L’ULTIMO MINUTO DEL WATFORD DI ZOLA? UNO SPOT PER IL CALCIO O UN SOGNO SCRITTO DA UN UBRIACO (VIDEO)

1. VIDEO - IL CLAMOROSO FINALE DI WATFORD-LEICESTER
Da Corriere.it
http://video.corriere.it/calcio-clamoroso-finale-watford-leicester/c5b42d14-bbb8-11e2-b326-eea88d27be21

2. ZOLA CI RICORDA QUANTO È BELLO IL CALCIO, PER MANCINI È TUTTA COLPA DEGLI ALTRI
Jack O' Malley per "Il Foglio"

Neppure il programma automatico che a Repubblica.it usano per scrivere gli articoli di calcio (non ditemi che c'è una persona vera dietro a un pezzo che nelle prime 15 righe contiene 10 frasi fatte, da "luci e ombre" a "ciclo al capolinea" fino a "goccia che farà traboccare il vaso") potrebbe raccontare quello che si è visto domenica sul campo del Watford di Giampaolo Pozzo e Gianfranco Zola.

Semifinale di playoff, agli ospiti del Leicester viene concesso un rigore al 96°. Con un gol andrebbero in finale a Wembley a giocarsi la promozione in Premier. E invece il portiere del Watford, Almunia, fa una cosa buona in carriera e para, prima di piede e poi di faccia sulla ribattuta. Come in un sogno scritto da un ubriaco la palla finisce sui piedi dell'ala del Watford, corsa sul fondo, cross, torre e gol. Watford in finale. Sul campo si scatena un'orgia sportiva, i tifosi lo invadono prima del fischio finale, Zola corre, salta, cade, si rialza, abbraccia gente a caso, il telecronista quasi sviene, poi piange e infine ride.

L'attaccante del Leicester è impietrito mentre attorno i tifosi avversari si abbracciano. Dio, quanto è fottutamente bello questo sport che abbiamo inventato. A proposito: giusto un anno fa un gol di Agüero portava la Premier sulla sponda del City dopo diverse ere geologiche di sofferenza e abissali complessi di inferiorità nei confronti dei vicini di Manchester, quelli con la maglia rossa e la teca stracolma. Allora il ciuffo di Mancini garriva al vento della vittoria, come in un'immagine d'altri tempi, rappresentazione che s'attagliava bene al manager che aveva saputo trasformare un ricco branco di leoni dello spogliatoio in una squadra vincente.

Sabato è andata in onda la nemesi. Il City ha perso la finale di FA Cup contro il Wigan, squadra che non è appesa soltanto ai propri risultati per sperare nella salvezza, e il Mancio è stato ufficiosamente messo alla porta dalla corte volubile dello sceicco. Si tratta di definire la tempistica, ma non c'è più posto per lui. Il tecnico, per tutta risposta, ha fatto quello per cui mezza Inghilterra non lo ritiene un allenatore all'altezza: si è lasciato andare. Ha dato la colpa all'ufficio stampa, se l'è presa con la sfiga, ha detto che la maestra ce l'ha con lui. E in un ridicolo colpo di coda ha tirato fuori la storia che il triplete di Mourinho all'Inter era tutto merito suo. Ecco perché non ci sarà mai un Ferguson nei Citizens.

3. SORRIDI, MAGIC ZOLA - UNA CADUTA PUÃ’ FARE MIRACOLI
Andrea Scanzi per "Il Fatto Quotidiano"

A Gianfranco Zola non sono bastati un talento raro e una carrellata di prodigi. In Inghilterra lo chiamavano "Magic Box", e non era un'esagerazione. Ha vinto meno di quanto meritasse, ha inventato più di quanto si ricordi. E il problema è proprio questo: la memoria.

Molti, pensando a lui, rammentano il rigore sbagliato in Italia-Germania a Euro '96. Altri tornano all'espulsione con cui Brizio Carter lo punì in Italia-Nigeria a Usa '94. Era appena entrato, non aveva fatto nulla. Si beccò il rosso, si inginocchiò e disperò. Quella istantanea lo accompagna ancora. Due giorni fa, Watford-Leicester. Semifinale dei play-off per tornare in Premier League. All'andata il Leicester ha vinto 1-0. Il Watford sta conducendo 2-1, che significa supplementari. È allenato da Gianfranco Zola. L'arbitro comunica un recupero interminabile. Al 95' Cassetti, ex Roma e ora Watford, commette un fallo di rigore. Sul dischetto va Knockaert. Tira, il portiere del Watford para. Knockaert ci riprova, Almunia respinge ancora.

La difesa spazza via con un campanile (un tempo si chiamava così). Contropiede da playstation, neanche dieci secondi e il Watford segna: 3-1 e finale. Zola è in piedi. Ha il vestito della festa, la chierica nei capelli. Forse disabituato alla gioia agonistica, porta le braccia al cielo e comincia a correre. Come in trance. Solo che il terreno è bagnato. E lui scivola, fragorosamente. Attorno a lui ridono, per il gol e per la caduta. Con guizzo da Zelig imbronciato, Zola torna in sé e indossa quel suo sguardo eternamente malinconico. Si vede, però, che si sente come liberato. Sorridi, Magic Box: Brizio Carter è più lontano.

 

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