
BASTONATA DALL’“AMICO” TRUMP, MELONI VA ALLA DISPERATA RICERCA DI NUOVI MERCATI – IL PROBLEMA DI PALAZZO CHIGI: COME COMPENSARE LE PERDITE DELLE ESPORTAZIONI NEGLI USA CAUSATE DAI DAZI? GIORGIA È COSTRETTA ALL’ENNESIMA GIRAVOLTA E A DARE L’OK ALL’ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO FRA UE E PAESI DEL MERCOSUR (SU TUTTI BRASILE, ARGENTINA, URUGUAY E PARAGUAY), DOPO CHE SI ERA OPPOSTA ALL’INTESA RAGGIUNTA DA VON DER LEYEN, SU PRESSIONE DI COLDIRETTI E CONFAGRICOLTURA – LA DUCETTA E' SCETTICA SULL'APERTURA ALLA CINA…
Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”
DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI MEME
Per il governo il problema è grosso quanto sessantacinque miliardi annui di esportazioni. Il mercato americano vale un decimo di tutte le vendite del made in Italy nel mondo, è il secondo dell'agroalimentare, uno dei più importanti per la meccanica. Come reagire a dazi del 20 per cento?
Sperare in un atto di clemenza da parte di Trump è una pia illusione. La trattativa è in mano alla Commissione europea, unica depositaria della politica commerciale dei Ventisette. La Lega vorrebbe che Giorgia Meloni aprisse un canale autonomo con la Casa Bianca, ma Palazzo Chigi sa che quello realizzerebbe il progetto trumpiano di rottura dell'unità europea. [...]
dati su export e commercio tra ue e paesi del mercosur
Che fare? L'unica strada che il governo può attuare unilateralmente è agevolare politicamente nuovi mercati di sbocco per le merci italiane. India, Asia, Africa, ma soprattutto l'America Latina. L'accordo di libero scambio fra l'Unione europea e i Paesi aderenti al Mercosur (su tutti Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) è la soluzione a portata di mano.
La Commissione europea ha già firmato un importante accordo di libero scambio che ora deve essere ratificato dal Parlamento di Strasburgo. Da tempo le associazioni del mondo agricolo fanno una pesante azione di lobby sulla maggioranza per rallentarne l'entrata in vigore e ottenere compensazioni da parte di Bruxelles. Coldiretti e Confagricoltura, con accenti diversi, lamentano la mancanza di reciprocità e troppe concessioni ai produttori sudamericani.
JAvier Milei - Luis Alberto Lacalle Pou - URsula Von der Leyen - Lula - Santiago Pena
La tempesta trumpiana ha però convinto Meloni a togliere di mezzo ogni dubbio. Per non dare l'impressione di aver cambiato atteggiamento, due giorni fa la delegazione dei Conservatori al Parlamento europeo (il gruppo di cui fa parte Fratelli d'Italia) ha votato un emendamento pilatesco che «prende atto dell'accordo, ma eliminando qualunque giudizio positivo». In sostanza, di qui in poi la premier farà finta di avere perplessità, ma non ostacolerà la ratifica europea.
Il presidente Lula, forse il leader democratico più lontano in assoluto da Trump, ha dato mandato ai suoi ambasciatori europei di spalancare le braccia ai partner. Non è un caso se Brasile, Argentina, Cile, Perù sono stati fra i Paesi meno colpiti dalle decisioni della Casa Bianca, con dazi del 10 per cento, i più bassi insieme a quelli inglesi. Trump sa che quando il Mercosur entrerà in vigore, per lui sarà un problema in più.
XI MAS - MEME BY EMILIANO CARLI
Se le istanze ideologiche potessero costituire una soluzione, Meloni punterebbe molte carte sul piano Mattei, ma l'Africa è un mercato che vale ancora una frazione del nostro export. Meglio rivolgersi semmai all'enorme bacino indiano, già oggetto il mese scorso di una missione commerciale di Ursula von der Leyen accompagnata dal vice Raffaele Fitto. E ancora, i ricchi paesi del Golfo: la visita di fine gennaio di Meloni in Arabia Saudita è nata con quello spirito: prepararsi al peggio con gli americani.
Infine la Cina, che non appare mai nelle dichiarazioni pubbliche. Dietro le quinte - soprattutto quelle europee - avviene altro: fra Roma e Bruxelles si è parlato più volte della possibilità di riaprire le porte a Pechino, ma il marchiano errore dell'Unione nella gestione del Green Deal (che ha avvantaggiato anzitutto l'industria cinese) pesa come un macigno.
Né Antonio Tajani - ieri a Bruxelles per vedere il commissario al commercio Sefcovic - né Adolfo Urso – nelle stesse ore in Parlamento a Roma - hanno mai citato l'ipotesi, a conferma dell'enorme scetticismo del governo Meloni, preoccupato anche di non complicare ancor di più i rapporti con Washington. [...]
GIORGIA MELONI TRA DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA DI GIANNELLI
URSULA VON DER LEYEN - URUGUAY