GUARINI MEMORIES - CORDELLI: “UNA FIGURA LEGGENDARIA NELLA ROMA TRA I ’70 E GLI ‘80”…

Franco Cordelli per "Il Corriere della Sera-Roma"

Della morte di Ruggero Guarini ho saputo leggendo il ricordo che ieri ne ha tracciato Dario Fertilio. Mi ha colpito dolorosamente. Non sapevo più nulla di lui dal 2004, quasi 10 anni, un'enormità.

Eppure siamo stati buoni amici. Prima amici, poi non più amici. M'ero arrabbiato per cose spiacevoli che scrisse a proposito di mie opinioni politiche. Sapevo che Guarini non era quel che fu da giovane, un comunista; per altro neanche io lo ero, non credo di esserlo mai stato. Non avevo capito quanto la sua nuova fede fosse non solo incrollabile, ma neppure un poco ironica, o tollerante, o poco disposta a transigere almeno con gli amici.

Lo avevo conosciuto negli anni '70, quando dirigeva la terza pagina del Messaggero, una delle più belle che in Italia si siano realizzate. Ci incontravamo alle feste, a cena, a casa sua (dagli anni in cui cominciò a vivere con Muzzi Loffredo, una compagna che credo gli abbia recato felicità e calore).

Era, o era stato, un personaggio leggendario per imprese di varia natura della Roma di quel decennio e di quello successivo. Tutti sapevamo quanto fosse amante del gioco, come lo era stata la madre; io sapevo che si era spesso seduto allo stesso tavolo con un altro grande amico da poco scomparso, con Emidio Greco. Le cose belle di Ruggero erano il suo spirito, la sua intelligenza, la sua sornioneria. Ecco, la sornioneria: all'improvviso da lui sprizzavano scintille di puro humour, di elettrico sarcasmo.

A quel tempo si poteva non essere d'accordo su questo o quello ma ancora non c'era, a dividerci una fede. Ruggero probabilmente in quella fede aveva riposto troppo di se, così sono le fedi, o ci sono o non ci sono. Ma aggiungo: esse non impediscono di essere ciò che si è. Lo vediamo, in Guarini, nelle cose che di lui rimarranno: un romanzo, «Parodia», e una traduzione sublime de «Lo cunto de li cunti» di Basile, del puro napoletano e del puro italiano che egli fu.

 

 

Ruggero GuariniFRANCO CORDELLI

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