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ALDO GRASSO STRONCA LA SERIE “INGANNO” DI NETFLIX IN CUI MONICA GUERRITORE E’ NUDA E FA SESSO A TUTTA FORZA: “LA REALIZZAZIONE È DESOLANTE. LE MAI SOPITE MIRE AUTORIALI E ‘ARTISTICHE’ DI PAPPI CORSICATO (E FORSE DI ALCUNI SCENEGGIATORI) STRAVOLGONO PERSINO LE REGOLE PIÙ ELEMENTARI DELLA SOAP OPERA. IL CANONE INTERNAZIONALE NETFLIX PREVEDE DUE REGOLE: CHE OGNI GENERE FINISCA IN KITSCH (È IL SOLO LINGUAGGIO UNIVERSALE) E CHE BASTI UN BRAVO INTERPRETE (IN QUESTO CASO UNA GUERRITORE CAPACE); IL RESTO È DESTINO. VORREI SCRIVERE CHE GLI ALTRI INTERPRETI SONO IMBARAZZANTI, MA MI SEMBREREBBE UN’INUTILE PUNTUALIZZAZIONE”

Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

 

aldo grasso

Gabriella (Monica Guerritore) è una donna di sessant’anni proprietaria di un hotel di lusso sulla Costiera Amalfitana. Ormai certa di aver chiuso con l’amore, si ricrederà travolta da una nuova passione per un uomo più giovane (Giacomo Giannotti) che sconvolgerà la sua vita e quella della sua famiglia.

 

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«Inganno» è una serie in sei episodi […] diretta da Pappi Corsicato e scritta da Teresa Ciabatti, Eleonora Cimpanelli, Flaminia Gressi, Michela Straniero. I temi sarebbero molto interessanti […] ma la realizzazione è desolante. […] le mai sopite mire autoriali e «artistiche» di Pappi Corsicato (e forse di alcuni sceneggiatori) stravolgono persino le regole più elementari della soap opera, del cinema popolare italiano (Matarazzo), persino della telenovela.

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Di solito, il canone internazionale Netflix prevede due regole: che ogni genere finisca possibilmente in kitsch (è il solo linguaggio universale) e che basti un bravo interprete (in questo caso una Guerritore capace, coraggiosa e prodiga); il resto è destino, come tutto ciò che è insieme falso o vero, sesso o psicoanalisi. Vorrei scrivere che gli altri interpreti sono imbarazzanti, ma mi sembrerebbe un’inutile e vacua puntualizzazione.

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Qualcosa sui dialoghi però sì, dal suggello finale che sembra tratto dai cartigli dei cioccolatini: «Non ricordo dove l’ho letta, ma c’è una frase che mi porto nel cuore: anziché morire di delusione meglio un inganno che dia vita». Il taccuino è pieno di dialoghi sentenziosi, di aforismi mancati, di prestiti letterari: «Non caricare l’orologio... fermiamo il tempo, anche solo per un attimo!», «Non ti puoi negare una cosa così bella solo perché ti fa paura», «Non mi interessa essere il toy boy di nessuno», «Alla mia età bisogna saper rinunciare a qualcosa per non far del male a nessuno». […]

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