LA REPUBBLICA DEL CATETERE! I SAGGI BY LETTA-NAPOLITANO GIÀ PERDONO PEZZI

1 - RIFORME: CARLASSARE, FORSE HO FATTO MALE. MAGARI MI DIMETTO
(AGI) - La commissione dei 'saggi' per le riforme, che proprio oggi salira per la prima volta al Quirinale, potrebbe gia perdere qualche pezzo. "Forse ho sbagliato, alla fine, ad accettare, nelle mie perplessità, perche l'idea e quella di poter portare una voce portando argomenti che vengano compresi", confida a Radio Radicale la professoressa Lorenza Carlassare. "Se vedo che questi argomenti trovano sordi gli altri io immediatamente mi dimetto", prospetta la costituzionalista che guarda alle propensioni presidenzialiste dicendo che "a questa aspirazione autoritaria io non ci sto".

"Le riforme da noi hanno lo scopo di delegittimare la Costituzione esistente e di dare un po' di sostanza a quella vena di autoritarismo che ci portiamo indietro da sempre, perche la riforma della forma di governo e totalmente inutile", afferma Carlassarre. "Il presidenzialismo all'americana non lo vogliono perche li i poteri del presidente sono davvero limitati dal Parlamento e dal potere giurisdizionale, e allora c'e' l'idea del semipresidenzialismo che vedono come un filone che può potare la concentrazione dei poteri in una persona sola. Questa è l'aspirazione. A questa aspirazione autoritaria - avverte - io non ci sto e quindi la mia idea sarebbe di portare la mia voce dissidente, ma forse - riflette - ho sbagliato ad accettare perche questa voce dissidente non avrà alcuno spazio".

"Io penso che esistano riforme costituzionali assolutamente indispensabili - dice ancora la professoressa Carlassare - la prima di queste e che il giudizio sulle elezioni non sia dato da una commissione parlamentare ma dalla Corte Costituzionale, altrimenti e inutile che facciano buone leggi sulla ineleggibilità quando poi a giudicare e chi dovrebbe essere valutato".

"Non mi vorrei sottrarre all'idea che si possano fare dei mutamenti specifici e puntuali, ma che non devono toccare l'essenza liberaldemocratica della nostra Costituzione. La nostra è una democrazia costituzionale e vorrei che restassero saldi entrambi i punti, democrazia e costituzionale, che vuol dire un sistema di limiti al potere e di limiti alla maggioranza. Temo che questa non sia l'intenzione, forse ho sbagliato alla fine ad accettare nelle mie perplessità, perche l'idea e quella di poter portare una voce portando argomenti che vengano compresi", e allora "se vedo che questi argomenti trovano sordi gli altri io immediatamente mi dimetto".

Intanto, ribadisce, "cambi alla forma di governo assolutamente no, perche non si possono scaricare sulla Costituzione le incapacità della classe politica. I partiti hanno perso la bussola e hanno dimenticato tutto quello che c'e nella Costituzione e che, in qualche modo, gia segnava un programma. Io vorrei che la attuassero la Costituzione".

2 - RIFORME: VILLONE, SUD IGNORATO, SAGGI CON 'PENSIERO UNICO'
(ANSA) - ''Vien da ridere a pensare che non esistano costituzionalisti validi da Roma in giu', tranne uno sparuto gruppetto, essenzialmente siciliano, e che tutte le intelligenze del Paese siano concentrate tra la Toscana e l'Emilia''. Lo afferma in una intervista al Mattino Massimo Villone, ordinario di Diritto costituzionale dell'Universita' Federico II di Napoli, secondo il quale la commissione dei 35 saggi e' comunque un ''inutile paccotto'', dove peraltro, alcuni ''sono sconosciuti'' mentre ''mancano nomi eccellenti, come quelli di Zagrebelsky, Rodota' e Amato, per citarne qualcuno. Scelta o dimenticanza?''.

Ma ''la cosa piu' grave e' che questa commissione e' gia' orientata culturalmente verso il pensiero unico, tutto votato al cambiamento della Costituzione in chiave personalistica, semipresidenzialistica''. Per Villone, ''una classe politica all'altezza del compito avrebbe tenuto conto di tanti fattori: di quelli geografici, che contano in un organismo che si occupera' della riforma della Costituzione, ma anche della necessita' di rappresentare le diverse idee in campo''. Anche perche' il semi-presidenzialismo e' ''un'illusione: non risolve niente. Se i governi nazionali sono deboli e' perche' il potere dello Stato e' stato ceduto all'Ue, da un lato, alle Regioni, alle Authority attraverso le privatizzazioni, dall'altro''.

3 - RIFORME: SARTORI, I SAGGI NON HANNO MAI FUNZIONATO

(ANSA) - ''Anche il mattarellum e' un pessimo sistema elettorale, non c'e' nessuna eccezione al doppio turno alla francese. E' solo un pretesto dire che ci vuole prima la Costituzione e poi il sistema elettorale: il doppio turno e' un sistema che si presta a servire tutti i regimi democratici''.

Cosi' il politologo Giovanni Sartori, questa mattina ai microfoni di Radio Citta' Futura, ribadisce le sue posizioni in merito alle riforme costituzionali, stroncando la scelta di Enrico Letta di riunire trentacinque saggi che sono gia' un parlamento: '' Non ho mai visto trentacinque persone di estrazione parlamentare mettersi d'accordo su un progetto di riforme costituzionali: e' avvenuto solo nel '48 e nel '49 alla fondazione - ha proseguito Sartori - dopo, le buone costituzioni sono state fatte da un buon giurista e poi approvate, ma non sono materie di negoziato di un parlamentino in cui ognuno difende i suoi interessi''.

Per il politologo ''si tratta anche di un pretesto per non fare neanche la legge elettorale visto che qualcuno lavora ancora per mantenere il porcellum''. Mentre, sul pronunciamento atteso dalla Corte Costituzionale sull'attuale legge elettorale, dopo che la Cassazione ha sollevato dei dubbi di costituzionalita' su alcuni punti, Sartori ha dichiarato: ''La corte costituzionale si sveglia adesso dopo due elezioni.... e' proprio il Paese dei balocchi...io l'ho sempre strillato che questo premio di maggioranza e' scandaloso''.

4 - COMMISSIONE, ALTRI 7 SAGGI "RELATORI". QUATTRO MESI PER PRODURRE UN TESTO
Lorenzo Fuccaro per "Il Corriere della Sera"


Accanto ai 35 esperti che daranno una mano al governo nell'elaborare le riforme costituzionali ci saranno altri sette accademici che scriveranno materialmente i testi. Si tratta di Tommaso Edoardo Frosini, Vincenzo Lippolis, Nicola Lupo, Anna Chimenti, Cesare Pinelli, Claudio Tucciarelli e Giuditta Brunelli. In totale tra saggi ed estensori sono quindi 42 gli studiosi che a titolo gratuito parteciperanno al processo costituente. Avranno tempo fino al 15 ottobre per arrivare a produrre un testo compiuto su forma di Stato, forma di governo e superamento del bicameralismo oltre ad identificare un sistema elettorale coerente con il nuovo impianto istituzionale.

Dopo l'incontro con il presidente Napolitano, previsto per il pomeriggio di oggi, saggi ed estensori si insedieranno ufficialmente. A dettare i tempi sarà il ministro Quagliariello, delegato da Letta a presiedere la commissione per le riforme. Nella sua squadra sono entrati, come consigliere politico, Peppino Calderisi, già deputato pdl, e il professor Luca Antonini (capo dell'organismo paritetico per l'attuazione del federalismo fiscale).

I 42 si vedranno una volta alla settimana e per il loro incarico non riceveranno alcun gettone di presenza: chi risiede fuori Roma potrà contare su un semplice rimborso spese. E stato anche deciso di lavorare in plenaria. E, nel limite del possibile, si eviterà di sottoporre a scrutinio le deliberazioni che verranno prese, benché siano stati fissati meccanismi di votazione. L'intento, insomma, è di raggiungere una larghissima condivisione se non addirittura l'unanimità.

Uno dei saggi, Augusto Barbera, suggerirà ai collegi la consegna del silenzio sullo stato dei lavori: «Meglio tacere e ascoltare che parlare rischiando di eccitare gli eccessi delle rispettive tifoserie che complicherebbero la nostra attività». Barbera è convinto che questa «sia la volta buona perché ormai abbiamo toccato il fondo». Lui di bicamerali ha grande esperienza, avendo partecipato a tutte sin da tempi di quella guidata dal liberale Bozzi, la prima insediata nel lontano 1984. «Quando ipotizzammo - ricorda Barbera - che le Camere potessero avere maggioranze diverse ci presero per pazzi visionari. Ora si è visto che è possibile».

Oggi il Consiglio dei ministri darà il via libera al ddl costituzionale con il quale si istituirà, al termine della procedura prevista dall'articolo 138 della Costituzione, la «Commissione dei 40», cioè della bicamerale che metterà a punto le riforme costituzionali. Questo disegno di legge tradurrà le mozioni di indirizzo approvate dal Parlamento il 29 maggio scorso, fissando in 18 mesi la cornice temporale. I «40» avranno a disposizione quattro mesi per esaminare i testi proposti dai saggi, altri tre mesi (e non oltre) sono a disposizione di ogni Camera per discutere le riforme.

Non solo. Il ddl riduce, da tre mesi ad uno, l'intervallo che deve intercorrere tra due successive deliberazioni di ciascun ramo del Parlamento, accelerando così i tempi di approvazione di un testo che qualunque sia la maggioranza sarà in ogni caso sottoposto a referendum confermativo. Intanto, alla vigilia del voto, si complica la strada dell'intesa sulle presidenze di commissioni per l'opposizione di Vendola che vorrebbe per Fava la guida del Copasir, assegnata invece al leghista Stucchi. L'accordo prevede che Stefano (Sel) diventi presidente della giunta per le elezioni del Senato e Fico (M5S) della Vigilanza Rai.

 

 

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