L’AUTUNNO CALDO DI PITTIBIMBO – NUOVE TASSE O SOLO TAGLI E LOTTA ALL’EVASIONE? A SETTEMBRE RENZIE DOVRÀ SCEGLIERE CHE COSA FARE PER FRONTEGGIARE LA CRISI E METTERÀ A RISCHIO QUEL 40% PRESO ALLE EUROPEE

Ugo Magri per “La Stampa”

RENZI PADOANRENZI PADOAN

 

La disperazione dei ceti medi sarà grande protagonista dell’autunno 2014: da Renzi a Berlusconi a Grillo, ne sono tutti convinti. Ferragosto è stato funestato da una grandine di dati economici negativi (giù il Pil, su la pressione fiscale, male le entrate tributarie...). Tornata dalle vacanze, l’Italia entrerà nel vortice di decisioni economiche che rischiano di cavare altro sangue alla vasta classe di mezzo, ovvero a quanti non sono così poveri da impietosire il fisco, né così ricchi da potergli sfuggire.

 

marxmarx

Senza scomodare il vecchio Carlo (Marx), la politica si spoglierà delle sue sovrastrutture e tornerà a dipendere dal portafogli. Per Renzi sarà come lanciarsi attraverso un cerchio di fuoco: il 40 per cento degli elettori tre mesi fa l’ha votato come ultimo santo a cui votarsi, adesso si attende il miracolo di un risanamento senza aggressioni a un tenore di vita messo a dura prova da 4 anni di manovre che, tutte insieme, valgono quasi 80 miliardi. I suoi avversari, ovviamente, sperano che il premier tradisca queste aspettative e il ceto medio frustrato si rivolga altrove...


Difficile quantificare l’impatto politico potenziale della classe intermedia. Il primo a provarci fu Sylos Labini 40 anni fa nel «Saggio sulle classi sociali», viaggio avventuroso alla scoperta della nostra «piccola borghesia» e delle sue fluttuazioni politiche. Teorizzò che per vincere la classe operaia doveva stringere alleanza con impiegati e commercianti. Il Pci ci provò, ma era troppo austero (vedi la testimonianza di Veltroni, «Quando c’era Berlinguer», Rizzoli).

ballottaggi   giorgio gori bergamoballottaggi giorgio gori bergamo

 

Mamma Dc e i suoi alleati non badarono a spese pur di tenersi avvinto il ceto medio, e fu allora che si accumulò la montagna del debito pubblico. Venne il Cavaliere, e si propose come modello per chi voleva fare soldi, quando di soldi ne circolavano ancora: senza un ceto medio voglioso di arricchirsi non si spiegano né il ventennio berlusconiano né il suo declino di cui Tremonti scorge le ragioni profonde negli effetti causati da globalizzazione, mercatismo e moneta unica, oltre che dai «nuovi mostri» descritti nel suo ultimo libro («Bugie e verità, la ragione dei popoli», Mondadori).

MASSIMO CACCIARI OSPITE DI SERVIZIO PUBBLICO MASSIMO CACCIARI OSPITE DI SERVIZIO PUBBLICO


Delusa da Silvio, l’Italia di mezzo ha scelto Renzi. Ma attenzione: «Non si tratta di una scelta politica tra destra e sinistra, quanto di un bisogno personalissimo di credere in qualcosa e in qualcuno come ultima risorsa», sostiene Alessandra Ghisleri, che dei flussi elettorali moderati è la studiosa forse più attenta. C’è un’ansia della gente di identificarsi, e la narrazione di Renzi-boy scout, con una storia normale e una vita come tante altre, spiega come mai vada così forte nei sondaggi, con una fiducia personale superiore al 50 per cento in un Paese dove il pessimismo tocca quota 70... Si giocherà il premier questo capitale con misure lacrime e sangue? Farà il bis di Monti?

PAOLO BECCHI PAOLO BECCHI


Giorgio Gori, sindaco Pd a Bergamo nonché ambasciatore renziano al Nord, ne dubita assai: «Mi sento di escludere che il governo andrà a tassare chi è già tartassato. Renzi ha vinto promettendo di ridurre il peso del fisco, è impensabile che lui in autunno faccia il rovescio. Punterà semmai a combattere l’evasione e a tagliare lo stock del debito».

 

Massimo Cacciari, professore e profeta (inascoltato) della «questione settentrionale», non vede nemmeno tutti questi sciacalli politici in agguato, pronti a sfruttare la rabbia del ceto medio. «Berlusconi? Ma se è lì che non vede l’ora di dare una mano al governo... Grillo? In fondo nemmeno lui si augura che l’Italia sprofondi. Se Renzi collasserà, non sarà per merito o demerito loro, ma perché i problemi si dimostreranno più grandi di lui».

GOVERNO DI SCOPO E SCOPONE BERSANI GRILLO BERLUSCONI NAPOLITANO GOVERNO DI SCOPO E SCOPONE BERSANI GRILLO BERLUSCONI NAPOLITANO


Paradossalmente non argomenta tesi molto lontane un altro prof, stavolta in sintonia con i Cinque Stelle, che è Paolo Becchi (ha da poco dato alle stampe per Marsilio a «Colpi di Stato permanente»): «Andiamo verso una situazione sempre più esplosiva sul terreno sociale», spiega, «ma sempre più bloccata su quello politico, con Napolitano e Draghi pronti a soccorrere il governo. Se non si troverà una valvola di sfogo, ci sarà da temere la reazione della gente. I “forconi” sono stati l’antipasto. E per fortuna che c’è Grillo a incanalare in senso democratico la protesta...».

 

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