PRONTO, GIORGIO? - L’INCHIESTA SULLA “TRATTATIVA” NON E’ L’UNICA DURANTE LA QUALE IL COLLE VIENE INTERCETTATO - IN PRINCIPIO FU WHY NOT: NELLA GUERRA TRA MAGISTRATI INTORNO ALL’INDAGINE DI DE MAGISTRIS, NAPOLITANO INTERVENNE CHIEDENDO GLI ATTI ALLA PROCURA DI SALERNO - MA ANCHE WOODCOCK SUSCITO’ L’INTERESSE DI BELLA NAPOLI, CHE CHIESE (E OTTENNE) DAL CSM TUTTI GLI ESPOSTI CONTRO IL PM NAPOLETANO…

Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

Credo che nella storia giudiziaria italiana mai il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura abbia fatto una nota come questa. E credo che mai il Capo dello Stato abbia richiesto al Csm notizie sulle pratiche pendenti riguardo il dottor Woodcock". A stupirsi, dell'interventismo del Colle sul pm Henry John Woodcock, è un magistrato della Procura generale di Potenza, Modestino Roca, che quattro mesi fa - è il 6 febbraio 2012 - viene interrogato dal pm di Catanzaro, Francesco Borrelli, nell'inchiesta "toghe lucane bis". Per quanto Roca risulti sorpreso, l'intervento del Quirinale, descritto nel verbale d'interrogatorio, rientrava pienamente nelle prerogative del presidente Giorgio Napolitano.

Siamo nel giugno 2006: Woodcock chiede, e ottiene dal gip Alberto Iannuzzi, l'arresto di Vittorio Emanuele, l'erede al trono dei Savoia. L'inchiesta - che riguarda un'associazione per delinquere e uno strano giro di macchinette per video poker - sarà poi trasferita a Roma dove, nel 2010, Vittorio Emanuele verrà rinviato a giudizio e poi assolto. L'arresto del principe Savoia scatena anche la reazione di Francesco Cossiga: l'ex presidente della Repubblica scrive un'interrogazione parlamentare e, di lì a poco, giunge la richiesta di Napolitano.

IL CASO SAVOIA
Storia nota, se non fosse rientrata in un fascicolo d'indagine, quella diretta dal procuratore aggiunto di Catanzaro, Francesco Borrelli, che indaga su una sorta di complotto, ordito ai danni di Woodcock, Iannuzzi e dell'ex procuratore di Potenza, Giuseppe Galante, da magistrato della procura generale. Tra gli indagati - oltre al Pg Vincenzo Tufano e al suo vice, Gaetano Bonomi - c'è lo stesso Roca. L'indagine è stata chiusa, siamo in fase d'udienza preliminare, e l'interrogatorio di Roca rivela la sua sorpresa dinanzi al gesto del Quirinale.

"Napolitano - continua Roca - come presidente del Csm, chiede la lista degli esposti contro il pm che ha arrestato il principe. (...) Il Colle ottiene dal Csm i fascicoli su Woodcock. La richiesta arriva dopo l'interrogazione di Cossiga sul pm". Nessuna irregolarità: da Presidente della Repubblica, Napolitano, richiede poi al Csm, dalla commissione che si occupa di Woodcock - che ne uscirà indenne - il fascicolo sul pm.

Lo spiccato interventismo del Quirinale sui pm in "prima linea" - ultimo, il caso del conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo, per le sue telefonate intercettate, con il senatore Mancino, nell'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia - s'è affacciato in un altro caso: quando, nel 2009, la procura di Salerno indaga su alcuni pm di Catanzaro, sequestrando alcuni atti del procedimento Why Not.

IL CASO DE MAGISTRIS
Altra storia nota: all'ex pm Luigi De Magistris vengono sottratte illegalmente, secondo la procura di Salerno, le indagini Why Not e Poseidone. I pm salernitani - Michele Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani - dopo aver ripetutamente, e inutilmente chiesto, ai magistrati catanzaresi indagati,di produrre una copia di alcuni atti di Why Not e Poseidone, decidono di sequestrare i fascicoli. In quel momento - mentre la procura di Catanzaro "controsequestra" gli atti ai pm salernitani - Napolitano realizza a sua volta un "unicum": chiede, alla Procura di Salerno, di ricevere gli atti sui quali fonda il sequestro.

A De Magistris, nel frattempo punito dal Csm, si aggiungono i tre pm di Salerno, anch'essi sanzionati e trasferiti. Ma c'è un fatto: negli atti che Napolitano chiede alla Procura di Salerno, c'è qualcosa che lo riguarda, poiché nella summa dei tre fascicoli - Why Not, Poseidone e Caso De Magistris - risultano contatti tra le utenze del Quirinale e alcuni intercettati. E non solo. C'è anche traccia di utenze collegate a Mancino, non indagato, che all'epoca del "caso De Magistris" era vicepresidente del Csm.

Lo stesso Mancino che, pochi mesi fa, viene intercettato, dalla procura di Palermo, mentre si sfoga con il consigliere giuridico di Napolitano, Loris D'Ambrosio, morto pochi giorni fa per un arresto cardiaco. E poi viene intercettato mentre parla con Napolitano. Telefonate penalmente irrilevanti, da un lato, atti costituzionalmente garantiti, come gli interventi su Woodcock, dall'altro.

Resta ignoto, invece, il senso - dal significato esclusivamente politico- delle conversazioni tra Napolitano e Mancino ,indagato da Palermo per falsa testimonianza sulla trattativa Stato Mafia. Il contenuto di queste conversazioni, però, non possiamo conoscerlo. Anzi: l'ultimo intervento del Colle è stato quello di aprire, con la Procura di Palermo, un conflitto di attribuzione.

 

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