boris johnson

FINE BREXIT MAI - BORIS JOHNSON VUOLE LE ELEZIONI IL 12 DICEMBRE MA DI MEZZO C'È IL “FIXED TERM PARLIAMENT ACT”, CHE È IL MOTIVO PER CUI A WESTMINSTER SEMBRANO TUTTI IMPAZZITI – È LA NORMA, APPROVATA NEL 2011, CHE PREVEDE UNA MAGGIORANZA DEI DUE TERZI PER INDIRE “SNAP ELECTIONS” – "BORIA" CI SPERA PER FAR FUORI I TORY ANTI-LEAVE, MA HA BISOGNO DEI VOTI DI CORBYN, CHE PERÒ NON VUOLE ANDARE ALLE URNE (PERDEREBBE) – VIDEO

 

 

boris johnson chiede elezioni anticipate

Brexit, Johnson vuole elezioni generali il 12/12

(LaPresse/AFP) - Il premier britannico Boris Johnson vorrebbe elezioni generali nel Regno Unito il 12 dicembre. Lo ha dichiarato lui stesso in un'intervista a Bbc. Se il Parlamento "vuole più tempo per studiare" l'accordo sulla Brexit da lui raggiunto con Bruxelles, ha poi aggiunto, i deputati "possono averlo, ma devono approvare elezioni generali il 12 dicembre".

 

Perché a Westminster sembrano tutti impazziti

Vittorio Sabadin per www.lastampa.it

la mozione di boris johnson per le elezioni il 12 dicembre

 

BORIS JOHNSON E IL RAPPORTO DIFFICILE CON I TORY

In Europa ci si domanda se a Londra non siano tutti impazziti. Il Parlamento britannico era un esempio di concreta democrazia rappresentativa al quale si guardava per le nostre riforme, ed eccolo lì, impantanato da più di tre anni sulla Brexit, incapace di prendere una decisione. Una farsa, culminata con le tre lettere inviate a Bruxelles: una per chiedere un rinvio, l’altra per chiedere che non sia concesso, la terza per cercare di spiegare la ragione delle prime due.

 

boris johnson alla camera dei comumi

Ma la ragione dello stato di coma nel quale è precipitata la politica britannica sta quasi tutta in una legge approvata nel 2011, il Fixed Term Parliament Act. Prima di questa norma un premier che non aveva più la maggioranza poteva indire elezioni anticipate. Ora la legislatura deve durare invece cinque anni e per le elezioni anticipate è necessaria la maggioranza dei due terzi del Parlamento, una quota molto difficile da raggiungere: chi pensa di vincere le vuole, ma chi pensa di perdere voterà contro. E’ per questa ragione che Boris Johnson si trova oggi bloccato: è in carica, ma non avendo più una maggioranza è impossibilitato a portare avanti le sue politiche. Per le elezioni anticipate ha bisogno dei voti dei laburisti di Corbyn, che non le concederanno finché la partita della  Brexit non sarà chiusa.

la mozione di boris johnson per le elezioni il 12 dicembre 1

 

A differenza di quello che accade negli altri paesi, in Gran Bretagna il Parlamento ha una sovranità assoluta: le leggi che approva non possono essere annullate da nessuno e l’unico vincolo imposto al potere legislativo è il divieto di approvare leggi impossibili da modificare o revocare da parlamenti futuri. Solo un sovrano, Carlo I, si oppose a questi principi e nel 1642 gli tagliarono la testa abolendo per un po’ la monarchia.

 

jeremy corbyn

Chi ha seguito in questi giorni i dibattiti si è reso conto di quanto a Westminster sia rapido il meccanismo dell’approvazione di una legge. Lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha il potere di decidere quali emendamenti siano da votare e quali no, di contingentare i tempi degli interventi, di dare la parola ai singoli deputati, di mantenere l’ordine e di fare in modo che tutti rispettino il parere degli avversari politici. La regia di Bercow ha permesso l’approvazione di emendamenti e di leggi che hanno continuamente cambiato lo scenario della Brexit, ponendo nuovi ostacoli alla sua approvazione.

john bercow

 

la mozione di boris johnson per le elezioni il 12 dicembre 2

Ma perché i parlamentari non vogliono approvarla? Lo storico inglese Robert Tombs ricordava sul New York Times che c’erano stati molti altri referendum in Gran Bretagna, ma tutti erano stati vinti dal governo e dall’establishment. Quello sulla Brexit ha aperto invece per la prima volta un serio conflitto tra  democrazia rappresentativa e democrazia diretta. La gente ha chiesto di uscire dall’Europa, ma – pensano in molti a Westminster -  lo ha fatto per una forma di dilettantismo supponente e di isolazionismo ignorante, perché è stata convinta da false informazioni che l’Europa era il problema e che il ritorno alla vera britishness avrebbe risolto tutto. Le società finanziarie e le aziende manifatturiere che fanno i loro affari in Europa sono invece per il remain, come gli elettori metropolitani e molti giornali inglesi: hanno tutti una forte influenza sui parlamentari, anche su quelli del partito di Boris Johnson, che infatti ne ha persi molti per strada.

legge sulle linee guida per la brexit

boris johnson e carrie symonds alla conferenza tory di ottobre 2019 2

 

jeremy corbyn in piazza contro boris johnson

La verità che nessuno può confessare è che Westminster cerca da tre anni ogni pretesto per non obbedire a un voto popolare che ritiene in maggioranza sbagliato. Anche Churchill diceva che la democrazia non è una buona forma di governo, ma sapeva pure che tutte le altre sono peggio.

jacob rees moggproteste contro boris johnson 8marcia anti brexit 12proteste contro boris johnson 9proteste contro boris johnson 1proteste contro boris johnsonproteste contro boris johnson 6proteste contro boris johnson 2proteste contro boris johnson 10boris johnson alla camera dei comuni

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO