L’EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA DE SIERVO AVVISA NAPOLITANO: “DARE LA GRAZIA A BERLUSCONI SIGNIFICA CONDIVIDERE L’IDEA CHE È PERSEGUITATO”

Liana Milella per "la Repubblica"

La grazia per Berlusconi? «Impossibile per chi ha altre condanne e altre indagini in corso per gravi reati. Ma soprattutto inammissibile se viene usata per smentire la Cassazione». È tranchant il giudizio dell'ex presidente della Consulta Ugo De Siervo sull'ipotesi grazia per il Cavaliere.

Che impressione le ha fatto la richiesta?
«Sinceramente una grande meraviglia. E poi un notevole sconcerto. Non solo per le moda-lità, vedere i presidenti dei gruppi Pdl che dicono di voler salire al Colle, quando ci sono procedure formalizzate che si svolgono tra l'interessato, i magistrati di sorveglianza e il capo dello Stato. Ma sono sorpreso soprattutto per le motivazioni».

Cosa l'ha colpita?
«Ben tre questioni. La prima: che si possa chiedere una grazia sull'asserto che la Cassazione, assieme a tanti altri magistrati, perseguiterebbe il condannato. Questo non può che turbare profondamente il presidente della Repubblica, che è anche al vertice del Csm. La seconda: si chiede un vero e proprio privilegio per i capi politici che, in quanto tali, non potrebbero essere condannati. Ma ciò urta contro il sano e antico principio che tutti sono uguali davanti alla legge. Il terzo motivo, del tutto inaccettabile.
L'interessato, appena condannato in via definitiva, ha un'altra condanna in primo grado ed è oggetto di indagini penali per pesanti reati come la corruzione di parlamentari o di persone chiamate a testimoniare».

Ciò è di per sé un ostacolo?
«Un grande ostacolo. Ma principalmente non si può chiedere la grazia per smentire la Cassazione o per dire che ha e commesso un abuso».

La grazia non può sanare un errore giudiziario?
«Il condannato attribuisce a tutti i giudici che lo hanno processato, compresa la sezione feriale della Cassazione che di certo non era composta da rivoluzionari, una volontà di perseguitarlo. Se il presidente desse la grazia vorrebbe dire che condivide la tesi di una magistratura che perseguita quel cittadino. E questo non è né ammissibile, né tollerabile».

Una grazia di questo tipo sarebbe un quarto grado di giudizio che salva il leader di un partito proprio perché intoccabile giudiziariamente in quanto leader?
«Bisogna ricordarsi che la Corte costituzionale ha affermato con nettezza il principio che i politici non hanno privilegi se non espressamente previsti dalla Costituzione. In questo caso siamo ben lontani».

 

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