NUZZI AMARI - “SOLO IN ITALIA UN GIORNALISTA CHE TROVA E DÀ LE NOTIZIE È COSTRETTO A DIFENDERSI DALL’ACCUSA DI FURTO O RICETTAZIONE - I MIEI DOCUMENTI SUL VATICANO NON SONO RUBATI MA FOTOCOPIATI - C’ERANO NOTIZIE CHE HO APPROFONDITO E VERIFICATO E SVELARE STORIE INEDITE È UNO SCOOP O UN “ATTO CRIMINOSO”? - “HA RAGIONE BERTONE QUANDO DICE CHE I DOCUMENTI RICOSTRUISCONO VERITÀ PARZIALI. MA È GIÀ QUALCOSA IN UN PAESE DOVE DA DECENNI ASPETTIAMO LA VERITÀ SU TANTI MISTERI”…

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

Leggo in questi giorni che dal Vaticano si alzano voci di condanna di pubblicazione del mio Sua Santità con diverse argomentazioni. Una in particolare mi ha colpito. Si dice che i documenti sarebbero stati sottratti. Si afferma che ci sarebbe stato un furto. Si ipotizza forse un po' precipitosamente che i destinatari sarebbero colpevoli - noi giornalisti - del reato di ricettazione. Nei primi giorni ho risposto sostenendo il diritto di cronaca e replicando che la ricettazione di notizie in Italia non esiste.

Forse merita un approfondimento perché sia chiaro a tutti quanto è avvenuto. Il furto infatti presuppone che qualcuno si appropri di un qualcosa, un gioiello, un'autoradio, di qualcun altro. In questo caso si potrebbe immaginare che le fonti abbiano rubato dei documenti originali e che questi siano stati passati ai giornalisti. Per quel che mi riguarda ciò non corrisponde al vero.

Tutti i documenti che costituiscono le storie di affari, di corruzioni, di congiure svelate in Sua Santità, sono stati da me ricevuti in fotocopia. I documenti originali devono essere là, negli archivi dei diversi enti che compongono lo Stato del Vaticano. E la cessione di fotocopie - mi sbaglierò - non costituisce un reato perché altrimenti dovremo impedire a tutti i giornalisti di pubblicare notizie sulla base di carte. Dovremo basarci sulle voci, sulle chiacchiere, sui si dice. Piaccia o non piaccia, carta canta.

Le fotocopie contengono notizie, ghiotte per un giornalista che le collega, le ricostruisce, le approfondisce con interviste. Esattamente come è avvenuto prima con Vaticano SpA e ora con Sua Santità. E poi, aldilà delle ipocrisie mi piacerebbe sapere come avrebbero reagito taluni se lo stesso libro avesse contenuto non le criticità che affronta Ratzinger, ma le accuse di corruzione, gli affari, i complotti, gli scontri che si consumano magari tra gli imam dell'islam o di qualsiasi altra religione.

Pubblicare le fotocopie che svelano storie inedite sarebbe uno scoop o un «atto criminoso»? Per me, come giornalista intendo, la notizia è tale quando è di interesse pubblico. Che riguardi il Vaticano, gli Stati Uniti, o qualsiasi altro Stato, gruppo, ente o organizzazione che richiama l'attenzione. Né sia chiaro, queste reazioni muscolari mi faranno mai scrivere o parlare male della Chiesa per il semplice fatto che l'informazione è un dovere, l'opinione è un diritto.

E Sua Santità è un saggio come gli altri. Ha ragione il cardinale Tarcisio Bertone quando afferma che i documenti ricostruiscono sempre verità parziali. È vero. Ma è già qualcosa in un Paese, il nostro, dove le notizie più interessanti e segrete sono così difficili da far emergere, dove da decenni aspettiamo la verità su tanti misteri

 

GIANLUIGI NUZZIGianluigi Nuzzi cover Sua SantitàTARCISIO BERTONE CON LE CUFFIE

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