L’ANGELINO CUSTODE DEL SUO ORTICELLO - ALFANO PROVA A FARE LA VOCE GROSSA CON RENZI, PUNTANDO SUI SUOI 30 SENATORI MA IL SUO NCD NON PUÒ TIRARE LA CORDA: SE SI VA AL VOTO RISCHIA DI SPARIRE

Francesco Bei per "la Repubblica"

«La conosce la strategia del pesce palla? Quando si avvicina un predatore che se lo vuole mangiare il pesciolino si gonfia e diventa il doppio». Uno dei capi del nuovo centrodestra spiega così la tattica per difendersi da "Caterpillar Renzi". Fare la voce grossa, minacciare persino le urne pur di rallentare il ritmo del blitz renziano. Angelino Alfano, nelle conversazioni con i suoi, ieri l'ha spiegato chiaramente: «Non possiamo accettare questa accelerazione.

Se dobbiamo sottoscrivere un programma dettagliato è evidente che non si può fare in due giorni. O manteniamo la nostra identità di centrodestra o saremo schiacciati in un esecutivo che per tutti sarà solo quello del Pd».

Non è solo un modo per prendere tempo. E' evidente che si tratta di sottrarsi a una marginalità politica che sembra uno degli obiettivi dell'offensiva micidiale messa in campo dal segretario del Pd. Per questo i piccoli - Ncd, Popolari per l'Italia, Udc, Socialisti - si stanno coordinando tra di loro per non soccombere davanti al rullo compressore. Per Scelta civica il discorso è in parte diverso. Anche perché i montiani, a partire da Andrea Romano e Stefania Giannini, sono stati primi a fornire supporto politico a Renzi nell'operazione che ha portato alla defenestrazione di Letta. E si aspettano ora un'attenzione adeguata.

In vista dell'apertura della trattativa con Renzi, i piccoli contano sul fatto che a Palazzo Madama la maggioranza è risicata. Attualmente la maggioranza assoluta è 161 e il perimetro di Letta arrivava a 171. Appena dieci sopra la soglia. Determinanti sono quindi non solo i trenta Ncd ma persino i dodici Popolari-Udc di Mauro e Casini. La situazione appare molto delicata soprattutto nelle commissioni, dove la maggioranza è appena di un senatore sopra. Numeri che verranno gettati sul tavolo della partita con Renzi.

E visto che l'unione fa la forza, ieri mattina Lorenzo Dellai e Andrea Olivero, entrambi dei Popolari, si sono incontrati con Lorenzo Cesa (Udc), Alfano e Quagliariello per fare massa e decidere le mosse comuni. «Renzi - spiega Olivero - si deve mettere in testa che questo resta un governo di coalizione e non del Pd. A noi sta bene un programma ad alto tasso riformista ma vogliano prima che sia concordato e che porti a un vero patto di coalizione. Le elezioni non ci spaventano».

Anche il segretario del Psi Riccardo Nencini ha fatto fronte comune con gli altri senatori del gruppo per le Autonomie del Senato (Svp, valdostani & company). Con i due senatori a vita del gruppo (Rubbia e Cattaneo) gli autonomisti-socialisti sono dodici. E reclamano un ministro per le Regioni che dia loro ascolto. Visto che, per tradizione, i rappresentanti delle minoranze non entrano nel governo, resterebbe in piedi l'ipotesi Nencini.

Ma il partito più in subbuglio è chiaramente il Nuovo centrodestra, bersagliato ogni giorno da Forza Italia come «utile idiota» al servizio della sinistra. In un'infuocata riunione dei gruppi parlamentari, giovedì sera, è stato Gaetano Quagliariello a dettare la linea: «Se vogliamo avere un buon risultato dobbiamo correre il rischio di andare a votare. E' l'unica arma che abbiamo. Se ci mostriamo remissivi Renzi ci asfalta».

A taccuino chiusi il ragionamento degli alfaniani è il seguente: «Se Renzi vuole fare solo la riforma dell'Italicum e poi portarci a votare a ottobre, allora per noi sarebbe meglio far saltare tutto subito e votare con il Consultellum, cioè con il proporzionale puro e lo sbarramento al 4%. O Renzi ci dà garanzie che la legislatura va avanti oppure scendiamo qua».

Quale sarebbe questa garanzia? L'unica è approvare un emendamento che lega l'entrata in vigore della riforma elettorale a quella del Senato. Come minimo un anno e mezzo di tempo. Renato Schifani, che si occuperà da vicino del partito, la mette giù dura: «Noi rivendichiamo pari dignità politica nella contrattazione del programma. Sui temi etici, ad esempio, deve essere chiaro che per noi è inaccettabile che Renzi vada a cercarsi un'altra maggioranza in Parlamento».

La trattativa con i piccoli al momento non è ancora iniziata. Ieri Angelino Alfano ha avuto un primo abboccamento in Consiglio dei ministri con i renziani Delrio e Franceschini. Il tavolo vero e proprio si aprirà solo quando Renzi avrà l'incarico dal capo dello Stato. Ma senza fretta, almeno per l'Ncd. Quanto alle altre forze ingaggiabili - da Sel ai dissidenti grillini - dal segretario Pd, è il renziano Davide Faraone a spiegare che sarà adottata una politica di passi successivi: «Sono sicuro - penso ai 5 stelle e ad altri - che se la qualità del percorso riformatore sarà buona ci saranno spostamenti di forze politiche o, più facilmente, di singoli parlamentari. Ma non subito alla prima fiducia».

 

RENZI E ALFANO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI BRUNO VESPA LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI RENATO SCHIFANI LORENZO DELLAIlorenzo cesaMario Mauro Quagliariello al telefono

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