mario draghi - roberto garofoli - giorgia meloni

“E' IMPORTANTE NON ISOLARSI IN EUROPA, GIOCARE DI SPONDA” - NEL PASSAGGIO DI CONSEGNE A PALAZZO CHIGI, MARIO DRAGHI HA DATO QUALCHE DRITTA A GIORGIA MELONI: “ATTENZIONE AL DEBITO, È IL MOMENTO DI TENERE I CONTI IN ORDINE. ERAVAMO IN PIENA PANDEMIA QUANDO HO INIZIATO IL MIO LAVORO DA PREMIER. C'ERANO MANIFESTAZIONI QUI SOTTO. HO TEMUTO PER LA COESIONE SOCIALE” - LA DUCETTA FA ECO: “ALCUNI SEGNALI NON MI LASCIANO TRANQUILLA” - “REPUBBLICA”: “I DUE, IN REALTÀ, SI ERANO GIÀ VISTI. IN GRAN SEGRETO, NEI GIORNI SCORSI, ATTRAVERSO TUNNEL PROFONDI CHE COLLEGANO LA CAMERA ALLA SEDE DELL'ESECUTIVO…”

Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

MARIO DRAGHI - ROBERTO GAROFOLI - GIORGIA MELONI

La scrivania di Mario Draghi è immacolata. Ha portato via anche l'unico faldone rimasto. È pesante come la crisi all'orizzonte. Contiene i dossier che il capo dell'esecutivo mostra a Giorgia Meloni, poco prima di consegnarle la campanella che segna il passaggio di consegne: energia, guerra in Ucraina, inflazione, recessione, il caos della trattativa su Ita, rapporti con le Cancellerie europee. Novanta minuti di paura a Palazzo Chigi. Un'ora e mezza che racchiude una sfida gigantesca.

MARIO DRAGHI E GIORGIA MELONI

 

Condensata in una confidenza che l'ex banchiere concede alla leader, quando la conversazione volge al termine: «Eravamo in piena pandemia quando ho iniziato il mio lavoro da premier. C'erano manifestazioni proprio qui sotto. Ho temuto per la coesione sociale. E ho fatto di tutto per non far arrivare le tensioni nelle piazze».

 

E' lo stesso, identico allarme che agita la nuova presidente del Consiglio. «Alcuni segnali non mi lasciano tranquilla». Per questo, durante il discorso previsto domani alla Camera per la fiducia, Meloni sceglierà una traccia "draghiana", invitando la politica e il Paese alla «massima unità per affrontare la più grave crisi economica degli ultimi anni».

I due, in realtà, si erano già visti.

 

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

In gran segreto, nei giorni scorsi, attraverso tunnel profondi che collegano la Camera alla sede dell'esecutivo. Stavolta però Draghi può prendersi tutto il tempo di cui ha bisogno. E parlare a chi le succederà con una franchezza che graffia. Non per acrimonia, astio, anzi: il presidente uscente rompe il protocollo, attende Meloni sulle scale del primo piano, è caloroso come poche volte si è mostrato.

 

Soltanto che ha voglia di mettere in guardia dalle nubi che incombono. Una prospettiva a cui la leader dà una veste politica, parlando al Consiglio dei ministri riunito subito dopo: «Molti scommettono sul nostro fallimento, dobbiamo far ricredere i troppi uccelli del malaugurio ». Non si riferisce a Draghi, ma ai problemi apparentemente insormontabili che la attendono.

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

 

L'energia è ovviamente il cuore delle riflessioni, lo specchio dell'angoscia di queste ore. Certo, Draghi fa notare che il prezzo fissato al Ttf - il mercato in cui si regola il costo del gas - è più che dimezzato rispetto a qualche settimana fa. Se la tendenza venisse confermata, si potrebbe contenere lo spettro della recessione. Ma esiste il nodo dell'approvvigionamento.

 

E poi c'è da implementare le decisioni politiche prese nell'ultimo Consiglio europeo già nel corso del Consiglio dei ministri Ue dell'energia, in agenda per domani. Nei dettagli normativi messi nero su bianco si misurerà la distanza tra fallimento e successo. «E' importante non isolarsi in Europa - è il consiglio di Draghi - giocare di sponda».

 

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

Significa di lasciar perdere con i leader dell'Est e concentrarsi soprattutto sulla Francia. l'unico possibile alleato per superare le resistenze tedesche. Non a caso poche ore dopo, a sera, Meloni incontra Emmanuel Macron in un hotel romano.

 

I timori della nuova premier per gli ostacoli da dribblare sono insieme prudenza, senso del limite, preoccupazione per alcuni possibili preconcetti che le Cancellerie europee potrebbero opporle. Ne parla con Draghi. Sul punto, l'ex banchiere è cauto, ma non ostile: ai partner, confida, «ho chiesto di giudicare le azioni, i fatti». Un approccio insieme rassicurante e sfidante.

 

Novanta minuti di paura, perché i dossier non permettono una luna di miele, soffocano i margini politici, producono esigenze tra loro in conflitto. Sul caro energia e sulla crisi del potere d'acquisto delle famiglie, ad esempio, la necessità di aiuti dello Stato rischia di aprire voragini nel bilancio dello Stato: «Attenzione al debito - è il senso dei ragionamenti di Draghi è il momento di tenere i conti in ordine».

MARIO DRAGHI E GIORGIA MELONI

 

Meloni ascolta, prende nota, si allarma ancora di più. Sa che i mercati potrebbero punire ogni passo falso, ha negli occhi l'esempio di Liz Truss, appena consumata dalla morsa degli investitori. L'effetto è stato privare la premier italiana di una sponda su cui aveva deciso di investire per i prossimi mesi.

 

Quando l'incontro termina, la campanella passa di mano. Meloni spende parole di apprezzamento per l'atteggiamento di Draghi, lo ringrazia per l'attenzione istituzionale che ha reso possibile una transizione ordinata. In un'altra stanza, il sottosegretario alla Presidenza uscente, Roberto Garofoli, chiude la riunione parallela con il suo successore, Alfredo Mantovano. Poi Meloni riunisce i suoi ministri. Colpita da novanta minuti impegnati, riparte dai fondamentali. «Parliamo poco - è l'invito - cerchiamo di fare del nostro meglio».

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

 

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO

autostrade matteo salvini giorgia meloni giancarlo giorgetti roberto tomasi antonino turicchi

TOMASI SÌ, TOMASI NO – L’AD DI ASPI (AUTOSTRADE PER L’ITALIA) ATTENDE COME UN’ANIMA IN PENA IL PROSSIMO 17 APRILE, QUANDO DECADRÀ TUTTO IL CDA. SE SALVINI LO VUOL FAR FUORI, PERCHÉ REO DI NON AVER PORTARE AVANTI NUOVE OPERE, I SOCI DI ASPI (BLACKSTONE, MACQUARIE E CDP) SONO DIVISI - DA PARTE SUA, GIORGIA MELONI, DAVANTI ALLA FAME DI POTERE DEL SUO VICE PREMIER, PUNTA I PIEDINI, DISPETTOSA: NON INTENDE ACCETTARE L’EVENTUALE NOME PROPOSTO DAL LEADER LEGHISTA. DAJE E RIDAJE, DAL CAPPELLO A CILINDRO DI GIORGETTI SAREBBE SPUNTATO FUORI UN NOME, A LUI CARO, QUELLO DI ANTONINO TURICCHI….