cecilia sala mohammad abedini donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - INTASCATO IL TRIONFO SALA, SUL TAVOLO DI MELONI  RIMANEVA L’ALTRA PATATA BOLLENTE: IL RILASCIO DEL “TERRORISTA” IRANIANO ABEDINI - SI RIUSCIRÀ A CHIUDERE L’OPERAZIONE ENTRO IL 20 GENNAIO, GIORNO DELL’INSEDIAMENTO DEL NUOVO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, COME DA ACCORDO CON TRUMP? - ALTRO DUBBIO: LA SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO, ATTESA PER IL 15 GENNAIO, SARÀ PRIVA DI RILIEVI SUL “TERRORISTA DEI PASDARAN’’? - E NEL DUBBIO, ARRIVA LA DECISIONE POLITICA: PROCEDERE SUBITO ALLA REVOCA DELL’ARRESTO – TUTTI FELICI E CONTENTI? DI SICURO, IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA DI WASHINGTON, CHE SI È SOBBARCATO UN LUNGO LAVORO DI INDAGINE PER PORTARSI A CASA “UNO SPREGIUDICATO TRAFFICANTE DI STRUMENTI DI MORTE”, NON AVRÀ PER NULLA GRADITO (IL TROLLEY DI ABEDINI PIENO DI CHIP E SCHEDE ELETTRONICHE COME CONTROPARTITA AGLI USA PER IL “NO” ALL'ESTRADIZIONE, È UNA EMERITA CAZZATA...)

giorgia meloni carlo nordio

DAGOREPORT

 

Una volta intascato il trionfo politico e mediatico della liberazione di Cecilia Sala, rimaneva sul tavolo della Statista della Garbatella l’altra patata bollente del “do ut des”, cucinato da Musk e messo a punto a Mar-a-Lago da Meloni e Trump: il rilascio dell’agente iraniano Mohammad Abedini, dal 16 dicembre ospite del carcere di Opera su richiesta ufficiale del Dipartimento di Giustizia di Washington.

cecilia sala Mohammad Abedini

 

Alla domanda se Abedini verrà o meno estradato negli Usa, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Tg1 fa il pesce in barile: "Noi abbiamo un trattato di estradizione con gli Stati Uniti, però non sono ancora arrivati gli atti relativi alla richiesta e quindi attendiamo. Sarà valutata secondo le procedure e quinti attendiamo".

 

L’attesa è per Il 15 gennaio quando, in seguito al parere negativo della procura generale, la palla passa alla Corte di Appello del Tribunale di Milano, che pronuncerà la sentenza sulla richiesta di domiciliari e braccialetto elettronico alla ‘’spia’’ iraniana.

DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA USA

 

La prassi giudiziaria avrebbe consigliato che solo dopo il pronunciamento dei giudici milanesi, il bollente dossier Abedini arrivi sulla scrivania del ministro della Giustizia, che ha il potere di revocare in qualsiasi momento la misura cautelare di un detenuto in attesa di estradizione.

 

E da due giorni dubbi e domande hanno iniziato a bussare alla testa del ministro Nordio e a disturbare il sonno dei primi inquilini di Palazzo Chigi: si riuscirà a portare a termine l’operazione Abedini-Sala entro il 20 gennaio, giorno dell’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, come da accordo messo a punto a Mar-a-Lago, evitando così problemi e rogne all'amministrazione Trump?

GIORGIA MELONI - DONALD TRUMP - ELON MUSK - IMMAGINE CREATA CON L IA E PUBBLICATA DA ANDREA STROPPA

 

Altra domanda comincia a serpeggiare a Roma: come sarà la sentenza della Corte di Appello di Milano? Sarà priva di rilievi sul “terrorista dei pasdaran’’, così come viene dipinto in un ampio dossier inviato alle nostre autorità dall’Intelligence americana?

 

La fiducia su un pronunciamento “positivo” del prossimo 15 gennaio dal Tribunale di Milano comincia a indebolirsi di dubbi e i dubbi a trasformarsi in nervosismo. Ed arriva la decisione politica: meglio procedere subito alla revoca dell’arresto di Abedini.

 

A questo punto, a ciascuno il suo: Sala in Itaslia, Abedini dove l'Ayatollah vuole. Tutti felici e contenti sull’asse Trump-Meloni-Iran? Di sicuro, quel ''no" all'estradizione rimane una “macchia” sul governo Meloni ma, finché Trump avrà qualche vantaggio ad averla ai suoi piedi, la “popolana” vivrà tranquilla.

 

Mohammad Abedini najafabadi

Ma non ci sono dubbi che  la decisione di Nordio avrà fatto girare palle e organi vari al Dipartimento di Giustizia di Washington, che si è sobbarcato un lungo lavoro di indagine per portarsi a casa “uno spregiudicato trafficante di strumenti di morte”.

 

Infatti, la storiella del trolley di Abedini pieno di chip e schede elettroniche come contropartita da consegnare a Washington per la mancata estradizione, è appunto una storiella. Anzi, una emerita cazzata: lo immaginate uno come Abedini che gironzola tranquillo da un paese all’altro con un bagaglio zeppo di dati “sensibili”? Ciao core!

 

DONALD TRUMP ELON MUSK E GIORGIA MELONI A PARIGI PER L INAUGURAZIONE DI NOTRE DAME

 

 

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