MONTI NON FA SCONTI –VERSO UNA MAXI TASSA SUI DEPOSITI ANONIMI IN SVIZZERA DEI CITTADINI ITALIANI – MA C’E’ IL RISCHIO CHE, ALZANDO TROPPO IL TIRO, I CAPITALI FUGGANO DALLE BANCHE ELVETICHE E VADANO A RIFUGIARSI IN QUALCHE PARADISO FISCALE IRRAGGIUNGIBILE, VEDI SINGAPORE: COL RISULTATO CHE L'ERARIO NON INCASSEREBBE UN CENT - DOMANI MONTI SARÀ A RIMINI PER INAUGURARE IL MEETING CIELLINO….

Ugo Magri per La Stampa

Casomai dovessimo chiedere salvagenti all'Europa, certo non ci aiuterebbe l'evasione fiscale che abbiamo in Italia. Perché altrove, specie in Germania, già ce lo stanno facendo pesare: prima di invocare aiuti, dovremo sforzarci di far pagare le tasse a chi se ne guarda bene... Monti ha chiara la difficoltà, sa che l'evasione «produce un grosso danno nella percezione del Paese all'estero», addirittura sostiene che contro questo malcostume «siamo in uno stato di guerra».

E quando c'è un'emergenza bellica non si può andare troppo per il sottile. Per cui il Prof spiega al settimanale ciellino «Tempi» che «certi momenti di visibilità possono essere antipatici» (chiaro il riferimento ai blitz delle Fiamme Gialle), però «hanno un grande effetto preventivo» e rinunziarvi significherebbe alzare bandiera bianca. Bene, anzi benissimo se qualcuno se ne spaventa e torna sulla retta via.

Per dimostrare che farà sul serio, ieri Monti ha colloquiato con la presidente della Confederazione elvetica, nonché ministro delle Finanze, Eveline Widmer-Schlumpf. Il nostro premier non ha avuto bisogno di volare in Svizzera, in quanto già vi si trova per le vacanze, precisamente a Silvaplana in Engadina. Lì ha avuto luogo l'incontro, il cui nocciolo riguarda proprio il recupero dell'evasione che si rifugia da quelle parti.

Con la Widmer-Schlumpf avevano fatto conoscenza il 12 giugno scorso, ieri si sono limitati a un punto sui lavori della commissione bilaterale (l'idea di massima consiste nell'esigere una tassa salata sui depositi anonimi in Svizzera dei cittadini italiani). L'agenda prevede che gli esperti consegnino le loro proposte in autunno, per poi firmare un accordo come quello già raggiunto tra Germania e Confederazione elvetica.

Nelle settimane scorse un po' tutti i partiti avevano sollecitato Monti a procedere con decisione, nella speranza che lo Stato italiano possa incassare un pacco di miliardi. Il Professore raccoglie i suggerimenti di Bersani, Alfano, Casini; però sbaglia chi lo immagina posseduto dall'ansia di concludere.

La fretta c'è, assicurano dalle sue parti, ma si accompagna alla preoccupazione di non commettere passi falsi. Per esempio, il premier vuole evitare che l'operazione si trasformi in un condono mascherato, per effetto del quale chi ha trasferito i soldi in Svizzera se la possa cavare con poco. L'altro rischio è che, alzando invece troppo il tiro, i capitali fuggano dalle banche elvetiche e vadano a rifugiarsi in qualche paradiso fiscale irraggiungibile: col risultato che l'Erario non incasserebbe un cent. Insomma, si cammina sul filo. Domani Monti sarà a Rimini per inaugurare il Meeting con un discorso sui giovani.

L'intervista a «Tempi» sarebbe dovuta uscire in contemporanea, ma è stata anticipata alle agenzie. Il presidente del Consiglio vi ribadisce l'intenzione di vendere parti del patrimonio pubblico, promette al mondo cattolico un sostegno economico alle scuole private, «crede e spera» di poter lasciare Palazzo Chigi a un politico eletto dal popolo.

Ma a far rumore è una battuta sulle intercettazioni. Definisce «gravi» quelle che riguardano il Presidente della Repubblica, aggiungendo: «E' peraltro evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi. Di conseguenza è compito del governo prendere iniziative a riguardo». Insorge Di Pietro («inaccettabile») e la Federazione della stampa minaccia una «grande mobilitazione» contro qualunque legge-bavaglio.

 

 

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