POTERI MARCI, BANCHE INFETTE – L’ASSE GUZZETTI-CUCCHIANI SI TIENE AL GUINZAGLIO BAZOLI - GRILLI, PROPOSTO DA GUZZETTI ALLA GUIDA DI INTESA, HA IL COMPITO DI VIGILARE SULLE FONDAZIONI BANCARIE, CHE SONO GUIDATE IN ASSOCIAZIONE PROPRIO DA GUZZETTI -

Nicola Porro per Il Giornale

Altro che giovanilismo. C'è un campo in cui le persone anziane sono imbattibili. Mutuando un termine debenedettiano (Dio ce ne scampi), per essere degli abili ‘power broker' (traduzione anglosassone di «banchieri di sistema») occorre avere almeno più di settant'anni.

Il caso da laboratorio è Intesa Sanpaolo. In teoria la più importante banca italiana. In pratica il laboratorio di tutte le possibili alchimie politico-finanziarie che sono immaginabili in Italia. I cinque azionisti più influenti sono Fondazioni bancarie. Insieme hanno circa un quarto del capitale della banca e grazie ai loro presidenti, Intesa (sì certo c'è anche San Paolo) si può definire la banca anagraficamente più vecchia d'Italia e forse del mondo (altro che Monte dei Paschi).

Nulla di male, per carità. L'allegra compagnia si riunisce una volta ogni tre anni per decidere chi comanderà in Intesa. È arrivato quel giorno. Da un po' di anni a questa parte i soci decidono che il proprio dominus debba essere il coetaneo Giovanni Bazoli. C'è poco da fare gli spiritosi sulla età, passa per tutti. Ciò che sa di vecchio è invece il bizantinismo delle procedure per confermare Bazoli e la linea di comando.

Ma andiamo per ordine. Le Fondazioni sono azioniste delle banche, e i loro vertici sono scelti da uno strano impasto di establishment locale e assetti politici. Nel caso di Intesa inoltre le Fondazioni eleggono un Consiglio di sorveglianza (quello di Bazoli) e questo nomina un Consiglio di gestione (quello oggi guidato da Cucchiani).

Tre livelli di incasinamento totale. Se tocchi una tesserina rompi il mosaico. In Intesa, un po' come al Corriere della Sera, a comandare, senza un'azione è Bazoli. In accordo con il Supercapo della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. Se si rompe l'asse Guzzetti-Bazoli, si rompe la serenità dei power broker italiani. Anche a questo giro non avverrà. Guzzetti rimarrà a guidare la sua Fondazione fino ai suoi 84 anni e Bazoli il consiglio di sorveglianza (cds) fino agli 83.

Per far ciò hanno dovuto cedere qualche posto in cds all'azionista di maggioranza, che è la compagnia torinese guidata da Sergio Chiamparino. Ogni posto vale (o costa se preferite) 150mila euro, 2mila euro come gettone: esclusi presidente, che viaggia sopra il milioncino, e vicepresidenti, compensati delle maggiori responsabilità. Argomento volgare, ce ne rendiamo conto, ma da non sottovalutare.

La banca viene però maneggiata (trattasi di anglicismo) dal Consiglio di gestione. Con l'uscita di Corrado Passera, l'asse lombardo tentò il colpaccio: volevano piazzare alla guida operativa Vittorio Grilli (poi diventato ministro di Monti e intimo di Guzzetti). Too much anche per i docili torinesi e per l'asse Fassino-Chiamparino che non riesce a digerire proprio tutti i sassi. Si trovò dunque un compromesso su Cucchiani.

Il punto è dove si troverà l'equilibrio nelle prossime settimane. Abbiamo già detto delle seggiole in cds, ma basta? Il presidente del Consiglio di gestione dovrebbe diventare Gian Maria Gros-Pietro (frutto dell'accordo piemontese tra Fassino e Saitta). I piemontesi scalpitano: hanno il doppio delle azioni di Cariplo, ma contano poco. Inoltre Bankitalia pretende che in quest'organo ci debba essere una nutrita pattuglia di alti dirigenti interni.

Nella passata gestione Angelo Benessia, all'epoca influente dominus della fondazione sabauda, piazzò l'uomo sbagliato (Marco Morelli, dal profilo più finanziario che commerciale) al posto giusto (gli sportelli). Ora sono guai. Se il cds dovesse seguire le richieste di Bankitalia, non potrebbe che scegliere in un poker di dirigenti (Micciché, Castagna, Messina, Micheli), tutti nati e cresciuti nell'Intesa di Corrado Passera.

Ecco, l'altro mistero di questa complicata partita. In molti a Milano pensano che, passato l'anno di vacatio, l'ex ministro potrebbe ritornare sul luogo del delitto. I suoi uomini sono già lì.

Questo lungo trallallà bancario (nulla rispetto alle 165 pagine della Relazione sul governo societario e assetti proprietari di Intesa, scaricabile dal suo sito) è solo lo spunto per tre brevi conclusioni.

1. Il nostro sistema bancario è intermediato da un gruppo di cooptati di una certa età, imbattibili nel riuscire a perpetuare se stessi.

2. Le regole di queste società sono più complicate di quelle del nostro dannato bicameralismo perfetto. Le banche dovrebbero far soldi e credito, ma sono specializzate nel costruire poltrone.

3. La casta politica può essere definita «morta» o «stalker» da un grillo qualsiasi grazie al sistema democratico, che ogni dimissione di Papa fa uno scherzetto in Parlamento. Ma con la complessa governance delle banche non si gioca: i rivoluzionari sono cacciati a calci nel sedere.

Ps. L'attuale ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, proposto da Guzzetti alla guida di Intesa, ha il compito di vigilare sulle Fondazioni bancarie, che sono guidate in associazione proprio da Guzzetti. A differenza delle banche, le medesime Fondazioni non hanno ancora recepito la norma (cosiddetto articolo 36) per cui non si può sedere in cda di società concorrenti.

Ps 2. A proposito di eleganza i Benetton ne hanno persa molta per strada. Ieri sono stati decisi i concambi tra le loro due controllate Atlantia e Gemina. Sempre ieri si è scoperto che la holding della famiglia (Sintonia) durante l'ultimo mese di febbraio ha comprato più di cento milioni di euro di azioni Atlantia: circa un quarto del volume di scambi dell'intero mese. Un bel modo per tenere su il titolo, nel momento in cui si stava valutando il suo prezzo relativo per scambiare azioni Atlantia contro azioni Gemina.

 

FASSINO CHIAMPARINO GIOVANNI BAZOLI E GIUSEPPE GUZZETTIGIUSEPPE MUSSARI GIUSEPPE GUZZETTI GIOVANNI BAZOLI resize Enrico Cucchiani Giovanni Bazoli Banca Intesa ENRICO CUCCHIANI GIOVANNI BAZOLI CAMPAGNA BACI BENETTON RATZINGER E LIMAM DEL CAIRO jpegBENETTON lisa e vittorio grilli GetContent asp jpeglisa e vittorio grilli GetContent asp jpeg

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”