nada malanima

FATE LEGGERE ALLE TURBO-FEMMINISTE CHE VORREBBERO VEDERE I MASCHI PENZOLARE DA UNA FORCA LE PAROLE DI NADA: “OGGI IL PATRIARCATO È QUALCOSA DI RESIDUALE. SE PENSO ALLE FAMIGLIE NORMALI NON VEDO PIÙ QUELLE GERARCHIE FERREE CON IL MASCHIO IN POSIZIONE DOMINANTE” – IL SUCCESSO INASPETTATO DA ADOLESCENTE COME CANTANTE (“NON MORIVO DALLA VOGLIA DI DIVENTARE FAMOSA”) E PIERO CIAMPI CHE "DIEDE DI MATTO" PER LA COLLABORAZIONE TRA LEI E PAOLO CONTE... - LIBRO+VIDEO

 

Antonio Gnoli per la Repubblica - Estratti

 

NADA MALANIMA

Mi dice che la parola buio le fa pensare al vestito troppo stretto. È una parola che soffoca, aggiunge. A volte mi fa paura, conclude. A Nada Malanima, per tutti Nada, in questo momento gli occhi sorridono. Perché quel buio lo ha allontanato. Forse ritornerà, perché a volte ritornano. Ma intanto ne ha preso le distanze, se lo è sfilato di dosso. E sorride. Nada ha scritto un piccolo e sorprendente romanzo Come la neve di un giorno (Atlantide). Mi ha incuriosito perché lì dentro, in mezzo a quelle frasi c’è il suo mondo, sognato in parte e anche vissuto.

 

Oggi ti senti più scrittrice o cantante?

«Scrivo i testi delle mie canzoni e la musica. Ma scrivere – sia un racconto o un romanzo – è avere un’ambizione diversa. L’anima è la stessa. Ma cambia il ritmo, la struttura, starei per dire la musica».

 

Vivi in una grande casa, in mezzo alla natura, con il tuo compagno Gerry e una quantità di gatti impressionante. Che stile di vita ti sei ritagliata?

NADA MALANIMA

«Una vita quieta. Lontana dal casino, dai rumori, dalle chiacchiere eccessive. Mi piace ritagliarmi uno spazio nel giardino, sedere e guardare la vastità del paesaggio».

 

(...)

Hai chiamato il tuo romanzo “Come la neve di un giorno”. Perché?

«Perché siamo una presenza nel mondo che passa e se ne va. Forse per questo non riesco a godere fino in fondo della cose che mi circondano».

 

Quando una cosa sparisce comincia a mancarti?

«Mi accade soprattutto con le persone. Quelle che non ci sono più, quelle alle quali sono stata affettivamente legata, mi mancano e generano sofferenza. Allora devo pensare che le persone che non ci sono più siano andate in un posto migliore del nostro».

 

 

NADA MALANIMA

(...)

Il femminile è dominante nei tuoi romanzi e nei testi delle tue canzoni. Oggi si discute molto degli effetti del patriarcato. Che idea ti sei fatta?

«Oggi il patriarcato è qualcosa di residuale. Se penso alle famiglie normali non vedo più quelle gerarchie ferree con il maschio in posizione dominante. Nella mia famiglia, ad esempio, la figura più forte era quella di mia madre, mio padre sempre in posizione defilata».

 

Che rapporto è stato con i tuoi genitori?

«Mio padre si alzava alle cinque del mattino per andare a lavorare in campagna. A volte cercavo di seguirlo e mia madre si arrabbiava. A me sembrava un modo per dire che gli volevo bene e non capivo la reazione della mamma. Ma certo non era giusto per una bambina desiderare quelle cose. Avrei reagito così anch’io».

 

Hai raccontato invece del rapporto più complesso con la figura materna.

NADA MALANIMA COVER

«Era una donna volitiva, forte come ti ho detto. E fragile. Ma non so quanto preparata al successo clamoroso che ebbi a soli 15 anni. E quando la mamma cominciò a stare male , a perdere la memoria, mi resi conto che stava accadendo qualcosa che non riuscivo però a mettere a fuoco. Nel tempo la situazione sembrò stabilizzarsi. Fino a quando negli ultimi due anni precipitò. E tutti dissero che aveva finito di soffrire».

 

Hai messo insieme il successo con la malattia di tua madre. È così?

«Di sicuro sia lei che mio padre erano sorpresi del clamore che mi attorniava. Ma quella davvero disorientata ero io. E in effetti quando la mamma morì, il mondo intorno mi crollò addosso».

 

Perché?

«Non lo so. Erano tutti preparati all’evento tranne me. Il fatto che non fossi in grado ad accogliere la sua fine dipendeva anche dal fatto che non ero pronta a gestire il successo. Fu mia sorella ad avvertirmi che la mamma se ne era andata».

 

A quel punto?

«Sentii come un peso enorme trascinarmi verso il basso e più scendevo e più non riuscivo a vedere cosa c’era intorno. Come due persone diverse che non riuscivano a convivere sotto lo stesso tetto».

 

Intendi la parte positiva e negativa?

«Sì. Quella negativa inghiottiva l’altra».

Cosa avresti voluto fare?

«Uscire da quel buio, e invece niente. Restai chiusa in casa per settimane. Attonita, schiantata sul letto».

 

Eppure il rapporto tra voi non era stato facile.

NADA MALANIMA

«Litigavamo spesso. Ma era la nostra modalità di stare assieme, quasi una recita».

Tuo padre?

«Era morto già da alcuni anni. Perciò mi sentivo completamente sola. L’unica cosa che da un certo punto in poi mi ha dato sollievo sono state le passeggiate nel bosco con i miei cani. Ancora una volta la natura svolgeva il suo compito: allentava il dolore e schiariva il mio sguardo».

 

Come riconosci il buio?

«È una zona strana, al limite delle tue possibilità. Perfino feconda, come può essere un letargo doloroso d’inverno. Ma devo stare attenta e tenerla a bada. Ho sempre cercato, anche nei momenti più duri, una via di uscita».

 

Immagino che scrivere e fare musica aiutino.

«Scrivere per me è come accendere una lanterna nella parte più profonda e buia di me. Da lì nascono le mie visioni, le mie parole, i miei suoni, i miei drammi. Se non ci fosse la consapevolezza del dramma della vita perché scrivere o cantare?».

nada malanima

 

Ti sei sentita una predestinata?

«A cosa? La verità è che il successo così repentino e totale ha messo in dubbio chi fossi veramente. Non morivo dalla voglia di diventare famosa».

 

Ma neppure di restare nell’anonimato. No?

«Sai, il successo non è la massima onorificenza che ti può capitare nella vita. Magari lo pensavo all’inizio ma quando vedevo che la mia esistenza era in larga parte in mano agli altri, con il briciolo di consapevolezza che mi restava, cercavo di non lasciarmi travolgere».

 

In quel successo ci sono state anche cose belle.

«La più bella, a parte Gerry che ha cambiato la mia vita ed è il compagno con cui sto insieme da più di quarant’anni e senza di lui davvero non saprei che fare, è Piero Ciampi. La sua malinconia e marginalità, il suo desiderio di essere senza esserci mi hanno svegliata dal sonnambulismo. Lo incontrai che avevo 18 anni. Il nostro rapporto, dal punto di vista musicale, non fu un successo. Ma lui mi ha dato quella sensibilità diversa che ancora mi porto addosso».

nada malanima

 

Hai raccontato di una collaborazione musicale a tre: tu, Ciampi e Paolo Conte.

«Per i discografici il rapporto con Piero non funzionava. Perciò il direttore della RCA ci affiancò Paolo Conte. Allora era un avvocato e musicista sconosciuto. Si dimostrò grande professionista. Diventammo amici. Purtroppo quando alla fine realizzò le canzoni dell’album, Ciampi diede di matto. Si ingelosì».

 

Perché?

«Credo non tanto per la musica che aveva una sua forza suggestiva, ma per l’uomo. Per l’eleganza e i modi con cui parlava. Tutto il contrario della trasandata disperazione di Piero».

 

Ho visto la dedica del tuo romanzo a Fausto e Pierluigi: «gli amici cari che non ti lasciano mai».

«Non ci sono più. Pierluigi mi ha aiutato a venir fuori da situazioni complicate. Era un matematico, traduceva e gestiva una piccola casa editrice. Mentre Fausto Mesolella grande chitarrista della Piccola Orchestra degli Avion Travel mi ha aiutato nel lavoro e nella vita. Gli piacevano le mie canzoni e il modo in cui cantavo. Cominciò una bella collaborazione durata 25 anni. Quando è scomparso ho sentito di nuovo quella mancanza che scava e amplifica il vuoto intorno a me. Fausto è stato il più grande amico e il più grande dolore».

 

Hai però la forza di tradurre tutto questo in scrittura e musica.

nada malanima

«Ho la sensazione, ogni volta che scrivo o compongo, di farmi largo in quel vuoto, attraversarlo come si attraversa un deserto. Soprattutto la mia musica è un labirinto di suoni che danno l’idea di questa epoca così sventurata e inutilmente complicata».

 

(...)

Alla fine chi è Nada?

«Sono roccia friabile, in questo come mia madre. In fondo è la ragione per cui in tutto quello che penso, scrivo e canto c’è soprattutto il mondo femminile».

Oggi molto più rivendicativo e presente di un tempo.

«Siamo donne senza più eroi né padroni. A costo di risultare troppo scontata mi viene da dirti che ogni volta che mi sono sentita persa non mi sono mai arresa e qualcosa di bello e di magico è accaduto».

 

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...