POVERI MA RIFATTI - L’UNICA INDUSTRIA IN ITALIA CHE NON S’AMMOSCIA: LA CHIRURGIA ESTETICA - PIÙ DELL’1% OGNI ANNO (820 MILA “MUTILATINI”) SI SOTTOPONE A INTERVENTI - NONOSTANTE LO SCANDALO DELLE PROTESI DIFETTOSE IN FRANCIA, CALANO LE VISITE DAL DENTISTA MA NON QUELLE DAL CHIRURGO PLASTICO - PEGGIO DI NOI: IN COREA DEL SUD SI RIFANNO 16 PERSONE OGNI MILLE, IN GRECIA 14….

Michele Bocci per "la Repubblica"

Non sente la crisi economica, attrae i giovani, non vacilla di fronte alle notizie sul ritiro dal mercato di protesi e filler ritenuti pericolosi. La chirurgia plastica nel nostro Paese vive una continua primavera, e l´Italia si piazza terza nella classifica mondiale di chi la utilizza di più. Secondo una ricerca della International society of plastic surgery, prima di noi ci sono solo Corea del Sud e Grecia.

Oltre 13 italiani ogni mille, cioè più dell´uno per cento, in un anno fanno interventi per modificare il loro aspetto. Si tratta di procedure non invasive, come le iniezioni di botulino o i trattamenti contro la caduta dei capelli, o invasive, come l´innesto di protesi al seno, la plastica al naso o la liposuzione.

In tutto nel 2010 in 820 mila sono entrati nell´ambulatorio di un chirurgo plastico. Ambulatorio privato, visto che il servizio sanitario nazionale non passa la chirurgia estetica a meno che non ci siano ragioni mediche. In Corea del sud si rifanno 16 persone ogni mille, in Grecia 14. L´Italia è seguita a breve distanza dal Brasile, dove ovviamente il numero assoluto di interventi è molto maggiore, visto che gli abitanti sono di più.

Perché siamo sul podio? Perché gli interventi per ritoccare il proprio aspetto sono così diffusi? Michele Pascone, ordinario a Bari e segretario della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica prova a dare una risposta.

«In Italia c´è uno spirito di emulazione molto sviluppato, i media e soprattutto la televisione propongono modelli sempre perfettamente in forma, sempre giovani e molti vogliono seguirli». La caccia all´aspetto di altri inizia presto. «Gli interventi di chirurgia estetica sono in aumento e soprattutto cresce, paradossalmente, la richiesta da parte delle fasce più giovani. In molti si presentano da noi appena diventano maggiorenni, il ritocco del loro aspetto è il regalo di compleanno», spiega Pascone.

Il recente scandalo delle protesi francesi pip ritirate dal mercato e l´allarme della Gran Bretagna sui filler non sembrano dissuadere i pazienti. In un´epoca di crisi e difficoltà economiche sempre più diffuse, di attività sanitaria privata che entra in difficoltà (ad esempio quella dei dentisti), dal chirurgo plastico non si risparmia.

«Ho notato che mentre prima la domanda era spalmata lungo tutto l´arco dell´anno - dice Francesco D´Andrea, ordinario a Napoli e tra i vertici della Sicpre - ora si concentra in certi periodi. Intanto da febbraio in poi, perché si inizia a pensare all´estate, e poi tra ottobre e dicembre. E´ come se la gente ci pensasse un po´ di più prima di rivolgersi al chirurgo plastico. Poi però alla fine arrivano. Magari aspettano anche per mettere un po´ di soldi da parte».

Molto spesso le richieste non sono motivate, nemmeno dal punto di vista psicologico. «Capita almeno nel 30-35% dei casi - spiega di nuovo Pascone - E´ chiaro che a quel punto entra in gioco la capacità del chirurgo di valutare qual è la giusta motivazione. Io personalmente se non trovo una corrispondenza tra la richiesta e la menomazione fisica rifiuto l´intervento. Dovrebbe essere un criterio adottato da tutti i colleghi ma purtroppo non sempre è così.

Ci sono società che vendono chirurgia estetica facendosi propaganda con visite gratuite, prezzi concorrenziali, possibilità di accendere mutui al solo scopo di acquisire pazienti senza curarsi dei bisogni delle persone». Nel terzo paese al mondo per seni, labbra e glutei rifatti trovare clienti non è un problema.

 

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