PERCHÉ DA SETTIMANE È IN CORSO IL DIBATTITO SU A CHI ASSEGNARE IL 4,49% CHE BANCA D'ITALIA DETIENE NELLE GENERALI? SEMPLICE: BLINDARE LA COMPAGNIA DA POSSIBILI SCALATE - È STATO GERONZI NEL SUO ‘CONFITEOR’ A SCRIVERE CHE UN'OPA SULLA PIÙ INTERNAZIONALE DELLE AZIENDE ITALIANE NON È AFFATTO UNA FAVOLA - CONVIENE CHE VIA NAZIONALE CONTINUI A ESSERE UN AZIONISTA “NON DORMIENTE” DI TRIESTE, ANCHE QUANDO LA SUA QUOTA VERRÀ AFFIDATA ALLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI…

Roberto Sommella per MF-Milano Finanza

Perché da settimane è in corso il dibattito su a chi assegnare la quota che Banca d'Italia detiene nelle Generali? Sicuramente per problemi di governance, perché il controllore, ora diventato garante delle assicurazioni con l'istituzione dell'Ivass, non può partecipare al capitale di un controllato. Ma questo non giustifica le paginate sui giornali sul 4,49% che via Nazionale possiede nell'azionariato del Leone di Trieste. C'è dell'altro: l'intento di blindare la compagnia da possibili scalate.

Questo ruolo la banca centrale lo ha già esercitato con una moral suasion nel 2003, quando l'allora governatore Antonio Fazio e Unicredit scesero a fianco del Leone non appena si diffusero rumor di scalate estere. E potrebbe ripetersi.

È stato Cesare Geronzi nel suo Confiteor a scrivere che un'opa sulla più internazionale delle aziende italiane non è affatto una favola. «Le Generali sono sempre state scalabili, basta guardare la composizione dell'azionariato. E oggi lo sono più di ieri a causa della debolezza del titolo. Se ciò non è accaduto», confida l'ex presidente di Generali, «è perché le altre due grandi compagnie europee, Axa e Allianz, si marcano strette e si bloccano a vicenda».

Giova saldare il pensiero di Geronzi con quanto sta accadendo oggi. «Investitori finanziari, che vogliano conquistare Generali per rivenderne poi con lauti profitti le singole parti, in teoria ci potrebbero essere, ma le Generali sono troppo importanti per l'Italia e il Paese troverebbe il modo di difenderle. Mi pare», conclude il banchiere, «che la recente legge sulla golden share dia qualche potere d'interdizione anche al governo. E poi, fino a quando il rischio-Italia viene percepito dai mercati con tanto pessimismo, nessuno si azzarda a investire, poniamo, 30 miliardi di euro per scalare Generali con l'effetto di caricarsi sulle spalle i 50 miliardi di titoli di Stato italiani in portafoglio alla compagnia. Dunque, se si presentassero più liste, ci sarebbe maggiore contendibilità senza per questo lasciar colonizzare Trieste».

Insomma, il Leone può diventare preda, anche perché, a differenza di quanto sostiene Geronzi, la nuova golden share non la copre. Inoltre, tenendo conto che Mediobanca in prospettiva dovrà ridurre di 3 punti percentuali la sua quota per Basilea 3, la fetta in mano alla banca centrale diventa strategica, perché di italiani in giro disposti a tirare fuori miliardi per entrare in Generali ce ne sono pochi, salvo forse Leonardo Del Vecchio.

Quindi, confida un banchiere a MF-Milano Finanza, conviene che Via Nazionale continui a essere un azionista «non dormiente» di Trieste, anche quando la sua quota verrà affidata al Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti.

 

LEONE DI TRIESTE ASSICURAZIONI GENERALI jpegRenato Pagliaro Mediobanca e Cesare Geronzi Generali MARIO GRECO NUOVO AD DI GENERALI AL SUO ARRIVO NELLA SEDE MILANESE DELLA COMPAGNIA SEDE GENERALIperissinotti, geronzi, balbinot

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