampdoria, entrava ultimi 10 minuti e metteva tre volte i compagni davanti al portiere facendo passare il pallone nel nulla».
Quindi il frontman di «Avanti un altro!» mostra il proprio anello del Triplete e apre lo scrigno dei ricordi: «Questo (e indica l'anello del triplete, ndr) me l'ha regalato Javier Zanetti. È stata l'esperienza più brutta della mia vita. Io registravo una puntata di Ciao Darwin la sera della semifinale di ritorno contro il Barcellona e feci registrare la trasmissione in anticipo per non perdermi neanche un minuto della partita. Nonostante la sconfitta per 1-0, l'Inter raggiunse la finale. Prima di uscire dagli studi ricevetti una chiamata dal presidente Massimo Moratti che mi invitò alla finale di Madrid e avrei viaggiato sul suo aereo privato».
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Ma a quel punto il racconto di Bonolis si fa piuttosto frizzante. «Quella notte, intorno alle 4 giunse la chiamata di mia figlia che annunciava la laurea in Vermont il giorno stesso della finale dell'Inter. Le tentai tutte, cercai qualsiasi connessione aerea anche con voli privati costosissimi che mi consentisse di presenziare a entrambi gli eventi. Purtroppo non fu possibile.
Andai nel Vermont e chiesi al mio hotel dove si potesse guardare la partita. Mi indicarono un bar che trasmetteva la finale di Champions League». Ma le sorprese arrivarono all'ingresso nel locale. «Lo schermo era meraviglioso ma erano tutti nazi, erano tutti tedeschi, un muro di nazi. Sembravo Nino Manfredi in "Pane e cioccolata". Mi sono messo sul tavolino e ho ordinato un piatto di würstel con crauti e un litro di birra».
Così a causa della tensione della partita il conduttore de «Il senso della vita» ingurgitò voracemente le pietanze, al punto che al primo gol di Diego Milito «volevo urlare gol ma è uscito un verso. Sembravo Frankenstein junior. Si sono girati tutti ma alla fine sono stati carini, al triplice fischio mi hanno detto bravo».
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L'altro aneddoto riguarda il match d'addio al calcio di Beppe Bergomi in cui Bonolis fece un assist a Ronaldo il fenomeno. Dopo aver subìto delle botte da orbi da Riccardo Ferri e Nicola Berti, il brasiliano diede sfoggio del proprio talento: «Io posizionai la palla per la punizione, Ronaldo mi chiese il pallone. Poi è partito da centrocampo, ha saltato sette avversari, anche il portiere e ha fatto gol. Poi è andato da Berti e gli ha detto: "Gioca, gioca. Io vado a fare la doccia". E se n'è andato».
Non soltanto il mondo del pallone, gli intervistatori del podcast approfittano dell'eloquio dello showman per chiedere dei giudizi a bruciapelo su colleghi e personaggi famosi: «Maria De Filippi mi sta molto simpatica, ci divertiamo molto insieme e farò con lei sicuramente qualcosa in televisione. Ci troviamo bene».
Ben più articolato il giudizio sul cantante Povia: «Il primo anno della mia conduzione a Sanremo avrebbe dovuto partecipare con "I bambini fanno oh" ma scoprimmo che era stata cantata a un festival in precedenza. Però trovammo l'occasione di farla diventare la colonna sonora del progetto benefico in Darfur, una terra devastata dalla guerra. Poi se n'è impossessato George Clooney, a volte sembra che lui sia l'unico che si sia interessato del Darfur».
Successivamente Bonolis ricorda l'altra edizione di Sanremo che ha condotto: «Nel 2009 Povia cantò una bellissima canzone (Luca era Gay, ndr) che arrivò seconda. Creò parecchie polemiche ma il brano era molto bello. Siccome ha idee particolarmente radicate in un certo senso, è stato escluso dalle attenzioni delle case discografiche e delle trasmissioni televisive, cosa che non riesco assolutamente a comprendere ma è la parte umbratile della meschinità politica italiana».
Proprio Sanremo è una delle pagine di cui Bonolis va più orgoglioso: «Nel 2005 al 2009 abbiamo fatto una rivoluzione assoluta, perfezionata nel 2009. Dal 2005 tutti i Sanremo hanno seguito quella traiettoria. Ma la struttura di Sanremo, chiusa nel teatro Ariston, non può più essere contemporanea. Serve una narrazione tecnologica dell'evento in modo più moderno».
Alla luce di questa obiezione, i conduttori del podcast chiedono le ragioni per cui gli ascolti siano ogni anno più alti: «Perché non c'è altro in televisione in quel periodo. Sanremo funziona perché è l'evento della televisione italiana, è strutturato benissimo, viene sponsorizzato ben 5 mesi prima, in quella settimana le altre reti sono spente. È difficile che non possa andare bene. Il mercoledì fa meno delle altre sere perché c'è "Chi l'ha visto"». Tra le innovazioni che Bonolis ha portato al Festival c'è anche la partecipazione dei vincitori dei Talent: «Marco Carta è stata la prima persona proveniente da talent a partecipare a Sanremo (e a vincerlo), lo presi nel 2009 e tutti pensano sia stata una novità di Amadeus».
E poi lo sguardo si estende a tutta la televisione italiana. «La tv era un mondo pionieristico, ora è coloniale. Quello che funziona, va avanti senza soluzione di continuità e non vi è modo di entrare. Quando mi capita di fare lezione in università di scrittura televisiva, dico agli studenti che non si devono immaginare ciò che la gente vuole vedere ma cosa loro intendano raccontare». Tra i parametri che rendono un programma di successo non vi è soltanto il dato degli ascolti: «Non è soltanto l'ascolto che paga ma anche la possibilità di diffusione.
Il Grande Fratello va avanti da decenni anni, si spalma su più piattaforme e il prodotto dura 6 mesi quindi è estremamente conveniente. Poi è chiaro che il primo anno è un esperimento sociale, il 12 esimo anno è una rottura, però è conveniente». Quindi l'annuncio di una novità: «Il prossimo anno riprenderò una trasmissione, "Il senso della vita", con una contemporaneizzazione del racconto».
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