TIRA FUORI IL BOTIN! I PM DI SIENA HANNO INTERROGATO IL CAPO DI SANTANDER SUL “PACCO” ANTONVENETA

Marco Ferrando e Sara Monaci per il "Sole 24 Ore"

L'inchiesta su Mps si è spostata a Madrid. Ieri il pm senese Antonio Nastasi, titolare dell'inchiesta sul Monte, e i vertici del Nucleo valutario della Gdf, hanno ascoltato Emilio Botin, numero uno del Santander, la banca da cui il Monte acquisì nel 2008 Antonveneta, per 9,3 miliardi, a cui vennero aggiunti 8 miliardi di debiti da estinguere in tempi rapidi. Un esborso enorme di liquidità, realizzato peraltro senza una due diligence, su cui gli inquirenti vogliono vederci più chiaro.

Oltre a Botin, ieri è stato sentito anche il vicepresidente del Santander Jose Antonio Soler. I due manager non risultano indagati, e sono stati ascoltati come persone informate dei fatti. Il loro punto di vista è particolarmente significativo per la procura di Siena. Oggi saranno interrogati altri due uomini chiave del Santander, tra cui il responsabile dell'area Finanza.

I colloqui ieri sono durati due ore ciascuno, e gli inquirenti sottolineano che si è trattato di uno scambio collaborativo. I punti sotto la lente sono soprattutto tre. Prima di tutto la questione della mancata due diligence. Dopo la scalata su Abn Ambro, Santander (insieme a Fortis e a Bank of Scotland) decise di vendere gli asset della banca olandese, tra cui appunto Antonveneta, per oltre 8 miliardi.

Il prezzo, per quanto alto, viene ritenuto dagli inquirenti coerente con il valore delle scalate di quegli anni. Il punto è perché Mps acquistò una banca senza avere esatta consapevolezza di crediti e debiti. Infatti, appena chiuso il contratto, l'istituto senese si ritrovò a liquidare subito 8 miliardi di debiti, senza attendere il ritorno dei corrispettivi crediti dal mercato.

Secondo punto da chiarire. Per saldare tali debiti, fu proprio il Santander a prestare 5 miliardi a Mps. Era già stabilito? O fu deciso solo in un secondo tempo, di fronte alle difficoltà di cassa di Mps? Terza questione: inizialmente il Santander stava per chiudere la vendita di Antonveneta per 8 miliardi a Bnp-Paribas.

Poi, dopo un breve spazio temporale (nella ricostruzione della Gdf si parla di una sola notte), l'accordo venne firmato da Mps, per un miliardo in più. Mps non aveva nemmeno un advisor, e l'operazione fu tutta supportata da quello ingaggiato dal Santander, Rothschild.

Intanto a Siena è stata fissata la data del Riesame sul sequestro da 1,8 miliardi di Nomura, il cui ex ad europeo, Sadeq Sayeed, è stato accusato di usura e truffa aggravata nei confronti di Mps, relativamente al derivato Alexandria rinegoziato nel 2009. I procuratori avevano chiesto la misura, poi è stata bloccata dal gip. I pm hanno fatto quindi ricorso al tribunale del Riesame, che si esprimerà l'8 luglio. Poi entro il 30 luglio verrà chiuso il fascicolo Antonveneta.

Sempre ieri, la Fondazione ha comunicato di aver ulteriormente limato la propria quota dentro all'istituto: nel mese di giugno sono stati ceduti 20 milioni titoli, circa lo 0,17% del capitale; con quest'ultimo ritocco, ora il primo azionista è sceso sceso al 33,5%, il massimo consentito per non toccare la quota posta a garanzia dei debiti contratti in passato. Nei prossimi giorni, probabilmente all'inizio della settimana prossima, si dovrebbe riunire la deputazione amministratrice per decidere quale posizione tenere nell'assemblea del 18 luglio, quando si deciderà sulla modifica dello statuto della banca con abolizione del tetto di voto al 4% per tutti i soci.

 

 

EMILIO BOTIN EMILIO BOTIN CON LA PIZZETTA FOTO LAPRESSE EMILIO BOTIN BRETELLA ROSSA FOTO LAPRESSE JOHN ELKANN SERGIO MARCHIONNE ED EMILIO BOTIN FOTO LAPRESSE LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO ED EMILIO BOTIN FOTO LAPRESSE JOHN ELKANN ED EMILIO BOTIN FOTO LAPRESSE LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO ED EMILIO BOTIN FOTO LAPRESSE LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO ED EMILIO BOTIN FOTO LAPRESSE

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