fabbriche chiuse coronavirus

''RIMANDARE L'APERTURA A MAGGIO PER MOLTE AZIENDE VORRÀ DIRE SUICIDIO'' - PASINI (CONFINDUSTRIA BRESCIA): ''LE IMPRESE DEL NOSTRO TERRITORIO ESPORTANO IL 60% DELLA PRODUZIONE. ASSENTARSI DAI MERCATI ESTERI PER DUE MESI PUÒ ESSERE LA FINE - AL LAVORO LE PERSONE SAREBBERO PIÙ SICURE CHE FUORI. LA MIA AZIENDA A BRESCIA È CHIUSA, 850 DIPENDENTI IN CASSA INTEGRAZIONE, MENTRE LE AZIENDE TEDESCHE LAVORANO''

 

Francesco Rigatelli per “la Stampa

 

Il presidente di Confindustria Brescia Giuseppe Pasini, 58 anni, torna a casa dopo l' ennesima giornata tesa di questo periodo e non vede l' ora di cenare, mentre gli tocca un' intervista sull' ultima decisione del governo. Il suo gruppo siderurgico Feralpi da 1,3 miliardi di fatturato, 1.500 dipendenti, è fermo dal 16 marzo e come tutti dovrà rimanerlo.

Giuseppe Pasini

 

Riapertura rimandata al 4 maggio?

«Francamente non me lo aspettavo. Tutta Confindustria è perplessa, si figuri chi vive e lavora a Brescia, nell' area più a rischio, dove ci sono stati tanti contagiati e decessi».

 

Non dovreste essere proprio voi i più sensibili alla salute?

«Certamente è la priorità, infatti ci teniamo come tutti, ma bisogna chiarire che aprire in sicurezza non compromette nulla. Eventualmente si può lasciare parte dell' azienda ferma per non creare assembramenti, ma la chiusura totale è dannosa. Immaginavo uno slittamento o una distinzione, non un periodo di fermo così lungo».

D' altra parte gli scienziati suggeriscono prudenza.

«Allora il governo poteva tenere tutto fermo ancora una settimana e poi verificare la situazione, invece pare che agisca per il timore che la gente vada in giro per le feste. Nelle nostre aziende le persone sarebbero più sicure che fuori. Impedire il lavoro senza controllare che la gente vada a fare le passeggiate o le scampagnate, come abbiamo visto questa settimana, non ha senso».

 

fabbrica coronavirus 4

Cosa succede se le aziende restano ferme?

«Le industrie bresciane esportano il 60 per cento della produzione. Assentarsi dai mercati esteri per due mesi è come suicidarsi. In molti si preparavano a riaprire il 14 e ora perderanno delle commesse».

 

In casi specifici il governo non può intervenire?

«Dipende dai codici Ateco, ma tutte le aziende hanno problemi simili. Il 70 per cento delle imprese bresciane sono chiuse e ci sono 30mila dipendenti in cassa integrazione. Il 15 per cento delle aziende lavora parzialmente e il 15 sono alimentari o farmaceutiche».

L' impressione però è che in molti siano ripartiti a prescindere dal governo.

«È vero, anche a Brescia questa settimana qualcuno ha ripreso, soprattutto se fa parte di filiere. Il rischio altrimenti è di perdere i clienti e uscire dal giro».

 

La sua azienda è chiusa?

«A Brescia totalmente dal 16 marzo, con 850 dipendenti in cassa integrazione, mentre la parte tedesca tra Dresda e Lipsia va alla grande: almeno lì si fattura. La Germania imparando dall' Italia ha retto meglio l' ondata di contagi, anche perché ha quattro volte i nostri posti letto. Non capisco perché lì si possa tenere aperto con mascherine, guanti, distanze e prova delle febbre, mentre a Brescia no».

 

Protesterete?

fabbrica coronavirus 2

«Tenere buoni gli imprenditori lombardi è difficile. Se la decisione rimane questa ce ne faremo una ragione, ma poi il 4 maggio siamo sicuri di ripartire? Bisogna saperlo per organizzarsi».

 

Come immagina la ripartenza?

«Sarà molto dura perché non si va da zero a cento in un giorno, una settimana o un mese. I clienti saranno in difficoltà e le aziende piccole avranno poca liquidità. Prevedo tanti fallimenti, anche se spero di no».

 

Non bastano gli aiuti del governo?

fabbrica coronavirus

«Dopo l' emergenza sanitaria ci sarà quella economica. I 400 miliardi di garanzia per i prestiti vanno bene, ma non sono ancora utilizzabili. Occorre sbloccarli, altrimenti le imprese falliscono e inizia pure l' emergenza sociale. È un pacchetto virtuale sotto scacco della burocrazia, la rovina dell' Italia».

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