
ER (NUOVO) PASTICCIACCIO DI VIA MERULANA (ANGOLO VIA LABICANA) – IL 'MESSAGGERO' DI CALTA-PAPA’ SI SCATENA CONTRO MARINO: ROMA COME UNA BOMBAY CHE PURE MADRE TERESA SCANSEREBBE…
Stefano Di Michele per "il Foglio"
Sta proprio là , all'incrocio preciso preciso tra via Labicana e via Merulana. Là sta er caos, la protesta, la ribellione. "Si ribellano", titola il Gran Giornale della Capitale. Là cova il fuoco, al fatidico incrocio, manco fosse la Sarajevo der Cupolone, manco fosse la Bastille der Colosseo - incrocio de mamme cor pupo in carrozzella e automobilisti bestemmianti e pedoni vocianti e bottegai furibondi e persino, tra tumulto e sommossa, di evocativa "diffidenza questurinesca". "Residenti in rivolta", allora, titola il Gran Giornale de Roma (e de via Merulana).
E magari il giorno appresso: "Monta la protesta" - essendo che "via Merulana è una camera a gas", si soffoca e si crepa e si schiatta, che manco più si vede quello che la letteratura a gloria dello stradario tutto cirscostante si inventò, "il palazzo dell'Oro, o dei pescicani che fusse era là : cinque piani più il mezzanino. Intignazzato e grigio".
Che poi, dice tanto la letteratura del destino e del reale, che certe volte dice pure tutto. Così che proprio in una delle prime pagine di Gadda che la rogna de furti e de morti de via Merulana col suo dott. Ingravallo indaga, si legge testuale: "Intanto entrò nella stanza il capo della investigativa. Aveva il Messaggero ancora indelibato e un petalo bianco all'occhiello".
Il Messaggero - appunto: già nel '27, V E. F., col mussoliniano ritratto "ben più vile e teatrale, chez nous, quel Facciaferoce col pennacchio", quale "Faccia di Morto in bombetta"; così il Messaggero oggi, sempre col biciclettante e molto osteggiato ma ben più mite sindaco Marino, che seppur indelibato trova ancora il quotidiano di via del Tritone la mattina sulla sua scrivania, sa già in anticipo, prima di aprir le pagine, che razza di torcibudella quotidiano ne caverà .
"Sicché, la mattina una subisso. âOrribile delitto a via Merulana', gridavano li strilloni...", resoconta il Gadda. "Lunedì tragico sulla via dei Fori", avrebbero gli stessi da gridar oggi, a leggere la titolazione, se l'innocuo strillone non avesse mollato l'opera sua ai tuitter e ai fes/buk - essendo che la stessa via dei Fori, nel dì che fu da Marino appiedata invece che lasciata a imperiale marciamento, si narra nella cronaca, funestamente e crudelmente proprio su via Merulana (sempre angolo via Labicana) va a schiantare la tragedia sua. E' sempre lì - il groviglio, il garbuglio, lo gnommero, quasi quasi come nel '27, quando che ruspe e marmisti transitavano operanti al "risanamento dei marciapiedi urbani in regime stivalista".
Stiamo, si mormora, si dice - pare, e anzi a dar retta alle cronache manco pare, ma piuttosto una volta delibato l'indelibato Messaggero assoluta certezza è, che al nuovo "pasticciaccio brutto de via Merulana", bruttissimo, siamo giunti (con annesso angolo de via Labicana).
E dunque. A Roma, il Messaggero - "aho, damme er Messaggero", si ha da domandare la mattina all'edicola - si trova accasato dal 1878, poco dopo er Papa Re, già col barone Ricasoli e Giolitti ancora pischello. Fa tutt'uno coi Fori, col Colosseo e col Cupolone - giornale der popolo, di popolare approccio. Dal barbiere lo trovavi (quando il tosatore non si era ancora mutato in hair stylist) in attesa della tosatura; al bar sul frigo dei gelati, sovrastante il cornetto Algida e il fior-di-fragola, a disposizione dei clienti perdigiorno; e, come ebbe a raccontare appunto l'Ingegnere Gadda, sottobraccio pure agli sbirri de questura.
Sta a Roma, il Messaggero - che ha sempre trovato certi antipatizzanti che lo ribattezzavano il Menzognero, pur in fedeltà di lettura: ché a Roma il prendere per culo è spesso un prendere a cuore - come la pizza coi fichi, i filetti di baccalà , le grattachecche estive. E' sempre stato (quasi sempre è stato) giornale di sapienza e moderazione, a Dio e a Cesare, a destra e a sinistra, in curva e in tribuna.
Si coprì di laica gloria nel '74, quando fu ardimentoso nella battaglia in difesa del divorzio - pure più dell'Unità . Consola il borghese e non sottovaluta il proletario, sempre un pizzico di saggezza trilussiana: daje, famo der pollo mezzo pollo a testa. Giornale generalista per eccellenza, appunto gran giornale di narrazione, pure un po' alla Roma e un po' alla Lazio, tanto a Ostia quanto ai Castelli Romani, lettura pe' mari e pe' monti, bene l'abbacchio e bene il vegano, buono per il turista e ottimo per il paesano, ajo&ojo.
Mai casinista, il Messaggero - casomai, a dichiarata parentela, piuttosto casiniano. Ma ecco, poi un giorno il sindaco Ignazio Marino decise di chiudere i Fori (via Merulana, angolo via Labicana), ed è tutto un allarme, una rivolta, uno scontro. I mejo cronisti della cronaca de Roma so' stati sguinzagliati, alleprati, instradati. Un pattugliamento che altro che i vigili, una vigilanza che altro che la Benemerita.
"Taps - Squilli di rivolta", come nel film: così aveva da ripresentarsi il cercatore di negozianti infuriati, tassisti sconvolti, automobilisti furibondi, mamme (con annesse creature) impaurite, pensionati smarriti. "Bloccheremo via Merulana". E dunque: a via Merulana! a via Merulana!, l'allarme mattutino del capocronista ai suoi, come una sorta di "a Mosca! a Mosca!" delle cechoviane sorelle. Ai Fori! Ai Fori!, a chi ancora flanella sulle scrivanie. Chiappe all'aria, ragazzi! Per poi tutti convergere, con geometrico menabò, all'angolo, all'angulus - tra via Merulana e via Labicana: ché l'affare s'ingrossa, er pasticciaccio si complica, lo gnommero s'arruffa, e occhio ar pelo, ragazzi, che non sarà il Mato Grosso ma non minore è il rischio.
Come da titolo: "Due settimane di incidenti percorso a ostacoli in via Labicana". Portate il casco, mettete le galosce - pure se fa caldo, non fidatevi delle infradito. Ché c'è "boom di abusivi sulla pedonale", leggete leggete, ai "Fori, ora anche i vigili vanno in tilt". Pure l'attore Claudio Santamaria, uno che è stato il Dandi in "Romanzo criminale", mica un turista di Tolfa, si è perso nel parapiglia: "Scusi, ma come funziona, da qui come posso andare?".
E' una delle più fenomenali campagne di stampa che si siano mai viste, quella in corso in questi mesi del Messaggero sul sindaco Marino - meglio ancora, dicono i mejo informati, tra l'Ingegnere Caltagirone e il Chirurgo Primo Cittadino. A Roma, ogni chiacchiera è venticello, è ponentino, è soffiatina. Se dice/se racconta/se mormora. Ma la potenza e la ricchezza e l'influenza di S. E. Francesco Gaetano Caltagirone è roba certa - 'gni bbotta 'na tacchia, signorile garbo e rumoroso silenzio, ancora silenzio e poi azione.
Caltagirone è il Messaggero fatto persona: amico di molti, e in molti a essere suoi amici aspirano; felpato e nella necessità ispido; sorriso che avvolge e che nella necessità azzanna. Pure con la sinistra romana i rapporti sono stati a lungo buoni, pure con la destra alemanniana. Raccontano di quando Veltroni fu rieletto la seconda volta - e certo il Messaggero non lo facilitò, a tavola si trovarono, editore e sindaco, a scrutare il menù e a ritrovar la pace, da Potere a Potere, "senza il suo giornale si poteva anche vincere, ma non governare".
Con Goffredo Bettini, che da vent'anni monta/smonta/rimonta i giochi della sinistra capitolina, ottima era l'intesa, persino al suo sessantesimo compleanno Caltagirone si recò - in "una mise en place da festa dell'Unità (tavoli spartani, posate e piatti da mensa universitaria, sedie da ambulatorio)", a dar retta alla cronaca di Repubblica. Ma a un certo punto qualcosa si ruppe. Dicono che fu quando Nicola Zingaretti, adesso governatore e allora presidente della provincia, decise di acquistare certi uffici all'Eur dalla famiglia Parnasi (e molto il Messaggero scrisse - contro, scrisse).
Poi, sia Zingaretti sia l'antico amico Bettini di fresco festeggiamento, si sono battuti a favore di Marino - e avrebbe piuttosto, l'Ingegnere, gradito Alfio Marchini, l'Arfio capitolino, bello come il gladiatore Massimo Decimo Meridio e di nobilissima stirpe rossa, e così fu salutata sul Messaggero la vittoria alle primarie del chirurgo: "Al candidato dell'estrema sinistra il 50 per cento".
E adesso all'orizzonte c'è la questione Acea, di cui Caltagirone possiede una rilevante quota. Ed ecco l'odierna situazione secondo i giornali (come la Stampa): il Marziano e l'Ingegnere - due tipi umani diversi, persino due diversi pianeti. Roma è quella che è - una bellezza sospesa sopra il disastro.
Un accampamento, una bolgia, una fatica quotidiana. Tavolini che invadono ogni marciapiede, camion bar che oscurano ogni monumento, movida selvaggia di urla e vomito e pisciate agli angoli di strada, traffico che strangola, bancarellari di orrenda paccottiglia (un palmo di pisello aggiunto al David di Michelangelo e accanto la foto del Santo Padre) che oscurano la fontana di Trevi come quella del Bernini a piazza Navona e la maestosità del Pantheon, ubriachi/impasticcati vaganti, borseggiatori a frotte, questuanti a branco, mendicanti veri e mendicanti finti, storpi fasulli e mutilati esposti per estorcere pietà , parcheggiatori abusivi minacciosi, venditori ambulanti (o so' ombrelli o so' rose o so' pedalini) assillanti - tutta una fiesta e uno sbraco e una fatica.
Che sia adesso la rogna nelle mani di Marino è indubbio - che sia demerito di Marino arrivato a inizio stagione, è un po' troppo in anticipo sostenerlo. Al Messaggero Marino è subito piaciuto poco. Riesumò la storia tormentata della gestione dell'Ismett (Istituto mediterraneo trapianti e terapie): "Marino, la fuga da Palermo e la scalata al Campidoglio". Poi, un crescendo.
Le pagine della cronaca di Roma si sono fatte affascinante lettura, quasi balzachiana opera, un battere e un pestare e un allertare. Tale e quale (tale e quale, con tutto il rispetto, per modo di dire) a Gadda che s'aggirava a dar voce all'umanità di via Merulana - "il male affiora a schegge, imprevisto, orribili schegge da sotto il tegumento, da sotto la pelle delle chiacchiere" - così calano le mejo penne cronachistiche dar Tritone ai Fori e da lì risalgono verso via Merulana (sempre angolo con, si capisce) dopo l'inserramento dello stradone delle glorie imperiali alle auto.
E le voci, le voci, le voci: a dannazione, a protesta, a rivendicazione... Rivolta! Occupazione! Da romanzo popolare, appunto - a suo modo, da giornale popolare: facce e voci, voci e facce, "donne, sporte e sedani: qualche esercente d'un negozio di là , col grembiule bianco...". Ecco che "attacca Riccardo Berti, titolare di un bar davanti al Teatro Brancaccio", e quindi "scherza Federico, che gestisce un negozio di occhiali in via Merulana", mentre "si lamenta un romano al volante".
Tocca a "Virgilio Cecchini, norcineria di salumi dal 1930, ora un must della gastronomia romana", è la volta di "Maria Grazia Panella, titolare dello storico panificio di fronte al Teatro Brancaccio", adesso "scuote la testa Enzo De Palo, pasticciere di via Labicana", tristemente convinto che "prima o poi qui ci scapperà il morto".
E i marciapiedi sorti all'improvviso, "almeno due macchine nei giorni scorsi l'hanno preso in pieno, una ha avuto seri problemi a una ruota" (caspita!), che poi fossero solo le macchine, "marciapiedi invasi della biciclette", e s'avanza "Luis, portiere dello stabile al civico 80 di via Labicana" (occhio all'incrocio), qualcosa "spiega Englesiano Zachini, titolare di una macelleria su via Merulana", mentre "si lamenta Elisa Cipriani, che gestisce un ristorante sulla strada", e contemporaneamente dice la sua "il titolare di un'ottica" rimasto incomprensibilmente innominato.
Testimone di uno sciagurato investimento, viene interpellato "Roberto, il barista del Ciuri Ciuri", fa eco un suo collega, "il gestore di un bar, Emiliano Costantini", riappare sempre anonimo "il proprietario di un negozio di occhiali", e si incontra nuovamente "Elisa Cipriani, titolare del Crema e Gusto di via Labicana", pure "un residente" non meglio specificato in oggetto, però in giustificatissima grande ambascia: "Ho parcheggiato la mia Smart cinque giorni fa, il pensiero di spostarla mi terrorizza".
Ribadisce sul traffico "Simone Braghetta del Panificio Panella", le misere condizioni della via analizza "Giuseppina Tripodi, che da vent'anni ha un'attività sulla strada" - un po' vaga, l'indicazione. C'è la coltelleria che chiude, c'è "L'Antica cornetteria" che patisce, persino "l'alimentari-frutteria di via Labicana gestito da bengalesi" si prepara all'esodo. "Crollano gli incassi, il sarto dei vip chiude bottega", ché "gli incassi sono calati del 70 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso", giura Franco Aldini, sinora sito in via Labicana (angolo?).
Esprime preoccupazione "Emiliano Antonini, titolare dello Gnamme Gnamme di via Labicana", e "solleva dubbi anche Loredana Fossacieca, titolare di una sanitaria": in via Labicana, manco a dirlo, ubicata.
Un lavoro certosino. Che esamina il suk al Colosseo, "sono tornati i centurioni", il "degrado senza fine" a via dei Prati Fiscali, i menestrelli che vorrebbero suonare dappertutto e a tutte l'ore, il mancato taglio delle auto blu, i posti auto che mancano, a "piazza del Popolo il parking fantasma casa dei senzatetto", gran "protesta dei residenti" a Testaccio, banchetti sudamericani apparecchiati a Colle Oppio, "anche il minestrone con le sigarette", intanto "artisti di strada, rivolta dei residenti";
i ritardi della Metro C, all'Esquilino "odissea parcheggio", i cartelli stradali che non vanno, "l'ira dei commercianti per il suk abusivo", i parcheggiatori abusivi che a loro volta taglieggiano, "i vigili si fanno da parte", gli stessi vigili che lanciano l'allarme, "finiti i soldi, Fori senza autovelox", e non meno di loro si allarmano i presidi, "Fori, scuole aperte, rischio caos", e a questo punto si allarmano gli operatori turistici, "rischio paralisi per i pullman", pochi chilometri oltre "ambulanti a San Pietro, urla e rissa tra i turisti", poco in là "Castel Sant'Angelo suk davanti ai vigili", risalendo via del Tritone, proprio a ridosso del Messaggero, "centro, invasione di tavolino selvaggio, a piazza Barberini tra slalom e cadute", e intanto giù alla "pedonalizzazione del Tridente", senza contare che "è guerra per i bagni chimici rimossi dai posteggi taxi" - minzione: impossible! - la minzione impossibile, e tornando da dove siamo partiti, "viabilità ai Fori, infrazioni a raffica", perciò "i commercianti minacciano: bloccheremo via Merulana", ecc. ecc. - tutto, diciamo così, in meno di un mese. Insomma, l'Armageddon de noantri.
Per i colleghi del Messaggero perenne vagare sotto il sole, scrutare senza sosta, annotare (e annusare) senza tregua. Con sacro impeto, con indefessa vocazione, con zelante ardore. Ribellione/rivolta/suk/crisi/ protesta/tilt/scontro/Fori/Fori/Fori/Merulana/ Merulana/Merulana-angolo-Labicana/ degrado/bagni/caos/abusivi/tragico lunedì/ tragico martedì/tragico mercoledì, ecc. ecc. Tragedia! Tragedia! Foto di gente che piscia (di spalle, però).
Foto di ingorghi soffocanti. Foto di bancarellari tracotanti. Di tanto fervore, di tanto cronistico svelare, soprattutto una pagina (20 agosto) va segnalata: la più temeraria, opera della benemerita collega Laura Larcan, ottimo spirito di osservazione e non minore forza di stomaco. Vera cartografa del degrado cittadino, come Indiana Jones cercava l'Arca ha scovato i più segreti anfratti tra i Fori dove turpi malcreati vanno a cagare e vanno a pisciare - e tacer del resto. "Toilette all'ombra dei Cesari", perciò.
"Lì dove serve, basta scavalcare e âliberarsi' in piena tranquillità ", ché "d'altronde anche il sottobosco umano ai margini della legalità ha le sue esigenze fisiologiche... richiami del corpo che a un certo punto arrivano per tutti. Pure per i fachiri". Né la ricercata metafora muta l'esatta precisione, "al Foro di Traiano vanno a colpo sicuro", "scendono lungo via dei Carbonari", "il Foro di Cesare è gettonato dai lavoratori dei camion bar", "il caldo picchia, ma le fronde degli alberi danno ristoro" - tutto un evacuare e tutto un cattivo odorare, "le tracce sono evidenti a terra. Per non parlare degli odori, resi ancora più acidi dal caldo".
Chimica & cronaca. Non che il Messaggero abbia torto, piuttosto ragione - ma tutto a carico di Marino pare troppo. Roma come la Los Angeles di "Blade Runner", come la New York di Jena Plissken, una Bombay che pure Madre Teresa scanserebbe. Gran campagna di stampa - un po' cavillosa infine, nell'affollarsi dei giorni. Però giovedì scorso, per esempio, la parola "Fori" non compariva in nessun titolo. Ohibò! Ieri lo stesso. Cavolo! Ci si sentiva quasi spaesati, dopo aver passato l'estate insieme.
Così passa pure la voglia di andarci a fare due passi, nonostante l'appiedamento di Marino: uno va lì senza sapere se trova un bengalese che piscia o Claudio Santamaria che chiede la strada o quello vestito da faraone che vuole l'euro? E chissà se il terrorizzato di via Merulana ha poi trovato il coraggio di spostare la sua Smart. Si vada, presto e lesti, ad appurare! Giusto 'na roba (flaianesca) de marziani e de giornali a Roma.












