nino la rocca

“ANDAVO ALLE FESTE CON CALIFANO E NON RESISTEVO ALLE DONNE. COSÌ HO DILAPIDATO 2 MILIARDI DI LIRE” – CAZZI E CAZZOTTI DI NINO LA ROCCA, MITO DELLA BOXE AZZURRA - "BALLAVO CON RAFFAELLA CARRÀ, ERO OSPITE FISSO DA MINÀ E COSTANZO. A UNA TRASMISSIONE DI ALBERTO BEVILACQUA INCONTRAI MANUELA FALORNI (ATTRICE PORNO, NOTA COME VENERE BIANCA). CI SPOSAMMO A MONTECATINI. SPESI MEZZO MILIARDO PER COSTRUIRE LA NOSTRA VILLA IN COLLINA: MANUELA E SUA MADRE MI BUTTARONO FUORI DOPO UN MESE” - L'INVIDIA PER VIALLI E MANCINI, L’INCONTRO CON MUHAMMAD ALI’ E IL TERZO MATRIMONIO FINITO MALISSIMO

Marco Bonarrigo per il Corriere della Sera - Estratti

 

nino la rocca 8

«Ai tavolini di un caffè di Marrakech vicino a casa dei nonni sedeva sempre un signore scuro di pelle che ad occhio poteva avere l’età di mio padre. Quando il preside mi obbligava a tornare con i genitori, pagavo il tipo perché mi trascinasse a scuola per un orecchio. Il preside si spaventava: “Lo perdoni signor Sidibé, il bimbo non è cattivo: tutto si risolve, vedrà”.

 

All’uscita gli regalavo qualche dirham: lui tornava al bar, io in strada a far casino». Nell’estate del 1966 Cheick Tidjani Sidibé ha sette anni, una mamma adolescente, un papà fantasma. Oggi Cheick, alias Nino La Rocca, mito della boxe azzurra (64 anni, 80 incontri, 74 vittorie), vive alla periferia della periferia sud di Roma tra riflessi di gloria e rimpianti con pensione riservata ad artisti e atleti.

 

NINO LA ROCCA FALORNI

Wikipedia scrive che lei nasce in Mauritania da cittadino del Mali. E il Marocco?

«Sono nato in Mauritania, a Port-Étienne dove mio padre, maliano e soldato dell’esercito coloniale francese, trascinò mia madre incinta a 17 anni. In Marocco mi sono trasferito subito dopo».

 

(…)

Dove boxava?

«Ovunque. A 21 anni mi spedirono proprio in Mali. Zio avvertì mio padre, che non avevo mai conosciuto. Prima del match chiamai casa, avevo un presentimento: mamma era appena morta di crepacuore, a 37 anni. Io non riuscivo a smettere di piangere, papà si presentò a bordo ring sereno come uno che non ti vede da poche ore. Ho cancellato la sua faccia».

 

nino la rocca 7

Poi il trasferimento in Italia.

«A Genova perché zio conosceva Rocco Agostino, il famoso manager. Ero già fortissimo, avrei potuto combattere per il titolo ma non avevo la cittadinanza anche se mamma era italiana. Però vinsi 50 match di fila e diventai l’idolo del Paese».

Nel 1984 la prima sconfitta contro il francese Elbilia per un taglio alla testa causato da una caduta.

NINO LA ROCCA

«Invece di assegnare un no contest e rimandare l’incontro, l’arbitro mi diede un Ko tecnico. Mi ripresi subito contro Bobby Joe Young: lo misi al tappeto e guadagnai la finale mondiale dei welter contro Don Curry».

 

Non andò bene.

«Mi stese dopo sei riprese. Poi vinsi il titolo europeo ma quel match mi segnò per sempre».

Nel frattempo arrivò la nazionalità italiana.

«Venne annunciata in tv da Gianni Minà. Durante la diretta Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica, mi invitò al Quirinale».

 

Se l’è goduta poco.

«Il tempo di ricevere i documenti e mi chiamarono militare a Bologna: un anno perso nella compagnia atleti senza mai combattere. In caserma a intervistarmi per capire che fine avevo fatto venne Enzo Biagi».

Poi la sua carriera oscillò tra alti e bassi.

nino la rocca 6

«Vincevo tanto, guadagnavo tantissimo. La mia boxe aggressiva faceva impazzire e riempiva i palazzetti, da Roma al Madison Square Garden di New York. Credo di aver accumulato oltre due miliardi. Ma ero un bischero ingenuo».

 

 

Spieghi.

«Ricordo una lunga intervista di un quotidiano sportivo: il cronista, dopo avermi definito il Muhammad Ali italiano, mi tese un’imboscata. Ci cascai, sparai a zero contro tutto e tutti, la politica che mi aveva illuso con una candidatura alle elezioni poi ritirata, la Federazione che non mi dava la licenza di maestro di boxe e mi impedì di combattere ad alti livelli. Non ero considerato un atleta modello: ballavo con Raffaella Carrà, ero ospite fisso da Minà e Maurizio Costanzo con Andreotti e De Michelis e alle feste con Franco Califano».

nino la rocca 3

 

Poi le donne.

«A una trasmissione di Alberto Bevilacqua incontrai Manuela Falorni (attrice porno, nota come Venere Bianca, ndr). Uscimmo assieme la sera stessa, poi scappai dalla palestra: ci sposammo a Montecatini, venne anche Walter Chiari. L’anno dopo nacque Antonio. Spesi mezzo miliardo per costruire la nostra villa in collina: Manuela e sua madre mi buttarono fuori dopo un mese».

Pane per le cronache rosa.

nino la rocca 5

«E per quelle sportive. Il modello era Patrizio Oliva, meno popolare e forte di me ma uomo di famiglia esemplare che dopo gli allenamenti torna sempre a casa dai suoi. Io che non avevo nessuno in ritiro impazzivo».

 

E quindi scappava.

«Scappavo e spendevo. A Genova vivevo a Bogliasco, con i giocatori della Sampdoria: invidiavo Mancini e Vialli in piedi fino a notte fonda a bere e fumare. Mi svegliavo alle 5 per allenarmi, non avrei potuto reggere la loro vita. Ma non resistevo alle donne».

 

Ecco il secondo matrimonio.

«Silvana. Architetto romano: nacque Samuel che oggi ha 20 anni. La storia durò poco».

Poi le terze nozze.

NINO LA ROCCA PERTINI

«Valentina Zincani, pugile anche lei. Troppo giovane, carattere duro come il mio: è nato Moussa che oggi ha 8 o 9 anni, non ricordo bene. Finì malissimo». (È tuttora in piedi un procedimento contro La Rocca per presunte lesioni ai danni della donna durante un litigio del 2018, ndr).

Colpa di?

«Mia».

 

 

Sente i suoi figli?

«Raramente purtroppo».

Oggi ci siamo visti dopo la quarta preghiera del giorno.

«Manca ancora quella serale: sono musulmano praticante. Molti pugili sono convertiti all’Islam: il rigore richiesto ai fedeli è lo stesso di uno sport che non tollera sgarri in allenamento».

 

NINO LA ROCCA

L’incontro che le ha cambiato la vita?

«Quarant’anni fa a Milano durante una trasmissione tv. Arriva Gianni Minà e dice: “Nino, ti presento il mio amico Muhammad Ali”. E lui, come facciamo sempre noi ex pugili, si mette in guardia e mima il gesto di tirarmi un cazzotto». E lei? «Io cado in ginocchio come di fronte a Dio. Per soggezione ma anche paura: ha presente il destro di Ali?».

 

nino la rocca 4nino la rocca 2NINO LA ROCCA 3manuela falorni 3manuela falorni 14NINO LA ROCCA 2NINO LA ROCCA 1nino la roccamanuela falornimanuela falorni 9manuela falorni 19manuela falorni 18manuela falorni 5manuela falorni 22manuela falorni 20nino la rocca 1

 

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...