ABRAMO BAZOLI È L’ULTIMO GIAPPONESE DEL CAPITALISMO DE’ NOANTRI? DI SICURO, È L’ULTIMO A METTERCI LA FACCIA: “LE RELAZIONI PERSONALI SONO LA COSA PIÙ IMPORTANTE”

Alberto Statera per "Affari & Finanza - la Repubblica"

I segni di un pur tardivo sfaldamento dell'italico 'capitalismo di relazione' e dei suoi codici di potere sono ormai quasi quotidiani e assai consistenti. Della Valle insulta Elkann; Pesenti sbatte la porta in Rcs; le Generali mettono sotto accusa i precedenti amministratori; Nagel e Pagliaro di Mediobanca, eredi di Cuccia che ne fu l'inventore, hanno rinunciato al ruolo di stanza di compensazione e pensano che il capitalismo di relazione sia un sistema 'contronatura'.

I salotti e i salottini del potere autoreferenziale si sciolgono così tra reciproche invettive. Ma c'è ancora chi difende con passione il vecchio sistema. E' passata quasi inosservata un'intervista di Giovanni Bazoli al Financial Times, nella quale l'anziano banchiere, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo e ultimo dei cosiddetti 'banchieri di sistema', tenta un'estrema difesa dell'assetto capitalistico che ha governato l'Italia negli ultimi decenni.

'Oggi va per la maggiore l'opinione comune - ha detto - che la causa dei fallimenti del sistema economico e finanziario italiano sia il cosiddetto capitalismo di relazione. Invece io penso che dobbiamo considerare che la storia di qualsiasi società, così come quella di ogni gruppo sociale, famiglia e nazione, sia sempre una storia di relazioni'.

Insomma, le relazioni personali sarebbero 'la cosa più importante della nostra vita' e 'l'unico vero problema nelle relazioni che intervengono negli affari è una questione di qualità delle relazioni, se esse sono positive o negative, corrette e trasparenti oppure corrotte e intricate'.

Ecco, appunto, nell'ultimo mezzo secolo il sistema più che correttezza e trasparenza ha prodotto opacità e operazioni inconfessabili, nutrite di interessi, viltà, inettitudini, conflitti d'interesse dei capitalisti, in un sistema bizantino intrecciato tra banche e imprese attraverso partecipazioni e patti medievali. Patti di sindacato, accordi di blocco, scatole cinesi, società marsupio, castelli di carte costruiti per governare aziende con il minimo costo e il minimo rischio.

E con i risultati cui abbiamo assistito. Un comando gestito in penombra, investendo poco e rischiando nulla, tra abusi e interessi collusivi annodati in un grumo di potere insano. Come, contrariamente al presidente del suo consiglio di sorveglianza, sembra pensare anche Carlo Messina, amministratore delegato di intesa San Paolo, il quale ha detto papale papale che non è più tempo di salotti e operazioni di sistema. Non sappiamo ancora se la rivoluzione finirà per compiersi davvero, ma in epoca di rottamazione le condizioni sembra che ci siano.

'L'Italia - ha detto in una delle rare uscite sul tema il neo presidente del Consiglio Matteo Renzi, usando una delle sue battute da cabaret - è stata gestita da troppi patti di sindacato che erano in realtà pacchi di sindacato'. E ha aggiunto dopo la boutade: 'Il sistema bancario è entrato in mondo da cui dovrebbe uscire, compresa l'editoria.

Faccio il tifo per i manager che stanno cambiando il sistema. Deve finire il capitalismo relazionale, in cui spesso lo Stato ha finito per coprire le perdite. L'eccesso di vicinanza tra politici, imprenditori e banche ha creato operazioni sbagliate.' Ma chissà se Bazoli resta davvero solo l'ultimo giapponese nella vecchia foresta del capitalismo di relazione.

 

GIOVANNI BAZOLI E JOHN ELKANN Salza Bazoli e Fassino D Urso e Bazoli Bazoli Vietti VIolante DeBenedetti Bazoli Geronzi

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