CHI DECLASSA, PAGA - LA PROCURA DI TRANI RISPONDE AL DECLASSAMENTO DELL’ITALIA METTENDO SOTTO INCHIESTA ANCHE FITCH, DOPO AVER GIA’ PUNTATO STANDARD & POOR'S E MOODY’S - I MAGISTRATI HANNO ORDINATO NUOVE PERQUISIZIONI E TRA GLI INDAGATI PER MARKET ABUSE E INSIDER TRADING C’È ANCHE DAVID RILEY, CAPO ANALISI SUI DEBITI SOVRANI DI FITCH - L’IPOTESI DELLA PROCURA È CHE LE ‘TRE SORELLE’ ABBIANO AVUTO CONTATTI PRIMA DI CONFEZIONARE IL CETRIOLO CON CUI CI HANNO MASSAC-RATING…

Virginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"

Prima venne Moody's, poi Standard and Poor's e, da ieri, anche Fitch. Adesso sotto inchiesta a Trani ci sono tutti e tre i colossi delle analisi finanziarie, tutti coinvolti nel recente declassamento dell'Italia ad opera della sola S&P. E il numero degli indagati per market abuse e insider trading sale fino a raggiungere la decina, includendo anche David Riley, capo delle analisi sul debito sovrano di Fitch e il senior director dell'agenzia, Alessandro Settepani.

Ieri l'ultimo, triplo, blitz. La guardia di Finanza di Bari, accompagnata dallo stesso pm Michele Ruggiero per evitare ogni intoppo procedurale, ha prima perquisito la sede milanese di Fitch, poi è tornata in quella, vicinissima, di Standard and Poor's già visitata la settimana scorsa. Quindi di nuovo da Fitch.

«Abbiamo acquisito elementi documentali» ha detto il pm, prima di tornare a Trani dove oggi lo aspetta l'analisi degli elementi raccolti. Prima di partire con l'ultima tornata di attività che dovrebbe culminare con l'audizione del presidente Consob, Giuseppe Vegas e l'interrogatorio di Maria Pierdicchi di S&P a fine settimana.

A dare il via all'operazione di ieri, secondo fonti vicine agli investigatori, sarebbero state le parole dello stesso Riley il 17 gennaio a Ballarò. A Giovanni Floris, il responsabile delle analisi sul debito sovrano aveva anticipato «stiamo rivedendo il rating dell'Italia». E, sia pure escludendo la possibilità di un default dell'Italia, aveva prospettato «nel corso del mese» un allineamento a S&P, che aveva appena portato da A+ a BBB+ il giudizio sull'Italia: «Siamo ad elevato rischio declassamento». Il giorno dopo Settepani confermava: «Due notch di downgrading sono una delle possibili opzioni».

Anticipazioni in grado di manipolare il mercato della borsa, per il pm che, si legge nell'ordine di perquisizione, accusa entrambi di aver abusato di «informazioni privilegiate che, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, venivano divulgate a mercati aperti».

Accusa già rivolta anche a S&P, assieme a quella di aver preconfezionato analisi non veritiere in cui la situazione dell'Italia era descritta a tinte troppo fosche: per questo la stessa agenzia di rating è ora indagata. Il pm sospetta anche contatti a riguardo tra le «sorelle» del rating. Per questo la staffetta di perquisizioni di ieri.

Loro respingono ogni addebito. «S&P non ha divulgato alcuna delle recenti decisioni di rating sul debito sovrano dei paesi europei prima della pubblicazione del 13 gennaio», si difende la società in una nota diffusa ieri, nella quale ricorda che, come prevede la disciplina dell'Ue, cui è soggetta l'azione di rating deve essere notificata agli emittenti con un preavviso di 12 ore.

«Durante il quale vige un obbligo di assoluta riservatezza, a cui noi ci atteniamo in maniera molto rigorosa», rimarca. Dunque la fuga di notizie, fa capire l'agenzia, si è verificata altrove. Un'ipotesi che la procura di Trani non ha escluso. E negli oltre due anni di indagine ha ricostruito ogni passaggio della comunicazione sulle «pagelle» del rating ascoltando dall'ex premier Romano Prodi, all'ex sottosegretario Gianni Letta all'ex governatore Bankitalia Mario Draghi.

«E' priva di fondamento l'affermazione che alcune delle informazioni fornite da S&P a supporto delle proprie decisioni sul rating siano inesatte» rivendica anche la società, «come prive di fondamento sono le osservazioni che gli azionisti della società che controlla S&P abbiano accesso a dati, opinioni o analisi sul rating non ancora resi pubblici».

E conclude: «si comprende che l'Italia e gli italiani stanno affrontando molte sfide ed incertezze. Tuttavia, il nostro ruolo è quello di contribuire alla trasparenza ed efficienza dei mercati, fornendo agli investitori un'opinione indipendente sul merito di credito dei soggetti analizzati ed una chiara spiegazione del nostro punto di vista».

 

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