vladimir putin bjorn hocke sahra wagenknecht germania

LE AFFINITA’ ELETTIVE TRA PUTIN E I TEDESCHI DELL’EX DDR – IN TURINGIA E SASSONIA QUASI UN CRUCCO SU DUE HA VOTATO PER I NEO-NAZI DI AFD O PER LA POPULISTA DI SINISTRA SAHRA WAGENKNECHT. ENTRAMBI INTRATTENGONO SOLIDI RAPPORTI CON LA RUSSIA DI "MAD VLAD" (CHE DAL 1985 AL 1989 FU CAPO MISSIONE DEL KGB A DRESDA) – “CIÒ CHE AFFASCINA AFD E BSW IN PUTIN È IL SUO MODELLO AUTORITARIO” – LA RICHIESTA DI SOSPENSIONE DEGLI AIUTI MILITARI ED ECONOMICI ALL’UCRAINA E LE SINTONIE CON PUTIN ANCHE SULLA GUERRA AL MOVIMENTO LGBTQ…

Paolo Valentino per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

bjorn hocke

La prima volta che incontrai Vladimir Putin, nel 1991 a San Pietroburgo, egli era il vicesindaco della città. Erano trascorsi meno di due anni da quando era rientrato nell’Urss da Dresda, dove dal 1985 al 1989 era stato capo missione del Kgb. Nei venti minuti che passai nella sua stanza, in attesa che il sindaco Anatoly Sobchak si liberasse per l’intervista, il giovane Putin mi parlò soltanto della Germania Est, con un misto di nostalgia e di ammirazione.

 

Sono passati 33 anni, ma sembra ancora esserci molta affinità elettiva tra Putin e i tedeschi dell’ex Ddr, almeno quelli della Turingia e della Sassonia: quasi uno su due di loro nelle elezioni regionali di domenica ha votato per due partiti populisti che intrattengono solidi rapporti con la Russia, ne condividono le posizioni in politica estera e, soprattutto, sono contrari a ogni sostegno occidentale all’Ucraina.

 

SAHRA WAGENKNECHT

Parliamo della destra estremista di Alternative für Deutschland e della sinistra sovranista di Bsw, la creatura di Sahra Wagenknecht, che mescola assistenzialismo in economia con una linea anti immigrazione e xenofoba. A unire i due partiti, veri vincitori del voto, è in particolare un profondo antiamericanismo e uno slancio filorusso, molto diffuso nei Länder che pure per quasi mezzo secolo furono sotto il giogo di Mosca.

 

Björn Höcke, il leader di Afd in Turingia che infarcisce i suoi discorsi di citazioni naziste, è addirittura convinto che la Russia sia il vero campione del mondo libero: “Un Paese che spera di diventare pioniere di un mondo di Stati liberi e sovrani, senza alcuna influenza egemonica”, l’ha definita in un discorso nel 2023.

bjorn hocke 5

 

Wagenknecht da parte sua ha un atteggiamento solo in apparenza più equilibrato.

Concede infatti che la guerra di Putin sia stata un atto contrario alla legge internazionale, ma attribuisce una forte responsabilità anche alla Nato, che definisce «un’alleanza guidata da una nazione che negli ultimi anni ha invaso cinque Paesi in violazione del diritto internazionale e ucciso oltre 1 milione di persone». Secondo Wagenknecht, «la guerra si sarebbe potuta evitare se gli occidentali avessero preso sul serio le preoccupazioni di sicurezza della Russia».

 

La leader di Bsw, che è sposata con Oskar Lafontaine ex presidente della Spd e poi fondatore della Linke, chiede l’apertura immediata di trattative per una tregua. Il suo cosiddetto piano di pace, presentato alcuni mesi fa, è valso al suo partito l’accusa di essere al soldo del Cremlino, che lei definisce «assurda».

 

vladimir putin

Sia lei che Höcke chiedono la sospensione degli aiuti militari ed economici all’Ucraina e la fine delle sanzioni a Mosca.

 

(...)

Secondo lo storico Ilko-Sascha Kowalczuk, ciò che affascina Afd e Bsw in Putin è «il suo modello autoritario, che gli permette di tenere la società sotto controllo». Un’altra affinità è la guerra di Putin al movimento Lgbtq e a tutte le aperture sul gender. Ma più in generale, l’atteggiamento pacifista e filorusso nella ex Germania Est affonda le radici al tempo della Sed, il partito comunista della Ddr, che sulla retorica della pace anti imperialista e sul silenzio sui crimini nazisti costruì il racconto della sua dittatura.

SAHRA WAGENKNECHTbjorn hocke 6 vladimir putin SAHRA WAGENKNECHTSAHRA WAGENKNECHTbjorn hocke 4

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...