IL PRESIDENTE POLIZIOTTO - GRASSO COLANTE NELL’AMMUINA DEL SENATO MORENTE: “CHIAMO LA POLIZIA!” - VOTO SEGRETO, VOTO PALESE, DENTRO, FUORI E VIA SBARELLANDO - I PADANI INVOCANO LIBERTÀ E PER SFOGO SBRAITANO ALLA BOSCHI: “SAI SOLO TWITTARE”

Mattia Feltri per “La Stampa

 

piero grasso in senatopiero grasso in senato

Per finire in bellezza, è comparsa una parolina piuttosto suggestiva, specialmente se uscita dalla bocca di un ex magistrato ora presidente della Camera Alta: polizia. O carabinieri, o polizia d’aula, secondo le versioni varie dei capigruppo di minoranza che avevano partecipato in serata a una riunione nella stanza di Piero Grasso.

 

sui banchisui banchi

Doveva servire per un’intesa dopo la guerriglia mattutina e primo pomeridiana, e conclusa con un tambureggiante coro - «Libertà, libertà», quello del pratone di Pontida - allegramente intonato anche dei cinque stelle. E siccome il coro non si placava, Grasso sospendeva la seduta obbligando noi giornalisti - come da regola - ad abbandonare le tribune.

 

Sennonché, appena usciti, sull’aula calava il silenzio e si risentiva la voce di Grasso: «La seduta riprende!». Noi dentro, e riecco il coro. E risospesa la seduta. Fuori. E riaperta. Dentro. Così, per cinque o sei volte, al punto che c’erano giornalisti che entravano mentre altri uscivano, dibattendo se la seduta fosse in corso oppure no. «Francamente non lo so più nemmeno io», diceva un commesso ormai incapace di regolare l’andirivieni.

laura bianconilaura bianconi


Era successo il solito disastro a proposito di spacchettamenti, e voti palesi e segreti, un viluppo abbastanza oscuro anche ai senatori, figuriamoci ai giornalisti, per cui è meglio ne siano risparmiati almeno i lettori. Basterà sapere che su un emendamento s’era ingaggiata la millesima guerriglia di mosse e contromosse regolamentari, con i migliori strateghi di palazzo impegnati a intortare gli avversari.

 

Si era bloccati su queste destrezze da un’ora e mezzo, finché Grasso non ha fatto votare - palesemente - la modifica in questione che conteneva la trappola della riduzione dei deputati. Modifica respinta. Il titolare dell’emendamento, il leghista Stefano Candiani, dopo un attimo di smarrimento partiva a olimpioniche falcate verso i banchi della presidenza, dove i commessi lo bloccavano salvandolo da un probabile tentato omicidio. A Candiani - altra roba tecnica - era stato impedito di illustrare l’emendamento.

la senatrice laura bianconi colpita a una spallala senatrice laura bianconi colpita a una spalla

 

Il fatto è che l’opposizione s’era fatta la bocca buona dopo il capolavoro di un paio d’ore prima: il governo mandato sotto su una modifica che consegna al Senato competenze su temi etici e sanità. Finale: 154-147. Neanche per un gol ai mondiali: Roberto Calderoli partiva come Marco Tardelli nell’82 ad abbracciare Candiani, padre anche di questo emendamento. Augusto Minzolini si buttava a pesce, tipo le rockstar, sugli amici leghisti.

 

I cinque stelle si abbracciavano esultanti, e anzi, in un meticciato politico-geografico i grillini abbracciavano i padani e i padani abbracciavano i meridionali delle grandi autonomie i quali cercavano di abbracciare un esterrefatto Giulio Tremonti, impegnato a godere con riservata dignità. Sulla casta ammucchiata, seduta sospesa. La festa è proseguita fuori.

la bagarre su twitterla bagarre su twitter

 

Ancora Minzolini, avvinto a Corradino Mineo. Ancora Calderoli: «E poi il gatto esce e... zaff!». Jonny Crosio (Lega) si avvicinava a Maurizio Gasparri: «Grazie!». E Gasparri: «Grazie? Io ho votato no”. E Crosio raggiante: «Va là, va là, è furbo questo...». Fatto sta che, al secondo voto segreto, l’assemblea dimostrava al mondo quanto la riforma gli stia sul gozzo. «Ora se la pigliano con don Abbondio (Grasso, ndr) quando dovrebbero prendersela col Bullo (Renzi, ndr), che ha paura del voto segreto», era l’epitaffio di Minzolini.


Insomma, la speranza di dare un altro paio di botte era cicciosa. E ancora più cicciosa la delusione per lo sbrigativo finale orchestrato da Grasso. Così, quando alle 16 riprendeva la seduta, l’aula era di nuovo la Cambogia di cui è esplicativo uno scambio di battute aperto da Grasso, appena sopito uno dei cori “libertà”: «Posso usarla anche io la parola libertà». «Ma te ne puoi andare aff...», rispondeva Gian Marco Centinaio, capogruppo leghista.

il senatore della lega, nunziante consiglioil senatore della lega, nunziante consiglio

 

Candiani se la prendeva col ministro Boschi, smanettante sullo smartphone: «Tutto quello che sa fare è twittare». Dunque, stabilita la serenità dei rapporti, toccava di riconvocare la riunione dei capigruppo poiché le opposizioni chiedevano di rivotare l’emendamento. Riunione interminabile. E controriunione. E miniriunione (quella della minaccia di ricorso alle forze dell’ordine, ricondotta da Grasso a un lapsus).

 

Finalmente si tornava in aula alle 21. Il leghista Crosio suggeriva: «Alla parola libertà lei ha risposto con la parola polizia. Noi ci sentiamo vittime, forse lo è anche lei, forse è meglio rinviare a domani». Si andava invece avanti, a buttare via anche la notte. 

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