ITALIANI, QUESTI SPENDACCIONI! - I SUPERPREMI DEL CONI PER I NOSTRI OLIMPIONICI FANNO IMPALLIDIRE TUTTA L’EUROPA: UNA MEDAGLIA D’ORO VALE 140MILA EURO, UN ARGENTO VALE 75MILA, UN BRONZO 50MILA. GLI INGLESI SI ACCONTENTANO DI APPENDERLA IN SALOTTO! - RECORD AI GEORGIANI: 750MILA EURO PER UNA MEDAGLIA D’ORO - VINCERE L’OLIMPIADE PER UN MALESIANO VALE MEZZO MILIONE MA SE SI TRATTA DI BADMINTON IL PREMIO RADDOPPIA!...
Daniele Dallera per il "Corriere della Sera"
L'oro olimpico e azzurro vale centoquarantamila euro. L'argento 75 mila e il bronzo 50 mila. Quotazioni datate, diffuse a suo tempo dal Coni, ma da queste parti ci si stupisce ancora e si fanno i confronti, maliziosi, con i premi del comitato olimpico inglese, che al suo campione d'oro non dà proprio niente. Si porta a casa la medaglia e l'appende nella vetrinetta del salone, ma il suo conto corrente non cresce, non viene alimentato.
Ovvio che si faccia dell'ironia, che si tiri in ballo la crisi europea, lo spread, la disoccupazione, i privilegi, la situazione italiana. In Italia c'è chi si mette a fare i conti e butta lì una semplice operazione aritmetica: metti caso che l'Italia olimpica raggiunga il medesimo risultato di Pechino, 7 medaglie d'oro, il Coni spenderebbe 980 mila euro. Domanda anche qui scontata: è giusto?
Tra un'illazione e l'altra si fa notare, con malignità , che la potenza tedesca, economicamente parlando, premia i suoi campioni, per ora desaparecidos, 16 mila euro (stessa cifra dell'Austria). Gli Stati Uniti un po' di più, ma anche loro stanno su compensi popolari: 19.000 euro.
A tutto c'è una spiegazione e la fornisce Lello Pagnozzi, segretario del Coni in rampa di lancio come candidato alla presidenza (suo avversario, per ora, Giovanni Malagò): «I 140 mila euro arrivano da lontano, nascono nel '93, quando il premio per il medagliato aveva una componente cash e un'altra di tipo pensionistico-assicurativo.
Fummo costretti a cambiare formula (fallì la Sportass) e limitarci al compenso puro, perché la parte assicurativa col passare degli anni destinava agli atleti quote milionarie che non ci si poteva certo permettere. Quando abbiamo impostato il nuovo regime, eravamo condizionati dalle cifre precedenti, così sono nate quelle attuali, invariate rispetto a Pechino (anche allora 140 mila euro)».
A prima vista il Coni è molto generoso e fuori mercato, ma potrebbe essere anche un'apparenza. Pagnozzi osserva: «Il confronto con altri Paesi non è sempre valido, perché altri comitati olimpici si limitano nel compenso, quello pronto cassa, ma poi elargiscono dei benefit». E qui in alcuni casi si largheggia. Avvicinando e superando le cifre italiane.
Capitolo tasse. Queste si pagano, non c'è discussione. Ci mancherebbe altro che si creasse una corsia preferenziale per gli atleti d'oro italiani. Non se ne parla proprio. Quei 140 mila euro sono tassati, l'aliquota dipende dai guadagni del campione. Per gli ingaggi milionari di Federica Pellegrini (chissà mai che oggi la Divina delle piscine ce lo regali questo benedetto oro nei 200 sl), si supera il 45 per cento, per l'oro dei nostri arcieri (Galiazzo, Nespoli e Frangilli), campioni sì ma non ricchissimi, la botta di tasse è sicuramente più leggera.
Come ogni altro cittadino italiano. Se la passano ancora meglio gli atleti georgiani, un oro da queste parti rende 750 mila euro, in Malesia mezzo milione di euro, ma se l'oro arriva dal Badminton, chissà perché, c'è un benefit di 437 mila euro. C'è da sperare che nessun azzurro prenda la cittadinanza malese o georgiana cambiando bandiera.
MEDAGLIA ORO LONDRABANCOMAT OLIMPIADI LONDRA OLIMPIADI, LONDRA, CERIMONIA D'APERTURAOLIMPIADI, LONDRA, CERIMONIA D'APERTURAOLIMPIADI, LONDRA, CERIMONIA D'APERTURAsuper lello pagnozzi con orfeo foto mezzelani gmt PELLEGRINI