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JUNCKER, IL TIRAPIEDI DELLA MERKEL, FA IL BULLO: “QUELLO TRA L'UE E IL REGNO UNITO NON SARÀ UN DIVORZIO CONSENSUALE, MA NON È STATA NEPPURE UNA GRANDE STORIA D'AMORE” - SERVONO DUE ANNI PER ORGANIZZARE L'USCITA CONCRETA DELLA GRAN BRETAGNA DALL'UNIONE EUROPEA, CON 80MILA NORME DA MODIFICARE, CHE RICHIEDE PIÙ TEMPO DEL PREVISTO

Ilmessaggero.it

 

juncker merkeljuncker merkel

Ieri Juncker aveva dichiarato che «Out is out», sollecitando, subito dopo la diffusione dei dati sulla vittoria della Brexit, un'uscita rapida senza se e senza ma. Ma prima servirà rinegoziare le future relazioni politiche e commerciali tra l'Unione europea e il Regno Unito: se non si trova un compromesso sulle modalità di uscita entro due anni, Londra sarà fuori e basta. 

«L'Europa non sarà determinata in futuro da nessun altro trio, così come non è stata determinata dalla Gran Bretagna», ha poi sottolineato il presidente della Commissione europea in un'intervista alla Bild, rispondendo alla domanda se ora sarà il trio Parigi-Roma-Madrid a determinare l'indirizzo europeo dopo la Brexit.

la campagna da 350 milioni a settimana all europa boris johnson  la campagna da 350 milioni a settimana all europa boris johnson

 

«L'aspetto affascinante dell'Ue è che tutti guadagnano dal progetto comune e non solo pochi», ha aggiunto Juncker. Oggi la Frankfurter Allgemeine Zeitung si era riferita a un nuovo direttorio, composto però da Berlino, Roma, Parigi e dal Consiglio europeo.

Intanto a Berlino si sono riuniti i ministri degli Esteri dei principali Paesi europei per un vertice convocato ieri mattina dal ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier. All'incontro Paolo Gentiloni per l'Italia, Jean-Marc Ayrault per la Francia, Bert Koenders per l'Olanda, Didier Reynders per il Belgio e Jean Asselborn per il Lussemburgo.

 

nigel farage  nigel farage

Per Gentiloni, che in un'intervista al Messaggero sottolinea la necessità di un rinnovamento europeo «per scongiurare un effetto domino», ora c'è voglia di «voltare pagina» sulle politiche sulla crescita in Ue. «C'è una spinta convergente in questo senso che viene da Italia e Francia oltre che da altri rispetto alla domanda principale, che sono più crescita e più posti di lavoro», ha detto il titolare della Farnesina a margine dell'incontro berlinese.

 

principe george disprezza gli europei brexitprincipe george disprezza gli europei brexit

«Una delle risposte che gli europei aspettano per dare una prospettiva al futuro dell'Europa riguarda la capacità di avere politiche comuni sull'immigrazione», ha aggiunto. «L'Italia ha avanzato la proposta del migration compact - ha poi spiegato il ministro -. La prossima settimana c'è un Consiglio Ue. Il primo modo per far vedere ai cittadini dei 27 che la Ue capisce la lezione di ieri e va avanti è quello di dare un segnale di condivisione sulle politiche dell'immigrazione. È quello che l'Italia si aspetta dalla riunione di martedì».

«Il processo per l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue, secondo l'articolo 50 del trattato di Lisbona, deve essere avviato il più presto possibile, per poterci poi concentrare sul futuro dell'Europa», ha detto Frank-Walter Steinmeier dopo la riunion.

 

la regina elisabetta riassume il brexitla regina elisabetta riassume il brexitnicola sturgeon trionfanicola sturgeon trionfa

«Il lavoro e la crescita» sono due tra le principali risposte che l'Europa dovrà dare per evitare una grande crisi dopo la Brexit, ha aggiunto. Gli ha fatto eco Jean-Marc Ayrault: i negoziati per la Brexit con la Gran Bretagna «devono iniziare immediatamente».

Comunque, in base all'articolo 50 del Trattato, servono due anni per organizzare l'uscita concreta della Gran Bretagna dall'Unione Europea, con un numero di norme da modificare che raggiunge quota 80mila. Un lavoro sicuramente non facile, che rischia di richiedere anche più tempo del previsto. E mentre crescono di minuto in minuto le firme della petizione che chiede di ripetere la consultazione referendaria, la first minister di Edimburgo, Nicola Sturgeon, ha invocato oggi «l'avvio immediato» di negoziati fra l'Ue e la Scozia per «difendere gli interessi» del popolo scozzese, che nel referendum britannico ha votato contro la Brexit a differenza della maggioranza degli elettori del Regno Unito.

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